Esperimento per pedinare i rifiuti con l’elettronica. Dove va a finire la raccolta differenziata?
Un esperimento per pedinare i rifiuti attraverso l’elettronica. Sarebbe bello sapere dove va esattamente a finire la nostra immondizia.
Lo sapete: in Italia la raccolta differenziata è obbligatoria (anche se non la si fa dappertutto) ma la legge non prescrive di avviare i rifiuti differenziati all’effettivo riciclaggio. E quindi…
Negli Usa e in Inghilterra sta per iniziate un piccolo esperimento: mescolare all’immondizia schede Sim tipo quelle dei telefonini e poi seguirne il percorso. I dettagli.
La rivista internazionale di divulgazione scientifica New Scientist e il Massachusetts Institute of Technology hanno messo a punto un progetto per seguire attraverso l’elettronica il cammino dell’immondizia a Seattle, New York e Londra.
Alla fine dell’estate verranno mescolate ai rifiuti numerose schede Sim tipo quelle dei telefonini, in grado di segnalare ogni 15 minuti la loro posizione. Il segnale verrà ricevuto dalle antenne per i telefoni cellulari ed inviato al Massachusetts Institute of Technology.
Il fine ultimo dell’iniziativa è indurre la gente a farsi carico dell’inquinamento che essa produce, scrive il New Scientist: è troppo facile buttare la roba che non serve nell’immondizia affinchè qualcuno la porti in un qualsiasi luogo, purchè lontano dagli occhi.
Mi piacerebbe, oh come mi piacerebbe, fare una cosa del genere con l’immondizia di casa mia. Sono perplessa soprattutto per il destino della raccolta differenziata.
Abito nella cintura di Torino, una zona in cui la percentuale di raccolta differenziata è alta, ma qualche anno fa un’inchiesta giornalistica aveva appurato che, almeno a Torino città , una consistente parte dei rifiuti coscienziosamente differenziati finisce in discarica.
Non è affatto illegale, dicevo: la legge impone di fare la raccolta differenziata e non il riciclaggio. E dunque sarebbe proprio interessante mettere un paio di schede Sim anche nell’immondizia di casa mia…
Sul New Scientist Un esperimento per pedinare i rifiuti attraverso l’elettronica
Foto Flickr
da maria
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di Blogeko cerca sponsor per pedinare i rifiuti con l’elettronica. Che fine fa la raccolta differenziata? | Libera! Libera! il 01/1/70
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luglio 17th, 2009 at 12:13
un tracker -schermatura a parte dovuta al cassone metallico del furgone- che fine farà … dentro un compattatore?
luglio 17th, 2009 at 12:19
Però, un altro cervello italiano più attivo al di fuori dei nostri confini nazionali…
luglio 17th, 2009 at 12:47
‘Abito nella cintura di Torino, una zona in cui la percentuale di raccolta differenziata è alta’; pure io, e a questo punto son curioso. E’ possibile sapere in quale paese/cittadina ?
Grazie
luglio 17th, 2009 at 12:55
Chieri, 36.000 abitanti. La raccolta differenziata col metodo porta a porta intercetta il 65% dell’immondizia; anche di più nei paesi dei dintorni
luglio 17th, 2009 at 18:01
Buonasera a tutti.
Visto che alcuni messaggi arrivano dalla prov. di Torino, segnalo che ormai da tempo, vi sono installate presso alcuni super e ipermercati le macchine MrPet che raccolgono le bottiglie di plastica e con le quali si ottengono cestini e carrelli per la spesa. Chi è interessato può visitare il sito sopra segnalato e anche il seguente:
http://www.mrpet-reciycling.com
Dobbiamo diffondere la cultura del riutilizzo di materie che diversamente sarebbero fonte di inquinamento e che invece sono il risultato di alta tecnologia al servizio di tutti, solo se ne facciamo un uso intelligente.
Buon fine settimana a tutti AleBax
luglio 18th, 2009 at 00:39
http://blogeko.libero.it/2009/esperimento-per-pedinare-i-rifiuti-con-lelettronica-dove-va-a-finire-la-raccolta-differenziata/
Se l’”effettivo riciclaggio” viene sistematicamente omesso, è un problema grave, e va trovato il responsabile.
Altre volte però il problema è diverso. Una parte dei rifiuti gettati nel cassonetto non è del materiale giusto: per incuria o ignoranza, o per l’assurda complessità dei meccanismi di differenziazione dei singoli Comuni. I soggetti che raccolgono il singolo materiale fissano una percentuale di “impurità ” tollerata, oltre la quale viene rifiutato l’intero carico. Ad esempio a Torino vanno nella plastica solo gli imballaggi (http://www.amiat.it/pagine.cfm?SEZ_ID=13&PAG_ID=44&PD_ID=82); tutto il resto, ad esempio posate e piatti, puliti o sporchi che siano, non viene ritirato, e rischia di far rifiutare l’intero carico.
luglio 18th, 2009 at 18:16
I costi per tracciare l’intero percorso del rifiuto sono proibitivi,basti pensare a quanto girano su mezzi più o meno idonei prima di raggiungere la giusta discarica.
Di teorie ce ne sono una infinità ,dare un valore al rifiuto e renderlo tangibile in pochi passaggi oltre ad una corretta formazione dei più giovani dà sicuramente buoni risultati.
Il conai non ha i mezzi sufficenti per far questo ed è il governo a doversi far carico in modo fattivo del riciclo,prima del riutilizzo ed ancor prima dello spreco…come spesso accade è un problema culturale!
Si può cominciare identificando nei sindacati soggetti preparati ad una buona campagna di sensibilizzazione,nelle scuole materne ed elementari inserire dei concetti che favoriscano la capacità di scelta di una filiera ad un’altra in base all’impatto ambientale, l’indebitamento se proiettato sul preservare l’ambiente darà un ritorno garantito e ad ampio respiro.
Tassare e stratassare lo spreco incentivare e straincentivare lo sviluppo sostenibile in ogni forma è l’unica soluzione.
Non perdiamo tempo e soldi per capire che fine fanno i nostri rifiuti(l’indagine è direttamente proporzionata alla corruzzione)chiediamo una tassa sui rifiuti più analitica e raccogliamoli,dividiamoli,riduciamone il volume e quant’altro sia utile e compatibile VICINO CASA NOSTRA,non allontaniamo i rifiuti da NOI,DIAMOLI UN VALORE.
luglio 19th, 2009 at 14:33
… Il rifiuto … quando ci ritroviamo a discutere di ciò che rifiutiamo, dovremmo da prima chiederci perchè rifiuto oggi (non accetto, respingo) quello che ritenevo utile ieri. Perchè volere cose che un attimo dopo rifiutiamo?
(consumismo?). Mi piace molto quello che ha scritto Roberto Montanari, riguardo la sensibilizzazione, ossia, rendersi responsabili, “non allontanare i rifiuti da noi, diamoli un valore”. Tutto questo però comporta l’evoluzione di ogni individuo.
ES. (al Supermercato) Vuole la borsetta? No, grazie, ho già la mia!, anche perché appena arrivo a casa diventa un rifiuto.
Se 60 milioni di Italiani dicono di no ad una borsetta al giorno, avremmo creato 900.000 kg in meno di rifiuto.
No, grazie, ho già la mia …
luglio 21st, 2009 at 11:19
ho già detto al riguardo la mia in precedenti post.
Credo che se i codici a barre di tutti i prodotti fossero unici, e alla casa si identificasse chi compra, sarebbe un attimo creare un database dei rifiuti.
Facciamo un esempio: compero una confezione di tetrapak con dentro il latte e poi non la butto nella raccolta differenziata, ma la butto nel residuo, o peggio la lascio per strada.
Un netturbino potrebbe leggere il codice a barre e risalire al “proprietario” della confezione.
E’ un problema di stato di polizia?Non so.Voi cosa ne pensate?
Il costo sarebbe irrisorio, almeno rispetto agli inceneritori…
luglio 21st, 2009 at 19:43
ciao David,
può essere un’idea, ma credo sia impossibile creare tanti diversi codici a barre tante quante sono le tipologie di prodotti x il n. di prodotti x sette miliardi di persone. forse a questo punto converrebbe far pagare la tassa di smaltimento al momento dell’acquisto, proporzionata all’oggetto stesso
luglio 22nd, 2009 at 09:37
sono daccordo con l’ultima osservazione.
Comunque non è necessario farla su tutti i prodotti del MONDO.
Basta iniziare da una realtà locale, una provincia, ad esempio.
Poi non è necessario che tutti i rifiuti abbiano nome e cognome.
In un sacchetto di rifiuti ci sono tanti imballagi.
Basta che un paio abbiano nome e cognome per risalire al proprietario…..
Ad esempio, in tante zone le confezioni di latte sono prodotte localmente, basta che lo stabilimento si atrezzi per dare un codice univoco al prodotto, e poi è fatta.
La soluzione informatica ha solo un costo iniziale, mentre quello di gestione è bassissimo.Che ne dite?
settembre 30th, 2009 at 13:16
[...] fanno negli Stati Uniti e in Inghilterra: pedinare i rifiuti con l’elettronica per capire dove vanno a finire. Si può fare anche in italia: Blogeko cerca [...]