Energie

Le energie fossili ricevono dai Governi sussidi più alti delle rinnovabili. Obama propone di eliminarli

piattaforma petroliferaSono responsabili dell’effetto serra, eppure i combustibili fossili ricevono dai Governi sussidi stratosferici, molto più alti di quelle che vanno alle energie rinnovabili e pulite.

Alla riunione del G20 dedicata all’economia globale che inizia domani a Pittsburgh il presidente Usa Obama vuole proporre la graduale eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili.

Sarebbe un bel terremoto. L’importo di questi sussidi è stato calcolato per l’ultima volta nel 2007. Guardate che roba.

Nel 2007 l’UNFCCC, la Conferenza Onu che si occupa dei cambiamenti climatici, ha calcolato che ogni anno carbone, gas e petrolio ottengono in tutto il mondo sussidi pubblici per un totale di 200 miliardi di dollari, pari al 64% della spesa pubblica globale destinata all’energia.

Soldi prelevati dalle tasche dei contribuenti e iniettati nelle casse di compagnie petrolifere e affini: che macinano profitti a tutto andare.

Le rinnovabili invece. sempre a livello globale, ricevono appena 10 miliardi di dollari, pari al 3,2% della spesa pubblica per l’energia.

Le parole di Obama hanno spinto a calcolare i sussidi che gli Usa assegnano alle energie fossili e alle energie rinnovabili.

Ebbene, fra il 2002 e il 2008 il Governo federale ha foraggiato i combustibili fossili – il cui uso provoca l’emissione nell’atmosfera dell’anidride carbonica, il principale gas dell’effetto serra – con la bellezza di 72 miliardi di dollari.

Alle rinnovabili sono andati solo 29 miliardi di dollari, di cui 16,8 destinati alla produzione di biocarburante ricavato dal mais, che svuota le pentole per nutrire i serbatoi delle auto e che – se si tiene conto dell’intero ciclo produttivo – provoca emissioni di anidride carbonica analoghe a quelle dei combustibili fossili.

E in Italia? La Crbm, Campagna per la riforma della banca mondiale, ha studiato alcune situazioni, pur senza fornire cifre onnicomprensive come quelle che sono disponibili per gli Usa.

Fra il 2000 e il 2007 lo Stato ha sostenuto almeno quattro progetti per l’estrazione di petrolio, spendendo a favore delle compagnie petrolifere una cifra pari a 1,77 miliardi di dollari.

Altri soldi pubblici – cioè nostri – sono andati al nucleare. Per lo smantellamento delle centrali nucleari chiuse in seguito al referendum degli Anni 80, sono stati prelevati dalle nostre tasche, attraverso le bollette dell’energia elettrica, 2,5 miliardi di euro nel periodo 1987-2006. Cirm ha calcolato che per chiudere la faccenda serviranno altri 3,5 miliardi nei prossimi vent’anni.

E le rinnovabili? Nel 2006 hanno ricevuto 5,2 miliardi di euro. Sembra una manna, ma c’è il trucco. Quasi l’80% riguarda i finanziamenti pubblici agli inceneritori (prelevati anch’essi dalle nostre tasche attraverso la bolletta dell’elettricità), i famigerati Cip 6.

La legislazione italiana ha bizzarramente assimilato gli inceneritori alle fonti rinnovabili di energia. Nel solo 2006, gli inceneritori hanno ricevuto 4 miliardi dei nostri euro. Le vere energie rinnovabili - solare, eolica – hanno ricevuto appena 1,2 miliardi di euro.

Le energie fossili ricevono dai Governi sussidi molto più alti di quelli che vanno alle energie rinnovabili: il rapporto “Energy Subsidies: Their Magnitude, How they Affect Energy Investment and Greenhouse Gas Emissions, and Prospects for Reform” pubblicato da UNFCCC nel 2007

Da Reuters Obama propone di abolire gli aiuti alle energie fossili

Da Treehugger gli Usa assegnano alle energie fossili sussidi molto più alti di quelli che vanno alle rinnovabili

Gli aiuti di Stato alle energie fossili e al nucleare in Italia: il rapporto “Sussidi che fanno male al pianeta” pubblicato da Crbm

Foto Flickr

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set  09
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alle 02:16
da maria

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di Giuseppe P. il 01/1/70

GIUSEPPE Domenica 29 novembre 2009 Molte volte, ORMAI, sentiamo parlare d’interventi in fav...


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2 Commenti to “Le energie fossili ricevono dai Governi sussidi più alti delle rinnovabili. Obama propone di eliminarli”

  1. Rinaldo Sorgenti dice:

    PERCHE’ CARBONE E RINNOVABILI SONO NECESSARIAMENTE COMPLEMENTARI

    Forse non si ha ben chiara l’assurda e precaria condizione del nostro sistema elettrico: la gravosa dipendenza dal gas metano, che è fonte del 57% della produzione elettrica nazionale, contribuisce in maniera rilevante a determinare un costo del 35% maggiore per la bolletta elettrica rispetto alla media europea. Neppure Russia e Regno Unito, che detengono ed estraggono consistenti quantità di metano sul proprio territorio, ne usano una percentuale così elevata per produrre l’elettricità a casa loro.

    In Italia, pertanto, è insostenibile pensare di raggiungere nel 2020 l’obiettivo del 20% di produzione da fonti rinnovabili, se non attraverso un ulteriore e consistente aumento dei costi, inevitabilmente ancora a carico dei consumatori. Se è pur vero, infatti, che le installazioni dei pannelli fotovoltaici possono rappresentare un’interessante ricaduta a livello occupazionale di tecnici specializzati, è altresì vero che il maggior costo da sostenere per produrre questa elettricità, dovrà essere pagato dai contribuenti, sotto forma di incentivi di Stato, ben “mascherati” per l’opinione pubblica sotto la definizione “conto energia”.
    In base alle tecnologie attuali ogni megawatt di potenza elettrica resa disponibile con il fotovoltaico costa 6 milioni di euro: significherebbe impegnare un capitale per l’investimento di circa 80 miliardi di euro se si volesse generare con il fotovoltaico i 1.980 MWe della centrale in progetto a Porto Tolle (tuttavia senza raggiungere la stessa garanzia di disponibilità dell’elettricità quando ci serve, nonché di efficienza energetica), che invece con la conversione a carbone costerebbe “solo” 2,2 miliardi di euro, realizzando peraltro un investimento di interesse nazionale e con la garanzia di disponibilità del prodotto finale costante e quando serve.

    Dove prendere, allora, le risorse necessarie al fotovoltaico e alle fonti rinnovabili, per raggiungere gli obiettivi imposti all’Italia? La risposta è ancora “dai contribuenti”. Ma prima bisogna creare le premesse per la riduzione del costo dell’elettricità di base (quella che serve tutti i giorni per tutte le attività sociali ed industriali), in modo da liberare, così, le risorse che oggi sperperiamo utilizzando i combustibili più costosi (petrolio e metano) per destinarle al finanziamento delle fonti rinnovabili. Occorre guardare, quindi, ai Paesi che hanno preceduto l’Italia lungo la strada delle rinnovabili. Paesi come Germania, Danimarca, Spagna, Grecia, Giappone: tutti questi sono chiari “esempi di sostenibilità”, raggiunti grazie ad un equilibrato “mix delle fonti energetiche”, dove il carbone ed il nucleare svolgono un ruolo primario e fondamentale, perché assicura ai cittadini di quei Paesi dal 50 all’80% dell’energia elettrica necessaria al loro benessere.

    Riconoscendo quanto sia precaria e delicata la situazione dell’Italia per la quasi assoluta mancanza di risorse fossili disponibili, il nostro Paese trova un singolare parallelo solo con il Giappone, dove tuttavia si investe nelle rinnovabili perché il mix energetico è differenziato ed equilibrato: 29% carbone, 25% nucleare, 24% gas, 11% olio combustibile, il resto fonti rinnovabili. E se guardiamo agli Stati Uniti di Barack Obama, che per superare la recessione puntano a realizzare un “New Deal verde” attraverso investimenti nelle rinnovabili, bisogna ricordare che gli USA – diversamente dall’Italia “a tutto gas” – potranno sostenere tale strategia perché partono da un sistema energetico in cui il carbone è la fonte del 50% della produzione elettrica e il nucleare per il 19%. Nel confronto Stati Uniti e Italia, così, il conto è che nel 2007, secondo i prezzi medi rilevati dall’Energy Information Administration, nell’Italia “a tutto gas” l’energia elettrica costava ai consumatori domestici (in media, per kWh) 0,258 dollari, e a quelli industriali 0,237 dollari. Negli Stati Uniti, invece, i costi medi per kWh sono stati 0,106 dollari per le famiglie e 0,064 per le imprese.
    Rinaldo Sorgenti

  2. Giuseppe P. dice:

    GIUSEPPE
    Domenica 29 novembre 2009

    Molte volte, ORMAI, sentiamo parlare d’interventi in favore delle rinnovabili e, giustamente, di limitazioni, (in tutti i sensi), per ciò che riguarda l’uso d’energie da fonte fossile, (considerando che, in ogni caso, dalla distillazione frazionata si ottengono una serie di prodotti).
    La problematica legata ad un massiccio utilizzo delle rinnovabili, che in Italia è anche legato al contributo ottenibile dal GSE, riguarda la capacità produttiva reale degli impianti, ed al fatto che i tempi d’ammortamento non sono, in realtà, brevissimi.
    Di fatto gli impianti sia fotovoltaici che eolici, quando sono realizzati, sono pubblicizzati in relazione alla capacità nominale, per capirci, se la dinamo o generatore di un impianto eolico è di 1 MW (megawatt), oppure si istallano 10.000 mq di fotovoltaico pari a 1 MW, questo non significa che l’energia della Nazione che ha istallato queste due tecnologie riceverà energia per 2 MW, (1 MW per sistema), di fatto si dovrà tener conto della percentuale annuale di produzione che è per l’eolico del 25% e per il fotovoltaico del 14%. Assieme, quindi, produrranno in un anno il 39%, quindi non 2 MW, (il 100% delle loro capacità), ma 0,39 MW TOTALI.
    È evidente che più i sistemi saranno performanti, più i Governi a livello planetario si interesseranno a queste nuove tecnologie, ma purtroppo le capacità produttive delle rinnovabili attuali e all’attenzione dei Governi, riguardano istallazioni di tipo Eolico, Fotovoltaico, Biogas, Biomassa, Idroelettrico; basta verificare quali impianti sono incentivati in Italia dal GSE, per capire di fatto quali siano le tecnologie più finanziate, o considerate utilizzabili.
    Il problema è portare a conoscenza dei Governi le nuove tecnologie, e vi assicuro che in realtà non è difficile ma impossibile, infatti, vi invito a provare ad inventare una tecnologia inesistente che produca, ad esempio, non il 39% su 2 MW istallati, ma il 100% o il 105%, spedite un’e-mail ai vari Ministeri, ed a distanza di due anni verificate, (con altri invii a più riprese), quante risposte avete ottenuto.
    In questo caso la risposta, se permettete, ve la do io in decimali, la percentuale e dello 0,0%; voglio comunque specificare che la stessa cosa accade con ENEL, ENEA, ecc. cioè sia chi studia su i sistemi, sia su chi distribuisce/vende l’energia.
    Il dramma non è di vedere cosa finanziano, quanto costa l’energia, che tipo d’energia impieghiamo, ma è di capire quanto interesse c’è verso la capacità reale produttiva delle rinnovabili e dell’innovazione tecnologica, quanto possiamo essere propositivi nell’indicare soluzioni, quanto sono preparate in realtà quelle persone che prendendo un’informazione dai piani bassi, devono poi portarle ai piani alti o vertici aziendali, per serie verifiche di tipo tecnico, quanta disponibilità esiste verso i così detti “esterni”, che secondo me in genere sono inquadrati come sognatori, quindi non necessariamente degni di rispetto “TECNOLOGICO”, in pratica non c’è apertura verso l’esterno, ma i problemi sono copiare gli altri e risolvere le parti economiche che più interessano.
    Per questo ho portato questa tecnologia del 100/105% nella Repubblica di Corea, nata in Italia per produrre da modesto Moto Ondoso, e per partecipare al “Saltire Prize” in Scozia, gara a livello Mondiale, per la produzione d’energia da Moto Ondoso, dove si dovranno produrre 100 GWh in due anni, con impianti da 20 MW massimo, di potenza, (dal vero in mare), per vincere il premio di £10 milioni, messo in palio dal Governo Scozzese.
    E pensare che c’è anche in Italia qualche metro quadrato di mare.
    Cordiali saluti a tutti, Giuseppe.

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