Lisciva, il detersivo autoprodotto

Che potenza la lisciva! Ieri la mia cucina sembrava il laboratorio di Maga Magò, con un pentolone di liquido dal dubbio colore che ribolliva sul fornello, ma sono lieta, da oggi, di appartenere simbolicamente al movimento della decrescita felice, che cerca di erodere il potere dell’onnipresente mercato suggerendo di autoprodurre almeno una delle cose che comunemente si acquistano. Col bricolage sono una frana, la preparazione della conserva di pomodoro equivale ai miei occhi ad un lungo incubo rosso sangue e così, essendo dotata di un caminetto e della conseguente cenere di legna, ho appunto autoprodotto il detersivo secondo questa ricetta.
La biancheria, in lavatrice a 60 gradi, è venuta benissimo: via tutte le macchie, perfino dalla tovaglia della cucina. Solo su una cosa non mi tornano i conti. Si suggerisce di adibire una pentola a quest’unico scopo, ma quella che ho usato ieri – di acciaio inox – dopo l’uso e un po’ di risciacqui era pulita e splendente come non mai. Forse il consiglio valeva per le pentole d’alluminio di una volta? Non so. Anche la pasta di cenere rimasta dopo aver filtrato la liscivia ha fatto magnificamente il suo dovere al momento di lavare i piatti, e perfino sul piano di cottura della cucina, in acciaio pure lui e di solito molto incline ad apparire, dopo ogni pulizia, “leopardato” dalle macchie lasciate dall’acqua. Mi piacerebbe regalare lisciva a Natale: cosa dite, sarà mai apprezzata? Foto Flickr.
da maria
Ultimo commento:
di Mara il 01/1/70
Visualizza / Lascia un commento








novembre 19th, 2007 at 23:44
E’ da tempo che volevo fare anche io questo esperimento, quale cenere hai usato? Se non ho un camino a casa come faccio?
novembre 20th, 2007 at 00:09
Ho usato cenere di legna, quella del camino appunto, che è indispensabile. Se non hai nè il camino nè una stufa a legna… O trovi qualcuno che ti regali la cenere, o cerchi la lisciva in un supermercato di prodotti naturali. Certo però che è un’altra cosa.
novembre 21st, 2007 at 17:29
ho visto la ricetta, ma dice di tener conto del rapporto cenere/acqua, ma poi dice di aggiungere acqua. QUANTA?
novembre 21st, 2007 at 17:39
Ciao Grisù, il volume dell’acqua dev’essere pari a cinque volte il volume della cenere. Il peso non conta. Ad esempio: se setacci tanta cenere da riempire una scodella per la colazione, aggiungi cinque scodelle di acqua. Ah: per setacciare va benissimo un grosso colino in maglia di metallo, di quelli che si usano per il brodo.
febbraio 8th, 2008 at 21:23
Oggi ho fatto la lisciva nel mio bravo termocamino. Adesso vorrei provarla in lavatrice. Che dosi hai usato? E dove va messa la lisciva? Direttamente nel cestello? Ciao
febbraio 8th, 2008 at 21:47
Ciao, io la metto direttamente nel cestello:un paio di bicchieri per 6-7 chili di bucato. La biancheria mi viene sempre benissimo; le macchie degli abiti però bisogna insaponarle.
maggio 9th, 2008 at 23:11
Ciao!
Anch’io uso abitualmente la lisciva per lavare i piatti. Il tubo di scarico arriva ad un bidone che raccoglie l’acqua. Adesso mi domando: quest’acqua sarà buona per innaffiare colture dell’orto? Oppure è troppo aggressiva?
Ogni risposta o delucidazione è gradita!
Grazie,
Stefano.
maggio 9th, 2008 at 23:16
Anzi, mi correggo.
Ho appena letto la ricetta che utilizzi.
Io uso solo ed esclusivamente questo per lavari i piatti
“Una pasta cremosa, che possiede un certo potere detergente e che può essere utilmente usata per lavare i piatti, poiché non sporca ed è meno aggressiva rispetto alla cenere d’origine, destinando la lisciva ad altri impieghi più esigenti e specifici”.
Quindi teoricamente, la pasta è addirittura meno aggressiva della cenere di origine….. ??
maggio 9th, 2008 at 23:24
Mah, ho fatto e rifatto la lisciva e quella frase della ricetta ancora mi stupisce. A me pare invece che la pasta di cenere sia decisamente aggressiva. O almeno, lo è quella della mia produzione casalinga. Quando la uso, sento fastidio alle mani. Ti consiglierei prudenza con l’orto
settembre 26th, 2008 at 19:23
IO HO FATTO LA LISCIVA E L’HO TROVATA VERAMENTE OTTIMA.L’HO ADDIRITTURA USATA PER SCIACQUARE I CAPELLI,CHE SONO RISULTATI DECISAMENTE PIù MORBIDI.
ottobre 8th, 2008 at 11:56
Scusate, mi sto avvicinando ora all’esperimento della lisciva e sono piena di dubbi quindi mi chiedo: ho capito bene se dico che la parte liquida (dopo la setacciatura con lo straccio di cotone) la uso per la lavatrice e la pasta per i piatti o per grandi pulizie ed inoltre, su che materiali non si può assolutamente usare?
Grazie dell’aiuto!
Tina
ottobre 8th, 2008 at 11:58
Gulp! Mi sono dimenticata di chiedere: posso utilizzare la L. con un detersivo autoprodotto fatto con sapone di marsiglia e aceto?
Grazie
ottobre 8th, 2008 at 14:40
Ciao Tina. Non ti consiglio di mescolare lisciva e aceto. Le mie miserrime nozioni di chimica risalgono al liceo, temporibus illis!, ma la lisciva dovrebbe essere una base mentre l’aceto è acido, quindi si neutralizzano a vicenda. Col sapone di Marsiglia chimicamente potrebbe andare, credo. Ma la lisciva lava benissimo da sè, almeno per la mia esperienza: ci vuole una passata di sapone solo sulle macchie.
Per il resto sì, la parte liquida giallina la usci come detersivo per la lavatrice o per lavare a mano. A me funziona benissimo anche sulle maglie in lana. Ci ho lavato con successo perfino due bei foulard in seta, eredità della mia mamma, di quelli che di solito vanno in tintoria con mille raccomandazioni. Però su questo chi vuol seguire le mie orme sappia che lo fa a suo rischio e pericolo
, le variabili in gioco sono troppe.
Per usare la pasta di cenere sui piatti, vedi tu. In questi commenti trovi pareri contrastanti. Prova: non rischi nulla, al massimo li rilavi.
Io la uso piuttosto per pulire lavandino e fornelli in acciaio inox e leccarda del forno. Non so dirti quali superfici evitare: in linea generale, forse tutte quelle che non possono essere sottoposte ad un enercico risciacquo, possibilmente sotto acqua corrente.
novembre 12th, 2008 at 20:25
Curiosità … puoi dire la tua ricetta (dettagliata e con i tempi) Grazie infinite in anticipo !
novembre 12th, 2008 at 21:59
La trovi nel link, Stever. Comunque: una parte in volume di cenere di legna(riempi una zuppiera, ad esempio); cinque parti in volume (cinque zuppuere) di acqua.
Fai bollire due ore (fuoco alto finchè non comincia a bollire, poi medio basso) mescolando spesso all’inizio e poi ogni tanto.
Lascia che la cenere si depositi sul fondo e imbottiglia la lisciva filtrandola attraverso uno straccio bagnato.
Funziona che è una meraviglia. Buona lisciva a tutti!
novembre 18th, 2008 at 11:43
ho letto con interesse e curiosita’ i vostri consigli e le vostre esperienze.
2 giorni fa’ ho preparato la lisciva che mi servira’ poi per autoprodurre il sapone. C’e’ qualcuno di voi che si e’ cimentato? mi hanno detto che dovrei aggiungere dell’amido…!!! sapete le proporzioni? grazie fin da ora per l’aiuto.
novembre 18th, 2008 at 14:29
Francesca, se trovi la ricetta del sapone postala, per favore. La sto cercando anch’io, ma su internet ho trovato solo ricette che mi paiono piuttosto improbabili.
Soprattutto, mi piacerebbe trovare la ricetta per fare il sapone con la lisciva e l’olio d’oliva. Se riesci a fartela dare da qualcuno… Grazie!
dicembre 15th, 2008 at 18:41
si può filtrare la lisciva, dopo averla lasciata decantare, attraverso un imbuto con del cotone infilato nella parte più stretta (senza pigiarlo).
non usare la lisciva sul cotto perchè lo corrode.
i piatti vengono benissimo.
la lisciva è portentosa anche per pulire lo sportello in vetro di stufe e caminetti.
è bene usare i guanti, sulla pelle è molto aggressiva: ph 13.
gennaio 13th, 2009 at 12:37
complimenti a tutti per l’esperimento…..vorrei provarlo su jeans e felpe dei miei figli….che dite azzardo???
gennaio 13th, 2009 at 14:01
Azzarda, azzarda. Io lo faccio sempre
gennaio 14th, 2009 at 09:36
ciao maria…..spero che non sia una bufala ma un signore pensa che sua moglie conosca o almeno si ricordi (son passati molti anni) di come si faccia il sapone con l’olio appena so qualcosa ti faccio un trillo (metaforicamente parlando)
gennaio 14th, 2009 at 19:43
che bello!!!finalmente qualcuno che la pensa come me!!!la mia nonna la faceva sempre(lei usava dei grossi “vasi”)e con l’acqua che usciva lavava i piatti e i suoi capelli!!!il risultato era eccellente!!!grazie per questo ritorno al passato!!!
Ps:proprio oggi,oltre al tuo ho scoperto un interessante sito per produrre a casa ogni tipo di detersivo.Se volete posso dare l’indirizzo!!!a presto!
gennaio 14th, 2009 at 19:55
oddio rosalia spero che in quei panni non ci fossero anche le mutande!!!!!!! : )
i miei jeans tutto ok…..non ho avuto il coraggio di lavarci le maglie
gennaio 14th, 2009 at 20:10
A Gianna: vai tranquilla con le maglie. Io lavo con la lisciva anche quelle di lana. Se non ti fidi troppo, prima fai magari un esperimento in corpore vili, lavaci la maglia più frusta voglio dire.
La lisciva per i capelli mi pare che fosse il sistema con cui Lucrezia Borgia si sbiondiva i capelli.
E sempre a Gianna: trovami, ti prego, la ricetta del sapone!
gennaio 18th, 2009 at 18:52
non ho ancora notizie….ma ho letto un simpatico articolo su http://www.lavanoci.it andateci anche voi
gennaio 20th, 2009 at 12:18
Ciao, mi son trovato per caso su questo blog e sopratutto su questo articolo interessante. Nei prossimi giorni proverò anch’io a fare la liscivia e poi il sapone. Attualmente sto usando le noci per la lavatrice, e per lavarmi le mani. Ma siccome ho molta cenere potrei abbandonare l’uso delle noci per essere ancora più autosufficiente e utilizzare una delle risorse, cosidette di scarto. Voi usate anche la liscivia in lavatrice? Ho letto da qualche parte che s’intasa, è vero? Chi ne ha esperienza? Per quanto riguarda il sapone ottenuto da liscivia+grassi/oli mi è capitato in passato un articolo fra le mani,vedrò di ritrovarlo. Buona salute a tutti!
gennaio 20th, 2009 at 17:12
Anche in lavatrice, vai tranquillo. O almeno: è più di un anno che uso solo lisciva, e la lavatrice non ha dato alcun segno di cedimento
gennaio 20th, 2009 at 22:21
Ah ok e come la usi?In che dosi?
gennaio 20th, 2009 at 22:33
Un bel bicchierone da cucina, diciamo 200 millilitri, versato giù per la vaschetta del detersivo appena è avviato il lavaggio, cioè mentre la lavatrice si carica d’acqua che passa appunto dalla vaschetta del detersivo.
gennaio 21st, 2009 at 10:46
Ok Grazie proverò e farò la differenza con le noci indiane. Ciaoo
gennaio 21st, 2009 at 13:14
peppe dimmi….le noci sono davvero molto efficaci come dice l’articolo??? io ho messo un bel bicchiere di lisciva nella lavastoviglie al posto del detersivo ….non sò dirvi bene perchè mi sono accorta che mancava il sale…ma riproverò!!!!
mi dispiace ancora non ho notizie sul sapone ….son passati molti anni e la gente non ricorda….ma insisto qualcosa succederà ….poi maria farà da cavia!!!!!
gennaio 21st, 2009 at 14:16
Nella lavastoviglie io non ho mai provato
gennaio 23rd, 2009 at 09:50
e forse è meglio che non ci provi…..i piatti son venuti benino….i bicchieri una cosa oscena…il sale l’avevo aggiunto
peccato mi ero entusiasmata
gennaio 26th, 2009 at 15:53
Ciao a tutti, io ho trovato questo, meglio di niente e tentar non nuoce:
“L’origine del Sapone risale al II secolo d.c.; la relativa scoperta viene attribuita ai Galli che lo usavano però come pomata per i capelli o per usi medicinali e non come detergente. Tempi e luoghi di nascita dei Saponi duri e dei Saponi molli così come li conosciamo oggi sono poi differenti: i saponi molli hanno un’origine più antica rispetto a quelli duri e sono una produzione tipica dei paesi settentrionali, favorita dalla presenza di numerose industrie tessili. Quanto ai saponi duri, la tradizione ligure (riportata anche da testi francesi) vuole invece che a Savona la moglie di un pescatore abbia ottenuto per la prima volta il sapone in modo del tutto accidentale e “casalingo”, facendo bollire della liscivia di soda in una pentola contenente Olio di Oliva: il sapone è un “sale” che si ottiene dalla reazione chimica di un alcale (soda, potassa, calce) con un grasso (oli vegetali, minerali o animali).”
Questo sito “chiarisce” un po’ le idee:
http://it.wikipedia.org/wiki/Liscivia
ciao
gennaio 26th, 2009 at 22:14
direi che questa è più completa:
Autoproduzione: SAPONE
Ricetta Nicola:
ingredienti:
2 litri di olio di oliva (non estravergine). Brad Pitt lo faceva con il grasso umano, noi per adesso ci accontentiamo dell’olio d’oliva….
2 kg di cenere di legna (potete procurarvela presso una pizzeria, comunque io ne ho ancora parecchia per chi volesse provare)
500 gr di amido
Procedimento:
Mettere 2 chili di cenere in un grosso recipiente e ricoprirla con 2 litri di’acqua, quindi lasciare riposare un paio d’ore. Trascorso questo tempo , filtrare con un panno di cotone la cenere, si dovrebbe ottenere circa un litro di lisciva. La cenere già usata va rimescolata con 4 litri d’acqua e filtrata ancora una volta; al liquido ottenuto si devono aggiungere quindi i 500 gr di amido e si otterrà la lisciva inamidata. A questo punto bisogna far bollire l’olio a fuoco lento quindi versare 400 ml di lisciva (quella ricavata dal primo filtraggio quindi non inamidata); quando riprenderà il bollore bisognerà aggiungere altri 300 ml di lisciva (non inamidata) quindi far riprendere il bollore e riaggiungere nuovamente altri 300 ml di lisciva (così finirete il litro di lisciva non inamidata). A questo punto riportare a bollore. Stavolta il sapone dovrebbe iniziare ad adensarsi: è il momento di aggiungere la lisciva INAMIDATA, mescolare bene, e una volta raggiunto un impasto abbastanza consistente , spegnere il fuoco e lasciarlo raffreddare. E’ il momento per aggiungere essenze e profumi dopodichè sistemare l’impasto ottenuto in stampi (io ho usato i recipienti da cucina in alluminio) o recipienti di legno (attenzione che non siano troppo sottili se no il sapone filtrerà ) . Più il sapone “mautra e diventa staginato più sarà buono.
Considerazioni personali:
Non fate bollire l’olio troppo allungo e quando aggiungete la lisciva state molto attenti in quanto ìl’olio tende a schizzare verso l’alto e potete rischiare di ustionarvi, quindi possibilmente utilizzate una pentola molto alta e comunque aggiungete la lisciva molto lentamente.
Il nostro sapone sta ancora maturando è un procedimento molto lento…..
Sicuramente per fare il sapone in casa è meglio essere almeno in due, quindi suggerisco di utilizzarlo come metodo di approccio…” Cosa fai domani sera? Ti va di venire a casa mia a a fare il sapone?”…non so forse suona un pò sinistro vedete voi!
gennaio 27th, 2009 at 01:05
Ci proverò, Mila, grazie. Se posso già nel fine settimana. Poi ti saprò dire.
gennaio 28th, 2009 at 22:14
ciao maria …meno male che ti ho trovata sono 4 anni che uso la stufa in casa come riscaldamento … e cenere …credimi ne ho ..finalmente ora grazie a te posso provar la LISCIVA ti sapro dire .. ps … se cqn vuole una buona ricetta x il pane fatto in casa ce l”ho
febbraio 4th, 2009 at 00:11
[...] Tags: Isolamento Termico, Risparmio Energetico. Ieri ho fatto in casa il sapone, con la ricetta che Milla ha trovato e postato in un commento. E tre: faccio già in casa la lisciva, il detersivo [...]
febbraio 19th, 2009 at 18:47
inesperta mi sono piaciuti i vostri consigli e ne farò buon uso
ciao grazie
maggio 10th, 2009 at 19:33
Che succede gente, a febbraio avete smesso perché vi siete scottati le dita col sapone, o vi siete stufati?
Io sarei interessato a produrre il sapone con la lisciva autoprodotta e mi piacerebbe sapere da MIlla come è andata a finire, grazie.
maggio 10th, 2009 at 19:36
Massimo, l’ho fatto io il sapone con la lisciva autoprodotta
http://blogeko.libero.it/2009/la-ricetta-del-sapone-fatto-in-casa/
E’ venuto un po’ mollino, ma perfettamente funzionale
maggio 12th, 2009 at 21:53
Grazie Maria, avevo letto il link, che finisce dicendo che ancora non era stato usato il sapone.
Quello che stai dicendo è che hai ottenuto un qualcosa della consistenza del burro? Come lo usi?
Scusa se te lo chiedo, ma lo hai fatto veramente? Perché ho letto pari pari le stesse parole che appaiono nel link che tu indichi, in altrei 3 o 4 siti e tutti dicono che è la loro ricetta, Massimo.
maggio 12th, 2009 at 22:04
Ecco: burroso, è la parola esatta. Diciamo della consistenza di un burro che è rimasto per un’oretta a temperatura ambiente. Infatti voglio rifare il sapone diminuendo la dose di acqua nella lisciva in cui è sciolto l’amido, oppure al contrario aumentandola per poi avere sapone liquido da mettere dentro a un erogatore: un contenitore dei saponi liquidi commerciali, per capirci.
Come lo uso? Non per insaponare il bucato, ahimè: la consistenza è assolutamente ingestibile per questo scopo. Piuttosto, in caso di bucato particolarmente sporco, ne sciolgo un tot, diciamo una cucchiaiata, nell’acqua calda con la lisciva. Funziona bene, e il bucato nella lisciva insaponata non “morde” più le mani.
maggio 12th, 2009 at 22:40
Cioè lo usi per il bucato a mano.
Io ho fatto il sapone con la soda caustica.
Dalla cenere, si ottiene la lisciva che contiene soda (e infatti hai fatto il sapone).
Sto cercando di ‘capire’ quanta soda c’è in quella che ho fatto anch’io, per fare i giusti dosaggi e rifare il sapone, ma a partire da prodotti di riciclo.
maggio 12th, 2009 at 22:44
Eh sì, probabilmente proprio questo è il punto: capire quanto è “forte” la lisciva autoprodotta, e regolarsi di conseguenza per fabbricare il sapone. Se trovi un sistema e un dosaggio migliore del mio, fammi sapere…
maggio 12th, 2009 at 23:03
Mah, dai ricordi confusi di scuola, forse può essere di aiuto la densità .
Anche perché leggendo in giro in internet, le ‘nonne’ per misurare se la lisciva era giusta per lavare i panni, usavano un bastone appesantito da una parte e vedevano quanto ’sbucava’ dalla soluzione: mi pare un rudimentale, ma efficace ‘densimetro’.
luglio 8th, 2009 at 15:21
Ciao, bello sto blog, mi ha aiutato molto, anche se non ho ancora provato niente.
Tuttavia ho già una domanda. Io volevo fare del sapone usando le calendule e tageti che crescono in giardino, e le foglie di “bitter melon”, non so come si chiami in Italiano. Se al momento di aggiungere essenze e profumi si aggiungono erbe, mi diventa il sapone deperibile?
Dovrei aggiungere solo prodotti vegetali essiccati (fiori e foglie) o per forza farne un’essenza con un alambicco (mo’ ti passa…)?
luglio 8th, 2009 at 15:26
Ad occhio e croce, il problema non è l’eventuale deperibilità del sapone, a proposito della quale oltretutto non saprei proprio cosa dirti. Immagina però di insaponarti vigorosamente e di imbatterti in un frammento vegetale disseccato. Effetto carta vetrata, direi…
luglio 10th, 2009 at 14:23
Nel frattempo ho fatto una ricerchina ed ho scoperto che l’alto pH della lisciva scoraggia qualsiasi crescita batterica e che si possono usare tè e succhi di frutta vari senza problemi. Cmq la mia calendula essiccata l’avrei passata al macinacaffè e aggiunta come polvere finissima.
Nel frattempo ho anche fatto la lisciva, rapporto 1:5 etc, ma l’ultima volta che l’ho vista nella pentola a decantare, ho visto un liquidaccio nero, che sinceramente non mi ispira a lavarci niente. E subito dopo averla bollita per due ore, l’ho travasata in un’altra pentola, visto che mi serviva per cucinare, e non mi ha né morso le mani, né aveva alcun odore. Non l’ho assaggiata, ma sembra una sostanza così inerte. Spero di aver fatto tutto bene; oggi la filtro e vediamo. E cmq anche se ne ho fatto una pentolata intera, mi sembra giusto abbastanza per lavarci i piatti; o è veramente così concentrata e potente? Vista la generazione a cui appartengo, e il modo in cui sono abituato a pulire, meglio che ci faccia direttamente il sapone, almeno ho una crema/pasta da mettere sulla spugnetta e mi sembra che stia facendo qualcosa.
luglio 10th, 2009 at 14:29
Sergio, se la lisciva è venuta come deve (liquidaccio nero?!?) due bicchieri ti bastano per una lavatrice. Non è che hai bollito anche dei pezzi di legno semicarbonizzato?
luglio 10th, 2009 at 15:21
Ciao Maria, grazie per le risposte. Io ho preso del legno, visto che nella foresta della Costa Rica dove vivo ce n’è, l’ho bruciato in una cariola mentre giravo il compost, e il giorno dopo l’ho setacciato. C’erano dei pezzi di legno neri, ma la cenere era bianca o grigia, ed è quella che è passata per il colino. Sarebbe stato lo stesso da un camino.
E adesso ho anche letto su un altro sito ecologico (che quindi non ha nessun interesse a screditare la lisciva) che non è che la lisciva sia il massimo per la lavatrice.
http://biodetersivi.altervista.org/index_file/page0003.htm
Io ci provo cmq, almeno per l’igiene personale e i piatti o piastrelle.
luglio 10th, 2009 at 15:26
Mah. La mia lavatrice si beve due bicchieroni di lisciva tre volte alla settimana da ormai due anni e non dà alcun segno di cedimento. Neanche le lenzuola e tutto il resto
luglio 10th, 2009 at 16:32
OK non l’ho filtrata, ma se metto la mano dentro sembra piuttosto trasparente, ed è viscosa, ma sulla lingua nessuna reazione. L’ho sobbollita per 2 ore, doveva per forza bollire a manetta?
luglio 10th, 2009 at 16:56
Piuttosto trasparente ok, viscosa un po’ meno… Più che altro, stupisce che non pizzichi sulla lingua. Dovrebbe darti un effetto analogo al contatto con un pezzo di peperoncino rosso ben ben piccante. Non è che deve bollire a manetta: però non deve nemmeno bollire per finta. Diciamo che deve bollire come una pentola di bollito. Se non “pizzica” non so quanto possa lavare…
A scanso di equivoci con gente che ha già provato a buttarsi dalla finestra perchè nei cartoni animati lo fa Superman e poi prende il volo: la lisciva NON va inghiottita
luglio 18th, 2009 at 19:47
Ok, cosa faccio di sbagliato? Ho fatto dell’altra cenere, l’ho aggiunta al fango di cenere della volta scorsa che era ancora nella pentola, ho riempito la pentola d’acqua, per cui con doppia cenere, e l’ho messa a bollire nella mia cariola di metallo piena di legna ardente (in caso avessi bisogno di altra cenere).
Risultato: ancora non mi pizzica la lingua, l’ho filtrata e non è gialla, ma ovviamente grigia per via della cenere, e col fanghetto non mi sento molto di usarlo per pulire e sfregare. Primo, perché non essendo caustica l’acqua figuriamoci il fango, e poi perché non voglio macchiare tutto di grigio. Blando com’è potrei darlo alle mie piante, ma io volevo fare la lisciva per il bucato!!!
Ho fatto 2000 ricerche, la metà dei siti dice che è sufficiente colare dell’acqua attraverso la cenere e l’acqua che scola è già lisciva, e se non fosse forte ripassarla, ma tutto a freddo! Io l’ho bollita a morte in quella cariola, tanto che l’acqua si era ridotta di un quarto.
Sarà la pentola che mi neutralizza l’alcalinità ? È una di quelle sottili smaltate. Uff…
luglio 18th, 2009 at 21:41
Ma come hai fatto, Sergio? Sembri me quando cucino e mi viene una roba completamente diversa da quella promessa dalla ricetta, e che perdipiù promette di essere immangiabile
Aggiungere altra cenere a quella giù usata e cotta, non credo che aiuti. Fossi in te, ricomincerei daccapo.
Dunque. Una parte (in volume) di cenere e cinque di acqua, ok? E poi bollire. Non so come tu faccia a far bollire la pentola in una carriola, ma l’importante è che bolla per due ore.
La pentola smaltata, non so proprio se c’entra, ma non credo. In ogni caso è vero, già l’acqua fredda aggiunta alla cenere e poi filtrata dà una blanda lisciva, ma giallina, NON grigia. E la lisciva a freddo non pizzica la lingua, almeno in base alla mia esperienza.
Perchè la lisciva non sia grigia basta filtrarla attraverso uno straccio di cotone bagnato e strizzato. Tu come hai fatto?
Visto che sei in Costa Rica: sarà mica il tipo di legno? Tiro ad indovinare, eh. Esisteranno ben anche degli alberi importati dall’Europa: fossi in te farei ancora un tentativo con il loro legno.
Fammi sapere come si evolve, mi raccomando.
luglio 19th, 2009 at 21:40
Il legno è di un albero che qui chiamano sandal, ma non ha niente a che vedere col legno di sandalo, però quando brucia è piuttosto aromatico, e sospetto che sia per delle chiazze muschiate che ha sulla corteccia.
Non so se sia legno duro o molle, però profuma, e visto che ci devo fare detersivi e saponi…
La cariola mi fa da camino. La prima volta che ho bruciato il legno era per terra, e ho dovuto lasciare parte della cenere lì per non mischiarla con la terra. Nella cariola invece alla fine ho solo cenere, perlopiù bianca, la setaccio in un colino di metallo, la metto nella mia pentola, aggiungo 5 parti di acqua e poi, la prima volta l’ho fatta bollire sul fornello, e l’ultima volta nella stessa cariola mentre bruciavo dell’altra legna. La filtro fredda, ovvero decanto il liquido trasparente in un altro contenitore attraverso un panno di cotone 75% (lenzuolino, ci faccio il formaggio etc.). Mentre verso, un po’ dell’acqua sporca vicino al fanghino si versa. Ma quello non è il problema; posso smettere di versare prima, e mi rimane solo un liquido trasparente (forse giallino). Quello che voglio sapere è come calcolare il pH, visto che sulla lingua non pizzica mai e sono vegetariano e non posso fare la prova dell’uovo. A quanto pare il pH giusto per fare il sapone è quando un uovo rimane sospeso giusto sotto la superficie della lisciva. Volendo, potrei cercare un vicino che alleva polli, così non pagherei per l’uovo, ma mi fa comunque un po’ ribrezzo.
Se è un fatto di densità proverò a bollire il liquido trasparente finche diventa denso, ma non si spiega come faccia la gente ad ottenere la lisciva molto più facilmente, versando acqua fredda su strati di cenere e paglia.
luglio 19th, 2009 at 23:18
Quella dell’uovo non la sapevo! Sono vegetariana, non però vegana: credo che farò la prova dell’uovo.
Per filtrare meglio la lisciva prova così: prendo una bottiglia, infila nel collo un imbuto, fodera l’imbuto con lo straccio, versa sullo straccio a mestoli la lisciva, curando di lasciarla prima ferma un paio d’ore affinchè la cenere si depositi sul fondo e curando di tirarla su cul mestolo in superficie, senza smuovere il fondo. Verrà limpidissima.
Se la ltua lisciva è giallina e limpida, va bene. Per il fatto che si ostini a non pizzicare sulla lingua, non so che dirti. Forse la tua lingua è meno sensibile della mia…
Comunque, dopo aver ottenuto una lisciva passabilmente limpida prova a lavarci qualche indumento o qualche pezzo di stoffa cui non tieni troppo. Se il bucato viene bene, la lisciva è ok, che pizzichi o no.
Per la famosa lisciva a freddo: non so proprio e non ho mai provato, ma non credo che lavi così bene. Qui dove abito nei ricordi dei vecchi, anzi delle vecchie (e in più sono già quasi vecchia anchi’io…), si parla sempre di bucato fatto con la lisciva cotta. Ho sentito vagamente anche di altri sistemi: impilare il bucato in un tino, metterci sopra un grosso setaccio pieno di cenere, versare lentamente acqua sul setaccio. Una lisciva a freddo, praticamente. Poi però bisognava recuperare l’acqua dal tino, portarla a bollore e versarla di nuovo sul bucato attraverso il setaccio pieno di cenere. Operazione da ripetere più e più volte. Tanto vale bollire la cenere prima…
luglio 20th, 2009 at 04:32
Neanch’io sono vegano, bensì latto-vegetariano. In effetti è vero che avrei dovuto provare a farci il bucato lo stesso. Tra l’altro, ai tempi della lisciva il bucato si faceva con l’acqua caldissima (e non tanto spesso come lo facciamo noi), mentre noi qui abbiamo solo l’acqua fredda. Funziona a freddo?
luglio 20th, 2009 at 07:31
A freddo non lavo niente. In acqua appena tiepida lavo lana e delicati: vengono benissimo. Macchie, unto e simili con l’acqua fredda non vanno mica tanto via…
Io lavo riempiendo la lavatrice con acqua calda presa dal boiler a gas. Scaldare l’acqua con l’energia elettrica, come appunto fa la lavatrice, è un metodo molto inefficiente. Così è contento il pianeta ed è contenta la mia bolletta della luce.
luglio 20th, 2009 at 14:41
Ah lo sapevo che c’era la magagna. Qui con i detersivi chimici possiamo lavare anche a freddo e per fare l’acqua calda dovremmo usare la bombola del gas, che già solo per cucinare ci dura solo una settimana.
Adesso che ci penso, nella nostra mini centrale idroelettrica/solare c’è una resistenza immersa in un barile d’acqua per quando le batterie sono piene e bisogna spurgare l’energia di troppo. Quell’acqua dev’essere almeno 60º. Ci proverò.
luglio 21st, 2009 at 13:18
Ma come fa a non pizzicare sullla lingua da fredda? Dev’essere comunque caustica per funzionare. Volevo fare un esperimento col sapone, ma mi sa che rischio di sprecare un sacco d’olio.
luglio 21st, 2009 at 20:24
Caio a tutti,
ho letto i vostri commenti ed è stata una piacevole lettura,
io ho provato fare la lisciva già due anni fa, seguendo una delle ricette di una volta (e sono tante). Poi parlando con i vecchietti di una casa di riposo (entusiasti di parlare delle cose che si facevano una volta), siamo arrivati ad una conclusione e cioè:
luglio 21st, 2009 at 20:29
l’unica differenza tra una lisciva prodotta a caldo e una prodotta a freddo è che, quella prodotta a caldo è più trasparente e serve meno cenere per avere la stessa quantità alla stessa forza.
Per quanto riguarda il passo successivo, produrre il sapone, ricordatevi che con questi metodi (compreso quello descritto nel mio sito, ricaverete solo sapone molle (questo metodo fu usato per la prima volta dai coloni del nord America). Il sapone vi risulterà sempre molle, sia che usiate l’amido, sia che aumentiate le dosi della lisciva, perchè c’è un limite tra le percentuali di olio e lisciva oltre il quale non si combinano. Inoltre, usando troppa lisciva o troppo densa correte il rischio di produrre un sapone (molle) troppo aggressivo. Il sapone di lisciva più vecchio che ho in casa ha circa un anno e ha la consistenza del burro ed un colore paglierino scuro. Tenendo presente che questo E’, un sapone primitivo, debbo dire che è molto efficace. Io lo uso sopratutto per lavarmi le mani, avvolte sporche di quel nero untuoso del ferro nuovo (da carpenteria) o sporche di cemento e colore e rimango sorpreso ogni volta di come sbianca le mani, inoltre, ho notato che da quando lo uso non ho più le mani screpolate (tipico dei muratori), basta crema per le mani.
NB. Se volete un sapone più duro usando questo metodo, dovete usare grasso animale chiarificato. Consiglio: per chi vuole saperne di più del sapone molle, deve orientare le sue ricerche in inglese o spagnolo e cercare le ricette dei primi coloni del Nord America, troverete anche molte immagini delle pietre che usavano per colare la lisciva a freddo.
Ciao
luglio 21st, 2009 at 21:12
A Sergio. Prova a farci il bucato, caspiterina! Non pizzica sulla lingua, dici. Vero, ma sulla mia lingua un sugo per la pastasciutta con un’ombra di peperoncino rosso mi fa venir voglia di chiamare i pompieri, tanto pizzica, e non riesco ad arrivare al secondo boccone. Mia figlia se ne mangia giososamente due piatti e mi dice: Pizzica?!? Ma va!
Ad Adriano. Per favore, puoi darmi qualche link sul sapone fatto con la lisciva, possibilmente in inglese? E le pietre usate per colare la lisciva a freddo, poi! Non riesco proprio ad immaginare…
luglio 22nd, 2009 at 14:32
Adriano, grazie per i ragguagli, ma il sapone di Marsiglia viene notoriamente fatto con olio d’oliva e mi sembra bello duro.
In effetti, le mie ricerche le faccio sempre in Inglese. Si trovano molti più video e informazioni in generale. Questa volta sono incappato qui perché la parola “lisciva” la conoscevo da un episodio di Super Quark, mentre non ero sicuro che “lye” fosse la stessa sostanza.
Proverò anche in Spagnolo. Anche in Francese, perché no, ma da che mi ricordo, la ricetta del sapone di Marsiglia è segreta dai tempi del Re Sole.
Maria, ok ce lo faccio il bucato! Ma tanto, se funziona solo con l’acqua calda, il mio bucato verrà già meglio per via dell’acqua calda, e non saprò quanto sarà dovuto alla lisciva. Basta che mi sbrigo perché qui siamo in piena stagione delle piogge e non so come togliere la muffa dai miei panni (!).
luglio 23rd, 2009 at 00:48
Si certo Sergio, lo so, ma il sapone di marsiglia lo fanno con la soda e non con la lisciva come stiamo tentando noi.
c’è chi usava mettere un po di farina (di Mais) per renderlo più duro, va messa a fine cottura e dopo raffreddato, io sinceramennte devo ancora provare! ma so che in africa fanno ancora così.
anche perche la farina e un ottimo sgrassante e quindi assorbirebbe anche l’olio che non si è perfettamente ammalgamato con la lisciva
(con la farina provate a lavarci i piatti unti e vedrete!, anche i miei nonni la usavano,finito di lavare i piatti, davano questa sorta di brodo al maiale, con l’aggiunta di qualche patata)
luglio 23rd, 2009 at 04:05
Capisco, e la soda da dove viene? A me non importa che sia lisciva o soda, basta che si possa fare in casa con ingredienti che si trovano in natura, visto che vivo in mezzo alla foresta, ma mi sa che seppure dai tempi del Re Sole, la soda si fa in laboratorio chimico, no?
E con la farina non si crea una pastella che diventa ancora piu difficile da togliere dalle stoviglie?
luglio 23rd, 2009 at 07:52
Adriano, ho visto sul tuo sito la ricetta del sapone con la lisciva e la proverò. E’ molto diversa da quella che ho seguito io. Anch’io, come Sergio, vorrei ottenere del sapone con ingredienti “naturali”: non con la soda caustica, roba chimica che compri al supermercato.
Tu dici, Adriano, che di lisciva hai discusso lungamente con i vecchi, ottenendo varie ricette. Sul tuo sito non ne ho vista traccia (magari ho guardato solo tropo in fretta): se lasci scritto qualcosa qui…
E ancora una cosa, per Adriano e per tutti. Mi sto arrovellando da mo’ il cervello per trovare un prodotto naturale che sostituisca idraulico liquido e simili. Lo scarico della doccia di casa mia avrebbe bisogno, come dire?, di una bella ringiovanita. Se qualcuno ha idee e suggerimenti… Grazie!
luglio 24th, 2009 at 14:18
Ciao
Sergio si è vero la sola è una questione chimica che risale al 1792,
e un composto che si ottiene solo in laboratorio (con le dovute precauzioni). ma però, mi sembra che qui, intendo tutti i post qui sopra, non tengano conto del fattore tempo, intendo dire:
tutti gli eventi che hanno portato al sapone commerciale di adesso, hanno subito per effetto di causa una metamorfosi , indirizzata al miglioramento. Quindi noi oggi con il sapere aquisito in questo lasso di tempo, dobbiamo decidere due cose: 1° da quale tempo vogliamo ricomenciare ( io direi da quando abbiamo cominciato ad inquinare chimicamente). 2° usufruire dei metodi che appartengono a quel tempo, sommandoli a tutta la conoscenza di oggi.
Vuio un sapone, duro ,bianco e profumato?, soda+ grassi (sintetici)+ essenze.
Vuio un sapone per lavarti?, lisciva + oli vegetali o grasso animale + oli essenziali.
se segli la seconda, come credo, non avrai mai un sapone commerciale.
in fondo che ti importa se rimane un pastella cremosa, personalmente la trovo più comoda ed igienica, basta raccoglierne un pizzico con un dito, anziche spalmarti la saponetta sopra lo sporco.
Riguardo la farina: dicevo di usare farina di Mais quella della polenta, per capirci ( però macimata fine), e questa non si impasta quando la bagni, mentre se usi la farina di grano (che è ancora più sgrassante, per l’alto contenuto di amido, devi mettere due o tre cucchiai da tavola, in proporzione alle stoviglie, in un bicchiere e aggiungere pochissima acqua e mescolare. quando l’impasto è omogeneo, aggiungi ancora acqua e continua a mescolare e procedendo così arrivi ad avere una soluzione quasi licquida e la versi nel lavandino. il tutto con l’esperienza ti occupa solo un minuto.
A Maria,
il consiglio viena da uno che gli spurghi li pulisce da una vita e mi disse: un litro di aceto bianco molto caldo. Versalo nei tubi di scarico alla sera quando sai che non ne farai più uso, al mattino risciacqua.
ciao a tutti … Adriano
luglio 24th, 2009 at 22:39
Boh, va be’, secondo me mi sta facendo il malocchio la Palmolive. Sta mattina ho preso la “lisciva”, era trasparente e giallina, ma non densa. Tra l’altro, non so se tutti hanno letto il sito di Adriano (bisogna cliccare sul suo nome), ma volevo dire a tutti, vegetariani e no, che è meglio far galleggiare la patata che l’uovo; infatti uno dei metodi per sapere se un uovo non è più fresco, è proprio quello di vedere se galleggia, perché vuol dire che contiene una bolla d’aria.
Allora ho fatto bollire la lisciva e ogni tanto ci mettevo sta patatina che non galleggiava mai. Alla fine il liquido mi è diventato bello giallo, ma per via della patata e la patata, se mai avrebbe galleggiato sarebbe perché si sarebbe cotta nel frattempo, e invece ha fatto prima a evaporare quasi tutta la cosiddetta lisciva, ma sta patata andava sempre a fondo, e poi verso la fine non aveva neanche abb. liquido per galleggiare.
Mi sa che mi do all’origami…
luglio 25th, 2009 at 03:41
Va be’ mi è partito un condizionale di troppo… è un po’ che manco dall’Italia, e poi comungue oramai abbiamo rimasti in pochi a parlare l’Italianesco correggiuto.
Tornando alla lisciva, non sarà che è tutto dovuto al fatto che non era legno duro?
luglio 27th, 2009 at 17:40
ciao a tutti,
ho avuto un’idea dall’osservazione di Sergio, riguardo se è meglio usare la patata o l’uovo piuttosto che un penna d’oca o un bastone, per capire se la Lisciva è della forza giusta. Spero così di mettere tutti daccordo (vegetariani, vegani e animalisti). E’ un oggetto di legno di faggio, più pratico e preciso da usare e spero spiaccia a tutti, potete trovare foto di come si usa ed istruzioni eventualmente ne vorreste costruirvene uno.
http://www.flagoftheplanetearth.org/News.aspx?Lang=it-IT&Nid=10353
Colgo l’occasione per chiedervi se conoscete qualche associazione Onlus che potrebbe (liberamente) fabbricarlo e distribuirlo, traendone magari degli utili per le loro attività . Così anche voi potreste ordinarvene uno senza dovervelo costruire. La cosa mi farebbe piacere visto che è proprio l’intento del mio sito.
Grazie
luglio 30th, 2009 at 10:58
Un po’ complicato (almeno per me) costruire questo oggetto. Fammi capire una cosa, Adriano: se io prendessi un cubo o un parallelepipedo di faggio, senza stare a smussare l’angolo e ad applicare il manico, non potrei raggiungere il medesimo risultato?
luglio 30th, 2009 at 13:11
Basterebbe chiedere a qualche amico appassionato di bricolage …
comunque come dici tu, sarebbe stato troppo bello se fosse così facile! perchè se tu immergi un oggetto così senza creare un baricentro spostato qualsiasi forma potrebbe roteare nell’acqua, impedendoti di avere la possibilità di fare un segno preciso. Inoltre l’astina serve per recuperarlo e non avvicinarsi alla lisciva.
Potresti acquistare anche un uovo di legno, quelli che usavano le nonne per riparare i calzini, ma anche qui tende a roteare e il segno fatto immergendolo dell’acqua salata va dove gli pare. Se trovo un’associazione (non a scopo di lucro) che li vuole produrre, potremmo avere la possibilità in tanti di avere una lisciva tarata e così sarebbe più facile scambiarci le ricette.
ottobre 15th, 2009 at 18:35
Fantastici…… non mi era mai capitato di leggere un intero “botta risposta”, interessantissimi i vostri esperimenti che mi cimenterò ad effettuare. Ricetta per Maria (per lo spurgo lavandini, docce e vasche) : 150 g. sale grosso, 150 g. bicarbonato, versa nllo scarico e subito dopo versa velocemente un pentolone di acqua bollente.
Grazie dei preziosi consigli!
ottobre 25th, 2009 at 22:17
gentili amici,
vi scriviamo perchè da un pò di tempo autoproduciamo la lisciva con la cenere e usiamo questo detergente “naturale” per piatti, lavatrice ecc…. alcuni amici però ci dicono che il principio attivo è la soda caustica altamente inquinante! è vero? cosa pensate a riguardo?
grazie per la cortese attenzione.
guidoedaniela
ottobre 25th, 2009 at 22:40
Le lezioni di chimica ai tempi del liceo tornano tuttora periodicamente nei miei incubi. Però la lisciva dovrebbe essere idrossido di potassio, KOH, mentre la soda caustica è idrossido di sodio, NaOH.
La lisciva altamente inquinante? Non credo proprio. La cenere di legna viene sparsa negli orti per concimare, anche se certo non a quintali
ottobre 28th, 2009 at 15:20
Maria ha ragione. Il potassio è prezioso per l’agricoltura.
Si sente sempre di più emergere la necessità che a scuola si insegnino ….bene i fondamenti della chimica (e anche della fisica). Così si leggerebbero sui giornali meno inesattezze e stupidità , che fuorviano il comportamento dei cittadini indirizzandoli verso un ecologismo incompetente e sconclusionato.
novembre 6th, 2009 at 11:52
grazie mille per le inforamzioni, volevo saprele se potevo utilizzare una pentola in allumio per preparare la lisciva e se la stessa pentola poteva esserre usata per far boliire i vasetti della salsa
novembre 6th, 2009 at 11:57
Ciao Filippo, io ho sempre usato una pentola di acciaio che impiego anche per cucinare. Nessun effetto collaterale
novembre 6th, 2009 at 12:49
sabato scorso ho provato a fare la lisciva con 5 litri di acqua, quando si è raffreddata lo travasata e ottenuto solo 1.5 litri di lisciva ed ho notato che sul bordo della pentola in alluminio a contatto con liquido si foemavano boliicine…come friggere….è normale?
novembre 6th, 2009 at 12:57
Non ti so proprio dire se è normale: non possiedo pentole in alluminio…
novembre 6th, 2009 at 13:01
e che ne dici della resa di solo 1.5 litri di lisciva?
novembre 6th, 2009 at 13:05
Abbastanza normale. Se fai bollire per due ore cinque litri d’acqua, quanta te ne rimane nella pentola? E tieni conto che c’è acqua anche nella pasta di cenere rimasta sul fondo
novembre 9th, 2009 at 11:54
[...] sulle pulizie ecologiche, un argomento che mi è particolarmente caro, con una ricetta per liberare gli scarichi otturati di lavandini, docce e vasche nel modo più naturale [...]
novembre 11th, 2009 at 22:51
ho trovato interessante questo sito:
http://www.asuc.it/index.asp?pg=172