Costi, tempi e gli altri ostacoli della rinascita nucleare spalleggiata da Obama (e non solo da lui)
Pedalerà inevitabilmente in salita la rinascita nucleare americana spalleggiata da Obama. E le considerazioni possono valere per tutto il mondo, Yankee, il reattore-colabrodo al cui funzionamento il Senato del Vermont ha rifiutato una proroga.
Costruirne di nuove comporta costi semplicemente stratosferici e tempi lunghi almeno 10 anni. Un articolo dell’Associated Press fa il punto della situazione negli Stati Uniti. Cui si possono aggiungere altre considerazioni.
Negli Stati Uniti il 20% dell’energia elettrica è prodotta da 104 reattori nucleari. Il più giovane ha trent’anni. Dal 2000 in poi, l’autorità nazionale per l’energia nucleare ha consentito di allungare il periodo di funzionamento previsto per ben 59 di essi. Sono in fase di esame le richieste per altre 17 proroghe.
Costruire un nuovo reattore costa 6-8 miliardi di dollari (4,5-7 miliardi di euro all’incirca), nota Associated Press: troppo, per gli investitori privati. E cita il caso di due società che negli Usa hanno rallentato, o addirittura cancellato, la costruzione di nuovi impianti dopo che le autorità locali hanno rifiutato aiuto economico.
Va inquadrato in questo contesto il sostegno finanziario promesso da Obama all’energia nucleare, anche se in Italia ci raccontano che lo Stato non sborserà un quattrino.
A questo, dicevo, si possono aggiungere altre considerazioni. Si dice che le centrali nucleari non comportano emissioni di anidride carbonica, il gas dell’effetto serra. Vale solo per il funzionamento, non per la costruzione e per la produzione del combustibile, ma a prescindere: entrerebbero in funzione troppo tardi per contenere efficacemente il riscaldamento globale.
E ancora. Pare proprio che prima dei 10 anni necessari per costruire le centrali nucleari si verificherà il “picco del petrolio”, cioè il declino della produzione legato al fatto che la Terra possiede una quantità inevitabilmente limitata di giacimenti.
Con meno petrolio e ancora senza energia nucleare ci troveremmo in mezzo al guado in braghe di tela.
Ho volutamente trascurato gli aspetti relativi alla sicurezza e alla salute. Resta l’opzione di imparare ad usare meno energia e di fare affidamento sull’energia pulita e rinnovabile, che – almeno per i piccoli impianti diffusi – non ha tempi elefantiaci di gestazione. Spiace constatare che l’Italia va esattamente nell’opposta direzione.
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da maria
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di david c il 01/1/70
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marzo 1st, 2010 at 14:28
Be è una bella notizia.Almeno una centrale nucleare non funzionerà piu’.Se accadrà la stessa cosa per le altre 38 centrali in scadenza, FORSE ci sarà un po’ di combustibile per far partire le nostre centrali, nella malaugurata ipotesi che tra dieci-quindici anni siano pronte a partire.
O forse è meglio che stiano anche senza combustibile, ammesso che le costruiscano?
Tanto i soldi destinati alle centrali in qualche modo se li spartiranno i soliti noti, centrali o no centrali.