Quanta acqua usano le centrali nucleari

Oltre a tutti gli altri, l’energia nucleare presenta un grosso problema. Lo sproposito di acqua necessaria per il funzionamento delle centrali. Lo fa notare una lettera comparsa ieri sul sito del Corriere della Sera.
L’Union of Concerned Scientists ha anche pubblicato un’equazione che consente di calcolare di quanta acqua ha bisogno una centrale nucleare per il solo raffreddamento.
Se ne deduce che un impianto da 1000 Megawatt (Caorso era da 830 Megawatt) richiederebbe per il raffreddamento quasi un terzo dell’acqua che scorre nel Po a Torino.
La lettera al Corriere della Sera è firmata da Daniele Biagi. I brani secondo me più significativi.
“Forse non tutti i parlamentari sanno che l’elettricità prodotta da una centrale nucleare non viene generata direttamente dalla reazione atomica ma da una convenzionale turbina a vapore“.
“La fissione del materiale radioattivo produce un aumento della temperatura nel cuore della centrale, questa energia sotto forma di calore viene sfruttata per innalzare la temperatura di un’enorme quantità d’acqua, il vapore generato aziona delle turbine capaci di produrre energia elettrica”.
“L’acqua è spesso usata anche come moderatore per evitare che il nucleo raggiunga temperature troppo elevate”.
La lettera cita poi dati ufficiali della Environment Agency inglese a proposito dei “6.637.306 metri cubi d’acqua all’anno usati da un singolo impianto”. Si tratta dell’acqua che la centrale nucleare di Sellafield, ora in disarmo, era autorizzata a prelevare da un vicino lago.
Considera poi la situazione della Francia nucleare, molto più ricca di acqua rispetto all’Italia ma che “ha dovuto più volte rallentare la produzione di energia elettrica delle proprie centrali per mancanza d’acqua!”.
Ancora: “Stime indicano che in Francia il 40% di tutta l’acqua consumata è usata nelle centrali atomiche“. Lo dice Jeremy Rifkin in un’intervista al blog di Beppe Grillo del giugno scorso. Vi si accenna anche ai problemi avuto dalle centrali durante la caldissima e secca estate del 2003.
E infine, l’equazione. L’Union of Concerned Scientist degli Stati Uniti ha pubblicato un dossier intitolato Got Water? sulle necessità di acqua per i soli impianti di raffreddamento delle centrali nucleari e sui connessi problemi di sicurezza.
Il dossier spiega anche come si calcola l’acqua necessaria a raffreddare il reattore: non quella che serve per produrre vapore ed energia elettrica.
L’esempio è riferito ad un reattore in grado di generare 1000 Megawatt, e all’acqua presa da un fiume – o da un lago, o dal mare – e ad esso resa riscaldata.
Ebbene, servono 2.596.792 metri cubi di acqua al giorno. Cioè 108.199 metri cubi d’acqua all’ora, 1.803 metri cubi d’acqua al minuto, 30,05 metri cubi di acqua al secondo. Quasi un terzo della portata del Po a Torino, appunto.
La lettera al Corriere della Sera, quanta acqua usano le centrali nucleari
Da English Wikipedia la centrale nucleare di Sellafield e il suo consumo d’acqua
L’intervista di Jeremy Rifkin al blog di Beppe Grillo, il 40% dell’acqua consumata in Francia serve per le centrali nucleari
Il dossier Got Water? dell’Union of Concerned Scientist sul fabbisogno di acqua per il raffreddamento delle centrali nucleari
La portata media del Po a Torino secondo il Comune
Leggi Energia a buon mercato? Non c’è nucleare che tenga
Leggi L’energia nucleare non conviene e non risolve i problemi dell’Italia
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da maria
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agosto 26th, 2008 at 11:39
Bèh, allora è proprio una fissazione!
E pensare che l’acqua è uno degli elementi (”superficiali”) più abbondanti del pianeta…
P.S. Ma tutta questa acqua… “bevuta”, da qualche parte deve pur essere “risputata”! Oppure, anche se nessuno me lo aveva detto finora, ultimamente ha smesso pure di essere una … “risorsa rinnovabile”?!!!
agosto 26th, 2008 at 11:50
Uhmm, 830 MW?!
Stavo riflettendo sul fatto che le “alternative”, per quanto un po’ troppo… alternative (nel senso che ora ci sono, ora non ci sono…), almeno a livello di potenza certo non scherzano!
Turbine eoliche fino a 7 MW di potenza, solare termodinamico di buona percentuale di sfruttamento e fotovoltaico (pur carissimo) da 1 KW in meno di 10mq…
Insomma, perseguire con un po’ più di “coraggio” questa strada, non può non essere auspicabile…
P.S.: scusa Maria, ma per la Centrale Nucleare, ci vuole un terzo della portata del Po’, oppure 3 volte tanto? Insomma, cerca di fornire un dato … unico, invece di stare a … litigare con i numeri!!!
agosto 26th, 2008 at 14:25
Parecchi interventi fa citai i reattori nucleari veloci, ovvero quelli che utilizzano come combustibile gli scarti dei reattori “tradizionali”, e potrebbero rappresentare una soluzione per inertizzare ulteriormente le tonnellate di scorie attualmente stoccate.
Dote interessante di questa categoria di reattori è la maggiore sicurezza durante il loro ciclo di funzionamento, e, cercando di sintetizzare, queste sono le differenze/caratteristiche più interessanti:
-nei reattori “tradizionali” per evitare che l’acqua passi dallo stato liquido a quello gassoso a causa del calore sviluppato dalla fissione, il circuito di raffreddamento dev’essere per forza pressurizzato, se non ricordo male fino a 300 bar, con considerevoli rischi in caso di cedimento di qualche punto del circuito di raffreddamento.
-i reattori che per il raffreddamento usano il piombo (da qui il nome reattori “a metallo pesante”), non hanno bisogno di pressurizzazione del circuito di raffreddamento; il Pb fonde a 327 °C circa, e prima di passare allo stato gassoso ce ne vuole. A pressione ambiente, con un circuito opportunamente dimensionato, si raggiunge l’equilibrio termico del sistema.
La ricerca è in corso, ma c’è da dire che il concetto di funzionamento sopra espresso fu concepito qualche decennio fa: oggi esistono nuove tecnologie e nuovi materiali.
Per me il primo passo per la miglior soluzione sarebbe rappresentato da un esito positivo dell’ITER: una fusione -tanto per cominciare- autosostenuta è un buon primo mattone.
agosto 26th, 2008 at 14:50
Solo un appunto.
Sellafield piu’ che una centrale nucleare, era un impianto di riprocessamento del combustibile nucleare.
Il suo scopo era ricevere barre di uranio esausto, riprocessarlo con un proccesso fisico chimico abominevole e da queste estrarre un po’ di uranio e di MOS da riutilizzare in altre centrali nucleari e plutonio che, bene o male, serve per produrre testate nucleari.
E’ stato chiuso dopo un innumerevole quantita’ di “piccoli” difetti e perdite che hanno contaminato tutta l’area circostante.
Insomma una sorta di impianto di riciclaggio che era in grado di produrre un rifiuto piu’ tossico e pericoloso di quello conferito e che aveva come “effetto collaterale” la produzione di materiale bellico.
agosto 26th, 2008 at 14:52
Concordo con federico che questa portata d’acqua non viene bruciata nelle centrali, ma serve solo per raffreddare (entra fresca, esce calda). Quello che non concordo è la ‘fiducia’ nel solare e nell’eolico. Per me utente è solo un problema burocratico/amministrativo: se non vivessi in un condominio non ci penserei due volte a dotarmi di un tetto fotovoltaico e mettere un piccolo generatore eolico nel giardino(scaldare l’acqua sanitaria col sole già lo faccio). E se tutti gli utenti domestici facessero così già sarebbe un bel risparmio/produzione.
agosto 26th, 2008 at 15:47
Non abbiamo bisogno di nucleare e rigassificatori semplicemente perchè il 40% dei nostri consumi energetici sono sprechi; non abbiamo bisogno di inceneritori perchè il 40% dei nostri rifiuti sono imballaggi che possono essere eliminati o riutilizzati e la raccolta differenziata è quasi inesistente in tutto il centro sud Italia; non abbiamo bisogno di nuovi quartieri, neanche ecologici, perchè le nostre città stanno già scoppiando.
Solo su una cosa siamo d’accordo: serve un ambientalismo del fare. Serve fare impianti di piccola taglia che producono energia da fonti rinnovabili: in Gran Bretagna hanno calcolato che con un sistema distribuito di produzione energetica si può fare a meno di 5 centrali nucleari. Servono semafori e illuminazione pubblica a LED che risparmiano il 60% di energia. Serve coibentare le case esistenti senza costruirne di nuove, per consumare e pagare 10 volte di meno per il riscaldamento e il raffrescamento. Serve introdurre il vuoto a rendere sugli imballaggi e il compostaggio obbligatorio per gli scarti organici. Serve portare la raccolta differenziata al 70% non solo in Veneto e in Lombardia, ma in tutta Italia. Servono centinaia di impianti di compostaggio, di piattaforme per il riciclaggio e di impianti per trattare i rifiuti residui a freddo ottenendo sabbie sintetiche per l’edilizia, come si fa a Treviso.
Ci sono centinaia di cose concrete da fare subito, ma nessuna di quelle sognate dal Ministro nel suo “paese delle meraviglie”.
agosto 26th, 2008 at 15:57
Non ho capito perchè dovresti “non concordare”, mimmo: oltretutto fai un’ottima osservazione al riguardo di eolico/fotovoltaico domestico!
Per quel che mi riguarda, dopo aver visto quelle (per me stupende) 5 turbine eoliche che hanno ravvivato la zona industriale di Pontedera (Pisa) e citate da Alfio, devo dire che ho perso gran parte dello scetticismo verso questa fonte: anzi, se tu (o chiunque altro) sapesse qualcosa di più sui piccoli generatori “da giardino”, io sarei oltremodo interessato!
agosto 26th, 2008 at 16:38
@federico
Scusa, avevo letto frettolosamente il tuo inervento e capito esattamente il contrario .
agosto 26th, 2008 at 16:57
nel blog di beppe grillo ho sentito parlare di granuli di plastiche riciclate per essere sostituiti alla sabbia usata in edilizia. ma che tu sappia, daniele (mi pare siano le sabbie sintetiche di cui parlavi), questi granuli, una volta demolito un’edifico, possono essere separati dal cemento e riciclati nuovamente?
agosto 26th, 2008 at 21:09
“qualcosa di più sui piccoli generatori “da giardino” :
http://www.skystreamenergy.com/
Con una rapida ricerca si troveranno i tre (unici) rivenditori situati in Italia di questo produttore americano (evidenzio che si recupereranno anche altri produttori).
Prima dell’installazione sarà necessario un periodo di rilevamento anemometrico, affinché si possano fare le opportune valutazioni.
Facendo un giro in rete si trovano generatori eolici a prezzi appetibili, ma nutro perplessità sulla qualità dei magneti permanenti (quanto?) in primis, sulla meccanica (tenuta alle infiltrazioni, cuscinetti…), e sull’ affidabilità dell’elettronica fornita.
Il mio modesto parere: meglio spendere qualcosa di più ed affidarsi a ditte di comprovata esperienza, presenti da anni; meglio non prendere roba da importatori che propìnano prodotti di aziende asiatiche con tutta probabilità “temporanee”: se i ricambi latitano possono esser dolori.
agosto 28th, 2008 at 10:33
Il Corriere della Sera, Giovedì 28 agosto 2008
Focus Le nuove emergenze
Consumo d’acqua, Italia da record
Usiamo 215 litri a testa per le esigenze quotidiane Siamo il quinto importatore al mondo di «oro blu»
Ogni volta che beviamo un bicchiere di vino consumiamo 120 litri d’acqua. Se mangiamo un uovo, 135 litri. Per indossare una maglietta di cotone ne abbiamo utilizzati 2 mila. E se per pranzo ordiniamo un hamburger da 150 grammi, dobbiamo sapere che è «costato » 2.400 litri. Possibile? La risposta può essere intuitiva. Basta pensare a quanta acqua è servita per irrigare la vite, per far crescere la gallina, per coltivare il cotone e per sfamare e dissetare un manzo macellato all’età di 3 anni.
Acqua «virtuale»
È la nuova prospettiva scientifica presentata dal Wwf durante la Settimana mondiale dell’acqua che si è conclusa qualche giorno fa a Stoccolma. Obiettivo: mettere in relazione l’utilizzo dell’acqua con i consumi delle persone. Gli esperti parlano di «acqua virtuale», quella nascosta nei cibi, nei vestiti e nei servizi. Ogni italiano usa in media 215 litri di acqua reale al giorno, per bere e per lavarsi, ma il consumo è 30 volte superiore se consideriamo anche l’acqua virtuale impiegata per produrre ciò che mangiamo e indossiamo. Fanno più di 6.500 litri a testa, ogni giorno. Il valore più alto al mondo dopo quello degli Stati Uniti. E solo il 30 per cento di quell’acqua proviene da risorse italiane. La gran parte (70 per cento) arriva dall’estero, incorporata nei prodotti che viaggiano sulle rotte del commercio internazionale. Il nostro Paese è il quinto importatore d’acqua del pianeta.
L’acqua «trasportata»
Prendiamo la carne di manzo. Un bovino medio vive tre anni prima di essere macellato per ottenere circa 200 chili di carne. In quei tre anni però l’animale avrà consumato 1.300 chili di grano, mais e soia, più 7.200 chili di fibre, tra pascoli e fieno. Avrà bevuto 24 metri cubi di acqua. E altri 7 metri cubi saranno serviti per l’igiene e i servizi dell’allevamento. A conti fatti, in un chilo di carne di manzo sono «nascosti» 15.500 litri d’acqua. Facciamo infine l’ipotesi che l’animale venga allevato in Argentina e poi venduto nelle macellerie italiane. Tutta l’acqua che quelle bistecche portano con sé attraversando l’oceano è virtualmente importata. «Moltissimi prodotti che consumiamo ogni giorno—spiega Michele Candotti, direttore generale del Wwf Italia — provengono da aree del mondo in cui le risorse idriche sono già in crisi». Gli unici Stati che importano più acqua dell’Italia sono Brasile, Messico, Giappone e Cina. I vettori di trasporto più importanti sono i prodotti agricoli, in particolare riso, grano e mais.
L’«oro blu»
Gli scienziati hanno scelto il termine «impronta» di un Paese per definire il volume di acqua necessario per produrre beni e servizi consumati dagli abitanti. Dipende da quattro fattori fondamentali: quantità e tipo di consumi, clima, tecniche agricole. Per fare un solo esempio: una dieta vegetariana comporta un consumo virtuale di 2 mila litri d’acqua al giorno, se invece mangiamo carne si può arrivare a 5 mila litri al giorno. Secondo la ricerca Water footprints of nations (2007), ogni italiano consuma 2.332 metri cubi d’acqua all’anno (equivalenti a 2 milioni e 332 mila litri). Sul nostro livello Spagna e Grecia. Davanti ci sono solo gli Stati Uniti (2.483 metri cubi). La media mondiale è 1.243, mentre nella maggior parte dei Paesi poveri i consumi scendono sotto i mille metri cubi. «Il petrolio viene trasportato direttamente con le navi—riflette Silvana Galassi, ordinario di Ecologia all’Università Statale di Milano —. L’acqua è incorporata nei cereali o in altri prodotti. Ma non c’è dubbio che stiamo sottraendo risorse ad altri territori ». Un caso paradossale è l’importazione di frutta dalla Spagna, un Paese che l’anno scorso è stato costretto a comprare acqua dalla Francia per la scarsità dei propri bacini. Produrre un’arancia nella penisola iberica «costa» 50 litri d’acqua. «Nei Paesi sviluppati non c’è più terra coltivabile — continua Silvana Galassi —quindi utilizziamo il suolo e l’acqua di altri luoghi. Ma il pianeta è un sistema unico, va considerato nel suo insieme. Abbiamo già superato il livello di sostenibilità».
L’emergenza italiana
Estate 2003, una delle stagioni più calde negli ultimi due secoli. L’Italia scopre nel giro di poche settimane che la paura per la scarsità d’acqua può colpire anche uno dei bacini più ricchi del pianeta, la pianura padana. Ricorda la docente di Ecologia: «Siamo arrivati ai conflitti d’uso, come quello tra centrali idroelettriche e agricoltura, che credevamo esistessero solo nei Paesi con pochissima acqua. In futuro i cambiamenti climatici tenderanno ad aggravare questi eventi. E purtroppo siamo abituati a muoverci solo nell’emergenza, senza mai cercare di prevenire e governare le possibili crisi ». Il Nord Italia è ricco di acqua di altissima qualità, che è stata fortemente inquinata in passato e continua a essere utilizzata spesso senza freni oggi. Il Sud e le isole hanno risorse scarse destinate a diminuire sempre più nei prossimi anni e altissime percentuali di perdite nella rete degli acquedotti. Tutto questo all’interno di un quadro che il direttore del Wwf descrive così: «Il prezzo di mercato non riflette in alcun modo il valore dell’acqua e i sussidi frenano la spinta verso nuove tecnologie. È qui la chiave: se il prezzo non rispecchia l’importanza e la scarsità del bene, nessuno si preoccupa dei consumi eccessivi, né degli sprechi».
L’inquinamento
C’è un’altra realtà che viene trascurata, anche se è sotto gli occhi di tutti. L’acqua italiana potrebbe essere bevuta nella maggior parte dei casi senza alcun trattamento. Ma in passato abbiamo utilizzato male il suolo e inquinato le falde, così ci troviamo oggi a sostenere costi enormi per la depurazione. Secondo la cultura ambientalista questa lezione non è stata assimilata. «Si parla giustamente di Co2 ed effetto serra — sintetizza il Wwf — ma lo stesso senso di urgenza dovremmo averlo per la questione idrica ». I dati delle nuove ricerche sono utili per riflettere sui nostri consumi: un pomodoro «costa» 13 litri d’acqua, un foglio di carta A4 10 litri, una fetta di pane 40, un paio di scarpe di cuoio addirittura 8 mila. Ma quanto inquinamento provoca la produzione di quei beni? Quantificarlo sarà la nuova frontiera per gli studiosi. Che fin da ora però assicurano: importare acqua sotto forma di prodotti significa consumare in Europa e lasciare ai Paesi d’origine l’impatto ambientale.
Senza legge
Il Wwf elenca una serie di interventi per ridurre la nostra «impronta» sul pianeta. Primo: lavorare sulla produttività dell’acqua per uso agricolo. «Senza colpevolizzare i coltivatori—avverte Candotti— sappiamo che il miglioramento delle tecnologie per l’irrigazione e la raccolta dell’acqua nei campi è una leva fondamentale per contenere l’uso e lo spreco». Una cultura diffusa della buona alimentazione può incidere in maniera altrettanto massiccia, ad esempio riducendo i consumi di carne. Oltre ai «peccati» di produttori e consumatori, l’Italia paga una grave arretratezza dal punto di vista delle leggi. La direttiva della Comunità europea sull’acqua risale al 2000: è stata recepita, ma non ancora attuata. Non esiste così una legislazione che regoli la domanda, l’offerta e la gestione dell’acqua. Conclude il Wwf: «Se chiediamo sforzi a chi produce e a chi consuma, dobbiamo pretendere che ci sia anche una sorta di “carta costituzionale” che tuteli l’acqua come bene pubblico».
agosto 31st, 2008 at 09:44
Ciao,mai letto una cosa cosi errata e di parte!
Certo che la rete é piena di cazzate ! E di gente che non ha un cazzo da fare e potrebbe studiare.(come mé che ha tempo per leggerle e scriverle!)
settembre 1st, 2008 at 14:12
Bèh, “io”: tu prova a frequentare un po’ i siti animal-ambientalisti, e vedrai che in quanto a “cose così errate e di parte” avrai di che … toglierti la sete con il prosciutto!!!
ottobre 4th, 2008 at 18:45
RAGAZZI mi dovete aiutare a risolvere un dilemma: IL VAPOR D’ACQUA di quanto fa aumentare l’effetto serra rispetto alla CO2 ??? Ste CENTRALI NUCLEARE aumentano o non aumentano l’EFFETTO SERRA? E se si di quanto rispetto ad una centrale a gas di uguale potenza? Tutti dicono che non aumenta l’effetto serra, ma solo per il fatto che non produce CO2: NON CI CREDO CHE CON TUTTO QUEL VAPOR D’ACQUA LA TEMPERATURA ATMOSFERICA TERRESTRE RIMANGA IMPASSIBILE….grazie marco.solare@gmail.com
novembre 21st, 2008 at 15:55
Oltre alle centrali nucleari, ci becchiamo le scie chimiche.
marzo 1st, 2009 at 21:45
[...] le centrali nucleari hanno bisogno di enormi quantià di acqua per il raffreddamento. “Stime indicano che in Francia il 40% di tutta l’acqua consumata è usata nelle centrali atomiche“. In Italia di acqua ce n’è sempre meno dovunque ed un uso massiccio per raffreddare i [...]
marzo 27th, 2009 at 17:27
[...] http://www.blogeko.libero.it Pubblicato da Zoe Inserito altracultura e autoformazione, ecologia [...]
settembre 3rd, 2009 at 16:55
Gia! cosa cambia se a un tratto di fiume o di mare o di lago cambiamo la temperature dell’acqua ….magari di qualche 10/20 gradi, tanto di porcherie ne abbiamo fatte tante in questo pianeta vero?!!?
scusate ma secondo me la direzione che bisognerebbe prendere non e’ quella di aprire nuove centrali nucleari “per far funzionare eletrodomestici anche quando non servono”, ma l’educazione al risparmio energetico xche x ora la maggior parte dell’energia inquina. fino a qualche anno fa x illuminare una stanza mediamente si usavano lampadine da 100watt, oggi si possono usare da 20watt a parita di luce “se solo tutti lo facessero”.
se i comuni dovessero cominciare TUTTI a cambiare il sistema dell’illuminazione stradale http://www.comuneditorraca.it/pagine_innovazione/led.html
QUANTO SI RISPARMIEREBBE?
RISPARMIARE ENERGIA E RICERCARE NEL RISPARMIO ENERGETICO/RINNOVABILI E’ IL FUTURO X INQUINARE MENO “SOTTO TUTTI I PUNTI DI VISTA”
settembre 7th, 2009 at 11:16
Nello scorso mese luglio (2009) i reattori nucleari francesi raffreddati ad acqua di fiume hanno CHIUSO PER IL TROPPO CALDO (30°C) e la Francia ha dovuto importare energia dalla Gran Bretagna!
http://www.pressante.com/ambiente-e-salute/1470-anto-fa-caldo-e-il-reattore-chiude.html
settembre 7th, 2009 at 11:20
Sì, Zioal. Anch’io ho scritto della Francia nucleare in crisi per il caldo
settembre 15th, 2009 at 19:48
Maria perdonami, ma la lettera del Sig. Biagi getta qualche ombra sulla sua preparazione tecnica…
Scherzi a parte, l’acqua di raffreddamento è acqua di processo, ma non viene, almeno non interamente, “inghiottita” come lascia intendere l’articolo. Il rischio è che sia restituita a temperature più alte causando inquinamento termico o con un’attività fuori dalla formula di scarico. Infatti le centrali nucleari “scaricano” di ruotine sia in atmosfera che in acque superficiali (quanti lo sanno questo? credo in pochissimi). Poi possiamo discutere sulla QUALITA’ dello scarico, ma prima occupiamoci di inquadrare il problema.
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Io penso che i nostri parlamentari malgrado tutto non siano così ignoranti da non sapere che l’energia elettrica sia prodotta tramite turbina. Vorrei però sottolineare che una turbina non è una componente “comune” quale il Sig. Biagi lascia intendere, e lo inviterei, prima di svilire una tecnologia, a chiarirsi sulla differenza tra reazione ATOMICA e NUCLEARE: sono due cose diversissime. Un vero esperto non sarebbe caduto in questo errore così banale.
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L’acqua è usata come moderatore non per raffreddare ma per consentire la fissione! Questa è proprio da errore blu. Si ignora inoltre che sia come moderatore che come termovettore non è usata sempre e solo acqua (dipende dalla tecnologia del reattore, anche se quelli “ad acqua” sono i più diffusi).
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Si citano dati prelievo, e lo scarico? Anche la mia piscina preleva tanta acqua dal Lago Maggiore
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Ultima osservazione: 6 milioni di metri cubi sono una cifra che fa impressione. Se l’impianto di Sellafield (al secolo Windscale), che oggi è il maggiore impianto di riprocessamento europeo, fosse sorto sulle rive del nostro Lago Maggiore, avrebbe avuto la licenza di prelevare annualmente lo 0,02% del volume di acque del lago (appunto quei 6 milioni), ovvero 2 parti su 10000.
settembre 15th, 2009 at 19:50
ps: riguardo al mio commento precedente: mi riferivo alla piscina dove mi reco a nuotare, non ho una piscina privata