Alluvione del Serchio e lago di Massaciuccoli. Le responsabilità umane in una catastrofe naturale
Un’altra alluvione. Prima il Serchio che rompe gli argini, e ora il lago di Massaciuccoli che rischia di traboccare. Forse accadrà a Capodanno, forse anche prima: tant’è che il sindaco di Lucca ha appena firmato un’ordinanza che impone di non usare già da stasera i piani bassi delle case nell’Oltreserchio, e a tenersi pronti all’evacuazione.
Penso a quella gente, che – piani alti o piani bassi – non dormirà dissicuro. E penso alle responsabilità dell’uomo in questa ennesima catastrofe cosiddetta naturale.
Due punti fondamentali: in quella zona l’assetto naturale delle acque è stato profondamente modificato dall’uomo, e un territorio del genere regge solo se viene manutenuto con cura meticolosa e quotidiana.
E poi, giornate francamente primaverili e piogge abbondanti sono venute dopo abbondanti nevicate. Ditemi che non c’entrano i cambiamenti climatici prodotti – di nuovo – dalle attività umane.
Preciso meglio: non si può attribuire un singolo evento al global warming. Certo è che eventi atmosferici, diciamo, strani ed estremi si vanno moltiplicando: e la loro frequenza, questa sì, è attribuibile ai gas serra e al riscaldamento globale.
Sta di fatto che, non solo a Lucca: in mezz’Italia la temperatura la vigilia di Natale aumentata di 20 e più gradi in poche ore. Prima un freddo becco, poi venti tiepidi da Sud. La neve quasi ovunque si è girata in pioggia, e si è sciolta la neve accumulatasi sia in pianura sia sull’Appennino.
Il Serchio ha rotto gli argini per decine e decine di metri in un tratto rettilineo: un tratto che a lume di logica non doveva essere a rischio di cedere. Le piogge eccezionali però erano previste: ma la gente il giorno di Natale ha dovuto fronteggiare l’alluvione col fai da te. Non ho parole.
Tuttora un metro e mezzo d’acqua copre campi e strade: dove si andava a piedi o in auto, ora solo in barca. E la massa d’acqua minaccia gli argini del lago di Massaciuccoli, già pieno di suo: piove, continuerà a piovere e il lago, appunto, nonostante gli sforzi per rinforzare gli argini può traboccare.
Però l’acqua il giorno di Natale ha semplicemente ripreso l’area che un tempo era palude. La zona di bonifica è stata trasformata in campi deviando fiumi e scavando canali.
Per quanto il lago di Massaciuccoli sia oasi Lupu e una terra incantata, di “naturale” quell’area non ha più nulla da un pezzo. Il suo assetto attuale è opera dell’uomo: l’equilibrio è precario, e può reggersi – se e finchè regge – solo grazie al costante intervento umano.
Riempire di case, villette e capannoni una zona del genere è come minimo fuori luogo. Eppure è esattamente ciò che è accaduto.
A maggior ragione argini e canali hanno bisogno di una cura quasi maniacale. Però, privati dell’Ici, i Comuni – soprattutto se piccoli – hanno le casse piene solo di ragnatele. Lo Stato preferisce spendere per le grandi opere.
Così a manutenere il territorio non pensa nessuno: per minare gli argini bastano tane di nutrie e di gamberi della Louisiana, e la zona di Massaciuccoli ne è piena. Fra l’altro due “specie aliene”, immesse dall’uomo: alla faccia di natura e naturale.
E poi ci si meraviglia se un tratto rettilineo di argine cede. Mi piacerebbe sapere quando per l’ultima volta è stato ispezionato a piedi. E intanto – piani alti o piani bassi – stanotte in Oltreserchio non dormirà nessuno.
Su Noi Tv l’ordinanza per non usare i piani bassi delle case nell’Oltreserchio
Su Leggo si teme l’esondazione del lago di Massaciuccoli
Su Meteogiornale l’alluvione del Serchio
Da Repubblica l’alluvione del Serchio
La storia della bonifica di Massaciuccoli
Una tesi di laurea dedicata fra l’altro alle specie invasive nella zona di Massaciuccoli: nutria e gambero della Louisiana
Foto
da maria
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