Il clima si mangia il grano

Date un’occhiata alla cartina sopra, non si tratta di buone notizie. Quelle azzurre sono le zone che diventeranno coltivabili a grano entro il 2050 – non stiamo scherzando, c’è anche l’Alaska tra queste!. E’ l’effetto dei cambiamenti climatici, ma è un po’ come la storia della coperta troppo corta, copri la testa e scopri inevitabilmente i piedi.
Secondo CGIAR infatti, il surriscaldamento del pianeta ridurrà circa del 50% la superficie coltivabile a grano dell’Asia entro i prossimi 50 anni. E stiamo parlando del più grande granaio del mondo. Ad esempio, nella vasta pianura del Gange, in India, si produce circa il 15% del grano del mondo, ma secondo CGIAR questa zona si restringerà del 50% nei prossimi 50 anni. Insomma non ci sono solo le genziane che crescono ancora a dicembre sulle Alpi tra gli effetti palpabili del riscaldamento globale, ma anche preoccupanti previsioni circa i nostri rifornimenti alimentari futuri. L’innalzamento delle temperature provocherà infatti, effetti collaterali sulle piante e sulla loro capacità di crescere e di riprodursi, oltre che sul regime delle piogge.
Secondo CGIAR nuove aree si apriranno alla coltivazione di grano come evidenziato nella cartina, ma non saranno in grado di sopperire alla scarsità di risorse che affliggerà sempre di più le zone dei tropici. Per un approfondimento (in inglese) leggi BBC News.
da emiliano
Ultimo commento:
di Alessio Scippo il 01/1/70
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dicembre 12th, 2006 at 14:47
A mutamenti climatici corrisponderanno cambiamenti geo-politici. Questo mutamento climatico nella fattispecie sembrà che può rendere più forte ancora il Nord America. Sono sicuro che c’è un folto gruppo di scienziati politici al Pentagono che studia le possibilità di accrescere l’egemonia USA in un mondo colla biosfera profodamente alterata