Gli incendi in Russia continuano ad essere la notizia del giorno. Da ormai due settimane. I roghi divorano foreste e torbiere. L’aria è oscurata dal fumo in tutto il Paese.

Siccità, temperatura ostinatamente inchiodata sui 40 gradi, gente che muore: un’ondata di calore come quella che mise in ginocchio la Francia e l’Italia nord occidentale nel 2003.

Però è il caldo in Russia è solo uno degli eventi climatici estremi che caratterizzano questo 2010.

Prima di arrivarci, accenno alla possibilità che il magro raccolto di grano scateni una crisi alimentare come nel 2008. E’ solo una possibilità, per ora lontana: ma è rincarato del 50% in due mesi. Cominciamo dalle anomalie climatiche: quanto fa caldo, in Russia?

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Vogliamo ricalcolare l’effetto del consumo di carne sull’ambiente e sul clima? L’ha fatto or ora Nathan Pelletier della Dalhousie University in Canada. Fa parte del crescente numero di scienziati che studiano l’impatto del cibo dal campo alla tavola.

Ebbene, è confermato: dal punto di vista dell’ambiente, mangiare carne è peggio che guidare un Suv. Ma chi apprezza gli arrosti ha una via d’uscita: l’impatto ambientale della carne di pollo è 10 volte minore rispetto a quello della carne di manzo.

Il punto è che la carne bovina è un cibo molto inefficiente da produrre. E poi, i processi digestivi dei bovini rilasciano nell’atmosfera metano, un gas serra molto potente.

Se si tiene conto sia di questo sia delle granaglie che un vitello mangia prima di essere pronto per il macello, a un chilo di carne bovina corrisponde l’emissione nell’atmosfera di una quantità di gas serra pari all’effetto di 16 chili di anidride carbonica.

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