Un successo strepitoso quello ottenuto durante l’edizione del 2016: lo scorso anno, infatti, i partecipanti erano circa 2500, provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo. E quest’anno WAO Festival si vuole superare e offrire una domanda ancor più variegata! E’ pronto un ricco programma, rigorosamente interattivo e multidisciplinare, che prevede al suo interno di spaziare tra musica, arte e soprattutto ecologia. L’obiettivo è quello di offrire al pubblico e ai visitatori un’esperienza che sia completa, in perfetto equilibrio tra creatività e momenti di condivisione. Per rendere ancora più esaltante l’appuntamento, l’edizione del 2017, si terrà ancora una volta al Parco dei Sette Frati, sul Monte Peglia, nella magica location di San Venanzo, sulle colline umbre.

Gli ospiti di WAO Festival 2017: musica e non solo!

L’evento umbro andrà a ospitare alcuni tra i più interessanti volti che abitano il panorama musicale elettronico contemporaneo. Saranno 85 gli artisti pronti a salire sul palco per portare sonorità  techno che sono accompagnate da contaminazioni, che spaziano tra il rock e il jazz. Ma WAO (We Are One) non si ferma di certo qui. Oltre alla musica si vuole creare un vero e proprio laboratorio permanente in questi cinque giorni di manifestazione, che parte dal 19 fino al 23 luglio.

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Questa foto, presa dal sito inglese di fotografie Askmen.com, è il miglior riassunto che mai io abbia visto della devastante marea nera.

Così piccolina non dispiega appieno i suoi meriti. Sotto trovate la versione ingrandita Si intitola “Un ricercatore ha colto questa immagine nel Golfo del Messico”.

Aggiornamenti freschi? Mentre il petrolio continuerà a sgorgare, si teme, fino a Natale sto intervistando per email un medico di New Orleans, la città in prima linea di fronte all’avanzare della marea nera. Godetevi la foto, intanto: poi ne riparliamo.

Il medico di cui vi parlavo si chiama Jordan Karlitz. Mi descrive la situazione e soprattutto mi sta parlando dei rischi per la salute che si aggiungono al disastro ecologico.

Il mix chimico di petrolio e disperdenti si diffonde nell’aria, e non è che faccia tanto bene… Speriamo che la situazione, già terribile, non si aggravi con gli uragani, che potrebbero portare ancor più porcherie verso l’entroterra. Domani, salvo imprevisti, pubblicherò l’intervista.

Ormai l’unica cosa su cui si può esercitare l’arte della previsione riguarda il momento in cui ne parlerà il Tg1 di Minzolini. E’ abbastanza unanimemente atteso per il 2012-2015 il picco del petrolio, cioè il momento in cui l’abbondanza di greggio sarà finita.

Contemporaneamente sarà finita l’abbondanza tout court, visto che il petrolio facile è il presupposto del nostro benessere e del nostro stile di vita.

I vaticini concordanti vengono da Shell, da esercito americano, da manager inglesi… All’elenco ora bisogna aggiungere anche l’Iea, l’agenzia europea che si occupa del monitoraggio delle fonti di energia.

Sono anni che scrivo di imminente fine dell’abbondanza e della necessità di prepararsicambiando le abitudini. Che io lo ripeta non cambia. Cambia, eccome, se alle cose che io dico da sempre si sommano sempre nuove conferme. Attendibilissime. E allora cosa bisogna fare?

“Picco del petrolio” non vuol dire che il petrolio finirà improvvisamente. Vuol dire che ne verrà estratto di meno rispetto a tutto quello che sarebbe richiesto dal mercato. L’aumento di prezzo è la conseguenza più immediata. Ma non solo.

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Topi alimentati con mais Ogm subiscono danni alla salute. Lo mostra una ricerca francese che ha preso in esame tre varietà approvate anche in Europa per il consumo umano, oltre che per la mangimistica.

I mais transgenici in questione sono il Mon810, ilMon863 e il NK603. La ricerca, realizzata dalleUniversità di Caen e Rouen, è stata pubblicata sull’ultimo numero dell’International Journal of Biological Sciences.

Già uno studio dell’Ages, un’agenzia del Governo austriaco, aveva mostrato che il cibo Ogm è una potenziale minaccia alla fertilità. I francesi hanno individuato danni al fegato e ai reni.

Il mais NK603 è geneticamente modificato per poter tollerare l’erbicida ad ampio spettro Roundup. I mais Mon810 e Mon863 sono stati modificati per sintetizzare tossine Bt usate come insetticida.

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Il pianeta è in crisi: crescita della popolazione, cambiamenti climatici, deforestazione, inquinamento…

Sono gli effetti del postulato della crescita economica infinita. Eppure, lo si vede in questi giorni di crisi finanziaria e crollo delle borse, i potenti della Terra tremano all’idea che la crescita economica si interrompa, e sono disposti a tutto per evitarlo.

Il New Scientist dedica una serie di articoli a come l’economia sta uccidendo la terra.

C’è un bel grafico che riassume tutti i temi: non solo clima, anidride carbonica nell’atmosfera e crescita demografica, ma anche sfruttamento delle risorse idriche, numero dei veicoli a motore in circolazione, sfruttamento degli stock ittici… Tutto o quasi, insomma.

E poi ci sono contributi di pensatori ed economisti “eretici” rispetto al postulato della crescita economica infinita, il cui principale limite sta nel fatto che le risorse offerte dalla Terra non sono affatto infinite.

Oltre all’introduzione, che comunque è illuminante, è possibile leggere per intero gratuitamente un paio di articoli. Segnalo quello di Tim Jackson. Ci ho trovato finalmente scritto che, invece di comprare l’ultimo modello di apparecchio a risparmio energetico, sarebbe meglio evitare semplicemente di comprare.