Energie

Il picco del petrolio e il mito della crescita economica infinita

fine del petrolio

Possibile che la stragrande maggioranza della gente non ci creda e non voglia neanche sentirselo dire? La Terra è un sistema chiuso, non offre risorse illimitate. Avanti così a consumare, non possiamo andare all’infinito.

Dato che si è svolto nella mia città, sabato ho trascorso un po’ di tempo al convegno di Aspo Italia, l’associazione che studia il picco del petrolio e, per estensione, il picco dei combustibili fossili e delle altre risorse naturali.

Il picco è il momento di massima produzione, cui segue un declino. Ogni risorsa, poichè non è disponibile in quantità illimitate, ha un picco: i minerali, la caccia a un determinato animale, l’estrazione di acqua dal sottosuolo…

Volete sapere quanto petrolio c’è ancora? Ci arrivo, ma c’è anche altro da dire

Al picco del petrolio, anno più anno meno, siamo arrivati: qualcuno è convinto che l’abbiamo appena superato, qualcun altro sostiene che è in arrivo. Comunque, ci siamo e ce ne accorgiamo per l’aumento del prezzo.

Picco non significa che una determinata risorsa sia esaurita, completamente sfruttata, finita. Per quanto riguarda il petrolio, hanno detto al convegno, ne restano sottoterra 860 miliardi di barili, più altri 1.300 miliardi di barili da giacimenti non convenzionali, tipo sabbie bituminose. Al ritmo attuale di estrazione e di consumo, ce ne sarebbe per 40 anni ancora.

Il picco – la fase in cui il petrolio è più o meno arrivato – si verifica quando la produzione non aumenta più, ed anzi declina per un complesso di cause. Di solito accade quando una risorsa è stata utilizzata per metà della sua disponibilità totale.

Se ne resta ancora così tanto, perchè la produzione raggiunge il picco e declina? Molteplici cause, dicono all’Aspo. Prima fra tutte, il fatto che ciò che resta della risorsa può essere sfruttato solo a prezzo di crescente fatica e dispendio di energia. Insomma, tendenzialmente sempre meno il gioco vale la candela.

L’Aspo ha individuato un modello cui tendenzialmente, da quel che si è visto finora, si uniforma lo sfruttamento delle risorse. La produzione segue una curva a campana: inizia lentamente, aumenta rapidamente e declina prima a rotta di collo e poi pian piano.

Il concetto di picco può essere applicato ad ogni risorsa naturale. Vale per oro, argento e per pesca del tonno, tanto per dire. Vale anche per la produzione agroalimentare, dato che anch’essa è ancorata a risorse limitate: terreno coltivabile, pesticidi, concimi. Gli ultimi due, oltretutto, dipendono dal petrolio.

Però prova a esprimere il concetto di picco a un parente o a un amico. Ti guarda con due occhi e ti prende per suonata. Ti dice che troveranno una soluzione e che il mondo è sempre andato avanti così, e non si può fermare.

Infatti la visione corrente del mondo e delle cose è legata ad un’economia che postula la crescita all’infinito di produzione e consumi.

Il postulato della crescita economica infinita è una costante sottesa ad ogni aspetto della vita sociale. Come lo fu il marxismo della defunta Unione Sovietica o il concetto di re che regna per diritto divino nelle monarchie assolute. Tutte cose di cui poi ci si è sbarazzati.

Un altro modo di pensare è uno sforzo liberatorio e possibile. Ma a volte non è neanche fatica: il vecchio modello è come una foglia secca che cade.

Ps A proposito di picco. Aspo Italia dice che per le forniture di gas in Europa si mette male dal 2014. Ma magari ci tornerò su.

Il convegno di Aspo Italia a Torino

Il picco del petrolio secondo Aspo Italia

Leggi Siamo già sulla cima del picco

Foto Flickr

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mag  08
5
alle 08:57
da maria

Ultimo commento:

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5 Commenti to “Il picco del petrolio e il mito della crescita economica infinita”

  1. Paolo Marani dice:

    C’ero anche io al convegno, davvero illuminante. Mi sembra di ricordare che la stima di Ugo Bardi parlasse di 850 miliardi di barili ancora sottoterra, che arriverebbero a 1.300 miliardi SOMMANDO anche le sabbie bituminose e il petrolio non convenzionale, pertanto sarebbero altri 1300 miliardi in TUTTO. Consideriamo che abbiamo GIA’ estratto appena sopra 1000 miliardi di barili, e che quelli che rimangono da estrarre sono sempre più difficili, è già un miracolo che il picco ci sia stato ora e non decenni fa! E’ altresì assai probabile che chi ha petrolio preferisca frenare fin d’ora l’estrazione e lasciarlo sottoterra, per poter poi spuntare dei prezzi migliori in futuro, dato che se una certezza c’è è che la risorsa sarà sempre più preziosa.

    Cordiali Saluti,
    Paolo Marani – MIZ Cesena

  2. francesco pagliano dice:

    Studia le profezie della Bibbia con i Testimoni di Geova e molti conti ti torneranno….

  3. Torna l’attenzione sul picco del petrolio. Uno studio inglese: produzione in declino entro il 2020 | Libera! Libera! dice:

    [...] l’attenzione sul picco del petrolio. Arriva un’altra stima sulla data a partire dalla quale la produzione globale comincerà a [...]

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    [...] che la produzione petrolifera mondiale non comincerà a declinare prima del 2030: il cosiddetto “picco del petrolio”. Non ci sono certezze a proposito del momento del “picco”. Alcuni geologi sostengono [...]

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