Influenza dei maiali, il ruolo degli allevamenti intensivi nella genesi delle pandemie
Non sono preoccupata per l’ “influenza dei maiali”: mi pare proprio che, almeno finora, non faccia certo paura come Ebola o la Spagnola di novant’anni fa.
Però su una cosa mi sono fatta un’opinione. C’è un legame strettissimo fra il modo insostenibile in cui alleviamo animali da carne e la comparsa di malattie “nuove” come questa, che come minimo ci trovano spiazzati: non possediamo vaccini e farmaci su misura. Sono proprio queste le malattie in grado di trasformarsi, prima o poi, in autentiche pandemie.
Pare che ancora non si sia capito dove esattamente in Messico l’ “influenza dei maiali” si è manifestata per la prima volta. Però il virus che causa la malattia ha materiale genetico proveniente da virus che attaccano specificamente i maiali, gli uccelli e l’uomo.
Un allevamento intensivo di maiali. E’ l’unico posto in cui riesco a pensare che un simile collage genetico possa essersi verificato.
In un allevamento intensivo appunto i maiali sono tanti, pigiati in spazi ristretti. Vivono in condizioni semplicemente abominevoli, ma non voglio ora sottolineare questo. Sottolineo piuttosto la promiscuità , la facilità di contagiarsi reciprocamente. Di diventare insomma un serbatoio di virus.
E accanto ad un allevamento intensivo di maiali può essercene uno intensivo di pollame. O comunque ci possono essere uccelli migratori affetti dall’influenza aviaria. In un allevamento intensivo di maiali, poi, ci sono gli uomini incaricati di accudirli. E magari ogni tanto si ammalano di influenza umana.
Ecco, secondo me sarebbe bene riflettere su questo, sulla smodata fame di carne che ci porta ad ammassare migliaia e migliaia di animali in condizioni innaturali e in spazi ristretti.
Non solo gli allevamenti usano grandi quantità di cibo e di acqua che potrebbero sfamare e dissetare tantissime persone se solo non si trasformassero in un paio di bistecche e qualche salamino. Gli allevamenti intensivi sono i luoghi ideali in cui i virus possono combinarsi fra loro e originare malattie “nuove”, in grado di infettare gli uomini. In grado di provocare prima o poi una pandemia.
Spero proprio che l’ “influenza dei maiali” non origini una pandemia davvero tragica come la Spagnola. Lo spero proprio e, come dicevo all’inizio, almeno per ora non mi sembra che stia accadendo. Però gli allevamenti intensivi sono un potenziale serbatoio di malattie “nuove”. Teniamone conto, prima di inserire la carne nel menu quotidiano.
Dal blog di Enrico Moriconi influenza dei maiali, il ruolo degli allevamenti intensivi nella genesi delle pandemie
Da The Daily Green influenza dei maiali e allevamenti di maiali
Foto Flickr
da maria
Ultimo commento:
di federico vannucci il 01/1/70
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aprile 28th, 2009 at 17:00
aggiungo questo
http://www.sanofi-aventis.it/live/it/medias/36A1F0A3-6DEB-4CA1-8596-341D87DC9DB5.pdf
ci sono sempre grandi interessi dietro alle pandemie-non pandemie
dovremmo capire di volta in volta quanto siano montate ad arte
siamo di fronte a gente senza scrupoli, purtroppo
aprile 28th, 2009 at 17:18
Maria, Maria, Maria ed ancora Maria….
No Maria, le cose non stanno assolutamente come tu affermi!
Io capisco che per voi vegetariani per motivi etici gli allevamenti intensivi possano essere addirittura paragonati ai campi di sterminio nazisti (in verità non lo capisco nè ora, nè mai: ma ho purtroppo -o per fortuna- capito di che “pasta” siete fatti…), ma non sono certo loro i responsabili delle pandemie (umane).
Anzi, per dirla tutta, un allevamento intensivo ben condotto, ha davvero infime possibilità di essere “serbatoio” per la diffusione di malattie di qualsiasi genere: è così… artificioso, che i microorganismi sono proprio gli ultimi che hanno la possibilità di prosperare!!!
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Se tu fossi stata un minimo “sveglia”, avresti notato che gran parte dei “problemi sanitari” provengono da Paesi sottosviluppati od in via di sviluppo, cioè proprio laddove la promisquità uomo/animali è più sviluppata, magari in ambiti rurali che la gente come te arriva addirittura a definire “genuini”…
E’ invece proprio in posti come questi che i vari virus hanno delle possibilità di fare il “salto interspecifico”: negli allevamenti intensivi occidentali (che difficilmente non sono ben condotti), queste possibilità tendono invece allo ZERO!
aprile 29th, 2009 at 09:27
Invece è l’oppostoc aro Federico esattamente lopposto…hai detto tutto bene, ma devei invertire i termini….
(cfr R. Novak the propagation of Virusses in the wester emisphere)
aprile 29th, 2009 at 10:47
“negli allevamenti intensivi occidentali (che difficilmente non sono ben condotti), queste possibilità tendono invece allo ZERO!”
La semplcità con cui certa gente spaccia opinioni personali come fatti acclarati ha dell’incredibile…
http://city.corriere.it/2009/04/29/milano/i-fatti/complottista-o-saccente-ecco-piu-antipatici-web-20411221995.shtml
mi scuso se centra poco con l’argomento in questione, ma l’ho intravisto stamattina e mi sembra interessante (e a dirla tutta mi ha anche fatto sorridere, pensando a certi poveretti internettiani
)
saluti.
aprile 29th, 2009 at 11:52
Al di là degli apprezzamenti da “troll” che volentieri rimando al mittente, “signor” Marco, mi saprebbe documentare qualche caso in cui in un allevamento intensivo occidentale (ben tenuto), si sia verificato un “salto interspecifico” di un qualsiasi virus”?!!!
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Il resto (come dare più o meno esplicitamente del “troll”, e/o di “gente che spaccia opinioni personali come fatti acclarati”, al suo interlocutore), potrà capire persino Lei stesso che sia più che altro “aria fritta”…
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PS Sembra averci provato Flavio: ma, almeno da quello che ho potuto vedere, la sua citazione non sembra vertire su questo specifico fatto. In ogni caso, e sempre che ce ne possano essere, rimango in attesa di approfondimenti (la documentazione dei casi per la quale ho invitato marco, intendo…).
aprile 29th, 2009 at 11:59
Ecco qua il caso specifico. Olanda, 2003, un veterinario morto e 83 persone contagiate dall’influenza aviaria
http://www.ti.ch/DSS/DSP/UffVC/temi/malattie/influenza_P/malattia/diffusione.htm
aprile 29th, 2009 at 12:10
Grazie, Luisa: finalmente qualcosa di concreto, anzichè la solita “aria fritta”!!!
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Però, scusa (a parte che ho bisogno di un’altra postazione per poter verificare meglio): 1 morto ed 83 contagiati NON sono una “pandemia”. Anche perchè il “salto interspecifico” deve essere “compiuto” (dal contagio animale/uomo, si deve poi passare a quello uomo/uomo), per poter eventualmente iniziare a parlare di “pandemie”…
aprile 29th, 2009 at 12:15
Infatti il post non diceva che si è già verificata una pandemia a partire da un allevamento intensivo, bentenuto e occidentale o meno. Diceva piuttosto che gli allevamenti intensivi sono i luoghi ideali a partire dai quali una malattia nuova può infettare gli uomini. Il link che ho postato sopra dimostra che questo si è gia verificato anche nella nostra civilissima Europa.
aprile 29th, 2009 at 12:58
Scusa ancora, Luisa: ma se non si è mai verificata una pandemia a partire da un allevamento intensivo, come si può ritenere in senso assoluto/pratico (oltre che teorico) che “gli allevamenti intensivi sono i luoghi ideali a partire dai quali una malattia nuova può infettare gli uomini”?!!!
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Mentre mi sembrano comuni e note (o quantomeno presunte: correggimi se sbaglio) le pandemie originatesi in posti un po’ meno “civili”, dove appunto la promisquità uomo/animale in ambito rurale è la condizione normale…
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O no?!
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PS. A fugare i dubbi, riporto il titolo del post di Maria: Influenza dei maiali, il ruolo degli allevamenti intensivi nella genesi delle pandemie
maggio 1st, 2009 at 19:36
Io non ci capisco nulla di allevamenti suini, nè occidentali nè orientali nè settentrionali nè meridionali.
Ancora meno saprei definire quando un allevamento è ben tenuto oppure no.
Però pensavo: un virus ha tante più possibilità di proliferazione quante più cellule ha a disposizione per riprodursi. O no?
E più possibilità ha di riprodursi più muta.
E più muta più aumentano le probabilità di una mutazione particolarmente dannosa ed in grado di scatenare pandemie.O no?
Se le cose stanno così, beh, allora sia dove sia l’allevamento più maiali metti insieme più aumentano i rischi.
Forse ho esemplificato eccessivamente…certo che se evitassimo di nutrirci di questi animali il problema sarebbe eliminato alla radice.
Mi sa che ho esemplificato troppo un’altra volta…
maggio 6th, 2009 at 10:21
Guarda, Geronimo: no comment, che è meglio!!!
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P.S.: certo che se l’intera Umanità decidesse una buona volta di “togliere il disturbo”, il Pianeta sarebbe sicuramente “salvo”! No comment, appunto!!!