Basta cementificazione. Il manifesto “Stop al consumo del territorio”

Stop al consumo del territorio. Su internet c’è un manifesto lanciato da cinque fra associazioni e siti. In due giorni oltre 400 firmatari, me compresa.
Basta costruire, dicono (diciamo, se posso unire la mia voce), basta spargere cemento. Il territorio – i campi, le colline, i litorali – non sono una risorsa infinita.
Ristrutturiamo. riqualifichiamo dal punto di vista energetico e usiamo piuttosto quel che già è costruito e vuoto. Volete sapere quanti chilometri quadrati di cemento sono spuntati negli ultimi 15 anni?
Negli ultimi 15 anni, dice il manifesto “Stop al consumo del territorio”, tre milioni di ettari di terreno agricolo sono stati cementificati e asfaltati fra case, strade e autostrade. Tangenziali, centri commerciali, capannoni e affini.
Tre milioni di ettari sono due Calabrie. Due Calabrie in 15 anni!
Una cosa aggiungo a tutto quello che hanno già scritto gli autori del manifesto. Il meccanismo perverso degli oneri di urbanizzazione. Il cemento fresco è purtroppo l’unica linfa vitale rimasta alle casse comunali. Una situazione da cui a mio avviso bisogna assolutamente uscire.
Ora lo spiego, a costo di tagliare con l’accetta sfumature tecniche e burocratiche.
Sapete già , no?, che taglia qua e taglia là lo Stato riduce sempre più i trasferimenti di fondi ai Comuni. Ora è stata anche abolita l’Ici sulla prima casa, il cui incasso andava appunto ai Comuni.
Il Governo dice che i Comuni hanno ricevuto l’equivalente. Lo dice e lo ripete. I sindaci dicono e ripetono che al contrario i fondi, fra quelli già arrivati e quelli anche solo promessi, non coprono affatto l’ammanco.
Resta un’unica via ai Comuni per trovare quattrini, a meno di non aumentare le tasse: cosa che imbufalisce l’elettorato ed è oltretutto sconsigliabile in tempi di crisi economica.
Restano appunto gli oneri di urbanizzazione. Chi costruisce una palazzina, un centro commerciale, un capannone deve versare alle casse comunali un tot proporzionato alle dimensioni dell’edificio.
Fino a qualche anno fa i Comuni usavano gli oneri di urbanizzazione soprattutto per pagare le opere pubbliche. Cose tipo costruire scuole, per capirci.
Sempre più ora dovranno usare gli oneri di urbanizzazione addirittura per le spese correnti, quelle che garantiscono l’indispensabile funzionamento. Tipo pagare, non la costruzione di una nuova scuola: il riscaldamento delle scuole.
E’ per questo, dicevo, che il cemento fresco è purtroppo linfa vitale per i Comuni. Ed è un meccanismo perverso che, dipendesse da me, scardinerei fra i primi. Un incentivo perenne alla cementificazione.
Mi piacerebbe che il manifesto “Stop al consumo del territorio” aggiungesse due parole anche su ’sta storia degli oneri di urbanizzazione. Ma merita la pena, assolutamente!, aderire. Si può farlo attraverso questo indirizzo email: info@altritasti.it
Il manifesto “Stop al consumo del territorio”
I siti promotori:
AltritAsti Gruppo P.E.A.C.E. (Pace, Economie Alternative, Consumi Etici)
Cibernetica Sociale Italia
Movimento per la Decrescita Felice
Il blog di Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano
Eddyburg
Via Eco Alfabeta
da maria
Ultimo commento:
di Alessandro il 01/1/70
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dicembre 25th, 2008 at 08:52
Una delle iniziative più sensate ed urgenti che si possono immaginare. Bloccare la morsa del cemento è il primo passo per ricominciare daccapo!
Grazie per avermi offerto l’opportunità di iscrivermi, non l’avrei mai trovato se non fosse stato per te!
(^_^)
Marco
dicembre 26th, 2008 at 23:49
Il territorio non si rigenera,quindi va tutelato.Una legge nazinale dovrebbe impedire nuove edificazioni in presenza di volumi vuoti,abbandonati o decrepiti.I Comuni dovrebbero,per legge,requisire,riattare e affidare il patrimonio edilizio esistente,spesso di valore inestimabile.
ottobre 13th, 2009 at 15:34
Per risolvere il problema occorre dare ai comuni maggiore autonomia finanziaria ed il modo concreto per farlo e’ attuare la riforma del federalismo fiscale.