Amare verità sull’energia. Perchè i politici non parlano di picco del petrolio

I politici si occupano di tutto, ma non del vero, grande problema collettivo. Giulietto Chiesa ha (ri)pubblicato domenica su MegaChip la lettera sull’imminente picco del petrolio spedita in maggio da Aspo Italia ai politici per invitarli a prendere le opportune contromisure dal punto di vista economico e sociale.

MegaChip nota che nessuno ha degnato la lettera di considerazione. Poi cercherò di spiegare quale è, secondo me, il motivo.

Il picco del petrolio – il momento in cui il petrolio non sarà più abbondante e a buon mercato – renderà impossibile il nostro stile di vita basato sugli spostamenti di uomini e merci, e su merci che per la quasi totalità dipendono dal petrolio. Una prospettiva praticamente catastrofica: l’esercito tedesco la tratteggia esattamente così.

Mando un bacio virtuale a Giulietto Chiesa per aver scritto che “le polemiche contro il catastrofismo sono l’arma principale con cui, semplicemente, si cerca di impedire la diffusione della verità“. E aggiungo alcune considerazioni.

Riassunto delle puntate precedenti. Aspo Italia è l’associazione italiana che studia il picco del petrolio. Ne fanno parte uomini di scienza e docenti universitari: mica i quattro amici del bar.

Nessuno nega che prima o poi si arrivi al picco del petrolio e di qualsiasi altra risorsa naturale: la Terra non ne possiede una quantità illimitata. Si discute però su quando si presenterà il picco del petrolio. Molti esperti lo “vedono” in questi anni: già appena passato o subito dietro l’angolo.


Secondo Aspo Italia è ormai questione di 14 mesi. E poi? L’analisi dell’esercito tedesco dice che gli effetti dirompenti del picco impiegheranno 15-30 anni per palesarsi appieno.

La lettera di Aspo Italia affermava in sostanza: tutti i settori produttivi e l’assetto economico e sociale risentiranno del picco del petrolio, dal momento che si verificherà una riduzione delle disponibilità di beni, servizi e lavoro così come oggi li concepiamo. Bisogna prepararsi alla trasformazione facendo funzionare i servizi essenziali e buttando a mare il superfluo.

Trovo ovvio che nessun politico ha degnato la lettera di risposta o considerazione.

Infatti le poltrone su cui siedono i nostri politici sono ben ben radicate nell’assetto dell’attuale società basato sul consumo e sul superfluo: ovvero sul petrolio abbondante e a buon mercato.

Se vogliono farsi eleggere e rieleggere, devono promettere non solo il pane, ma anche la marmellata. E far credere che la marmellata sia infinita: più marmellata per tutti. Lungi da loro dunque parlare di una transizione verso la sobrietà e la salvaguardia dell’essenziale.

Cionondimeno, con o senza il contributo dei politici, quando l’attuale assetto economico e sociale sarà minato dal picco del petrolio nascerà una società nuova: forse con i servizi essenziali garantiti a tutti (è quello che vorrei io) o forse all’insegna del ciascuno s’arrangi come può, e alla peggio crepi.

Bisogna dunque prepararsi al cambiamento e alla necessità di guidare il cambiamento facendo a meno dei politici: o almeno, è questa la mia idea. Personalmente non mi stancherò di chiedere (di pretendere!) una guida intelligente alla transizione: ma sono convinta che non smetteranno di prometterci marmellata neanche quando il barattolo sarà visibilmente vuoto.

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