Una zattera di rifiuti per esplorare il vortice dei rifiuti nel Pacifico

Una zattera fatta di rifiuti partirà alla volta del vortice dei rifiuti, la zona dell’Oceano Pacifico grande quattro volte l’Italia in cui il mare è ridotto a una zuppa dove nuotano frammenti di plastica provenienti da tutto il mondo. Gli animali che li ingeriscono, ovviamente, muoiono.
Un anno fa due scienziati si erano recati nel vortice dei rifiuti, anch’essi con un’imbarcazione ricavata dai rifiuti. Ora lo fa un miliardario. Lo scopo è il medesimo: segnalare al mondo il problema, ed invitare a risolverlo.
Il miliardario inglese David de Rothschild, 30 anni, sta costruendo un’imbarcazione a base di bottiglie vuote di plastica. In aprile salperà da San Francisco alla volta del vortice dei rifiuti.
La sua imbarcazione si chiama Plastiki, un nome che riecheggia il Kon-Tiki, la zattera di giunchi che l’esploratore norvegese Thor Heyerdahl usò nel 1947 per attraversare il Pacifico nel tentativo di dimostrare che un viaggio del genere poteva essere stato compiuto anche in tempi remoti.
Il vortice dei rifiuti è al largo delle Hawaii e del Giappone. Lì il gioco delle correnti concentra la plastica finita in mare da ogni dove.
Siccome la plastica non è biodegradabile, ha cominciati ad accumularsi nel vortice più o meno dagli Anni 50 e lì rimarrà per chissà quanto ancora.
Gli scienziati che hanno visitato il vortice dei rifiuti descrivono il mare come una zuppa, una sorta di minestrone nel quale galleggiano infiniti frammenti grandi e soprattutto piccoli di immondizia.
Ogni anno vengono prodotti 100 milioni di tonnellate di plastica. Si calcola che il 10% finisca in mare: e di lì, nel giro di qualche anno, nel vortice dei rifiuti.
Secondo le Nazioni Unite, in ogni miglio quadrato di mare interessato dal vortice dei rifiuti nuotano 46.000 pezzi di plastica, perlopiù grandi come una monetina.
Sul Telegraph una zattera di rifiuti per esplorare il vortice dei rifiuti nel Pacifico
Il Kon-Tiki
Guarda qui di seguito il documentario sul vortice dei rifiuti, il settimo continente nel Pacifico.
Foto Flickr
da maria
Ultimo commento:
di Miriana il 01/1/70
Visualizza / Lascia un commento







gennaio 23rd, 2009 at 17:50
questa notizia mi procura una certa amarezza
e mi indigno di fronte alle statistiche che ci vogliono propinare certi programmi televisivi in italia – purtroppo rientra nella categoria delle domande senza risposta
gennaio 23rd, 2009 at 17:51
Sicuri di essere nell’oceano pacifico o nel golfo di napoli???
gennaio 23rd, 2009 at 18:17
No comment. The end.
gennaio 23rd, 2009 at 18:20
FINCHE’ NON SI DECIDERA’ A COSTRUIRE TERMOVALORIZZATORI PER L’INCENERIMENTO DEI RIFIUTI GENERANDO OLTRETUTTO QUANTITA’ ENORMI DI ELETTRICITA’ SOLO SI DOVRA’INCOLPARE LA CORRUZIONE CHE ESISTE NEL SETTORE. IN ITALIA COME ALL’ESTERO. INCIVILTA’ QUESTO E’ QUANTO.
gennaio 23rd, 2009 at 18:21
NON SONO DI NAPOLI,MA NON MI PIACE IL PARAGONE,POSSIBILE CHE DOBBIAMO SEMPRE SPUTTANARCI DAPPERTUTTO?CARO AUTORE POTEVI SCRIVERE:-SIAMO NEL PACIFICO O A CASA MIA?
gennaio 23rd, 2009 at 18:48
che schifo, ma si puo’ essere cosi’ incoscienti!!!!!
gennaio 23rd, 2009 at 18:55
Ma il problema si può risolvere.
A Brescia, in Lombardia, tutti i rifiuti tipo plastica ecc, vengono convogliati in un grandissimo inceneritore.
Dall’inceneritore, scaturisce poi energia elettrica e teleriscaldamento.
praticamente, crea un notevolissimo risparmio sia in termini di consumi di energia elettrica, sia in termini di consumi di metano.
“l’isola” dei rifiuti, potrebe trasformarsi quindi in una risorsa, da vecchi deposito ad avveniristico giacimento.
ciao a tutti da Fabrizio
gennaio 23rd, 2009 at 19:06
Spero solo nel buon senso della razza umana, e non andare oltre il punto di non ritorno; svegliamoci tutti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
gennaio 23rd, 2009 at 19:07
inventeranno plastica più pesante, cos’ affonda e nessuno la vede più…
gennaio 23rd, 2009 at 19:19
l’aria degli inceneritori respiratevela voi.
il problema dei rifiuti si risolve non facendoli.
gennaio 23rd, 2009 at 19:20
miei Cari, gli inceneritori produrranno anche energia ma producono anche tante diossine e quindi tanto cancro inquinando in maniera non reversibile e allora da morti che c’è ne facciamo dell’energia? penso che sia più saggio smettere di produrre cose da imbecilli che han come unico scopo il mercato per finire subito dopo in spazzatura.
Gino Ancona
ps. il cervello non sta di contrappeso al culo: ricordare!
gennaio 23rd, 2009 at 19:33
Certo simili nefandezze non fanno altro che rafforzare la convinzione che siamo noi e solo noi la causa di tutto.Pero’ mi piacerebbe che non ci si fermasse solo alla constatazione del danno ma si pensasse anche a come risolverlo.La butto li: facciamo piattaforme petrolifere in ogni posto e luogo nel mondo, e’ cosi difficile allestire delle strutture fisse o mobili che siano ( penso a delle chiatte che navigando possano filtrare l’acqua ,triturando i rifiuti ericuperando… oppure delle reti lasciate alla deriva che sfruttando le correnti possono intrappolare sta mondezza per poi recuperarla…magari puo’ essere anche un redditizzio con quello che costano le materie prime…
gennaio 23rd, 2009 at 20:15
citando Einstein: “ci sono solo due cose infinite, l’universo e la stupidità umana…e non sono tanto sicuro della prima!”;
comunque, quoto sia silvio che gino, il recupero si può fare e bruciare tutto non è la soluzione che risolve i problemi…mai sentito parlare di riciclaggio???e di riuso??(per la vera soluzione ai rifiuti, che è non produrli…)
comunque sia, vi consiglio (soprattutto a FRANCESCO e fabriziomaggi, am può stare bene a tutti) di cercarvi su internet il TMB (trattamento meccanico-biologico), ovviamente non è la soluzione al problema, ma può contribuire perchéP in pratica è un’evoluzione del riciclaggio/incenerimento! e poi le 3R? Riduco, Riuso, Riciclo?? eh, eh…
gennaio 27th, 2009 at 19:17
se avete l’idea dell’inceneritore, anche per la plastica, non immaginate le conseguenze..E L’INQUINAMENTO DOVE LO LASCIATE???se la plastica viene incenerita, inquinerete di più!io non sono daccordo.