Ma quant’è etica, questa moda?
Ormai lo considero un incubo ambientalista. Altra infornata di “I’m not a plastic bag” immessa sul mercato, altra gara all’acquisto. Se questa è la “moda etica”, mi pare che essa abbia piuttosto molto in comune con i gadget inseriti nelle merendine per invogliare i bambini all’acquisto. L’aggettivo “etico” accostato alla moda è infatti un gadget immateriale: una fittizia sciacquatura di coscienza che consente, a chi di questa si accontenta, di continuare a consumare come prima, mentre invece è importante consumare meno. In tutto questo entusiasmo per “I’m not a plastic bag” qualcuno si è chiesto da dove viene il cotone, se è Ogm, quanti pesticidi sono stati usati per coltivarlo, quali erano le condizioni di lavoro dei contadini e di coloro che hanno confezionato la borsa? Questa secondo me sono le domande davvero “etiche”, ma curiosamente il comunicato stampa non se le pone. Però la “moda etica” è di moda e i quotidiani, almeno in Inghilterra, le dedicano proposte di acquisto con T-shirt in cotone da coltivazione biologica: ma il marchio Fairtrade, quello dei prodotti confezionati nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente, è considerato un optional.
da maria
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