Clima

Protocollo di Kyoto, l’Italia ce la può fare (a evitare il peggio)

energia_pulitaIl Protocollo di Kyoto compie oggi quattro anni dalla sua entrata in vigore nel 2005 e mi sembra oppurtuno tirare un primo bilancio.

Venerdì mattina sono stato alla conferenza stampa di presentazione del Dossier Kyoto, presentato a Roma dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

Sono emersi dati molto interessanti che voglio condividere con voi. Innanzitutto riguardo l’Italia che sembra ce la possa fare a rispettare i target fissati quattro anni fa in Giappone. Vediamo quanto si avvicina alla realtà questa affermazione.

Sulla base dei dati presentati da Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e firmatario del Protocollo di Kyoto, a partire dal 2005 il nostro Paese ha fatto registrare un calo delle emissioni di gas serra in atmosfera.

Colpa della crisi? Neanche per sogno. Quest’ultima ha influito sulla diminuzione solo negli ultimi due mesi del 2008. Secondo Ronchi il calo delle emissioni “è legato soprattutto agli effetti di alcune misure europee, come la direttiva ETS sui grandi impianti, la direttiva sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica”.

Ma cosa intende Ronchi quando dice che l’Italia ce la può fare? Vi spiego bene. In base ai target fissati dal Protocollo di Kyoto l’Italia dovrebbe ridurre le proprie emissioni del 6,5% rispetto al 1990 come media nel periodo 2008-2012.

Ora, osservando i dati è vero che le emissioni sono calate, ma sono ancora lontane da tali traguardi. Ancora nel 2006 l’Italia era 9,9% al di sopra delle emissioni del 1990 e secondo Ronchi se l’Italia prenderà una serie di provvedimenti legati a rinnovabili, efficienza energetica, trasporti urbani e ferroviari e raccolta differenziata si potrà avvicinare di poco più di un punto percentuale (-5,4%) agli obiettivi fissati in Giappone.

Non voglio fare certo l’uccello del malaugurio, ma vista l’aria che tira non mi sembra per ora sia questo il Governo in grado di garantire che tali provvedimenti verranno presi (vedi Cip6, detrazioni fiscali per l’efficienza energetica, rinnovabili sui nuovi edifici e bonus auto) e oltretutto non mi sembra un risultato esaltante, visto che ad esempio la Germania i suoi obiettivi li ha raggiunti già quest’anno.

Il quadro internazionale? L’Europa è sulla buona strada per raggiungere e superare i suoi obiettivi, ma nonostante questo il Protocollo viene definito un insuccesso.

Una spiegazione su tutte è che nel 1992 i Paesi che con il Protocollo di Kyoto avevano impegni di riduzione rappresentavano il 62% delle emissioni mondiali mentre oggi raggiungono a malapena il 47%. La risposta va cercata nella crescita industriale fatta registrare negli ultimi anni da Paesi come India e Cina. E allo stato attuale infatti i paesi in via di sviluppo sono fuori dal meccanismo di riduzione delle emissioni.

“Per questioni legate alle emissioni storiche e a quelle procapite (ancora nettamente più basse quelle dei paesi in via di sviluppo)” dice Ronchi “gli impegni di riduzione dovrebbero restare maggiori per i Paesi più industrializzati, ma sarà indispensabile, per mitigare la crisi climatica, associare anche i Paesi di nuova industrializzazione, a partire dalla Cina che ha ormai superato le emissioni degli Stati Uniti”.

Già, gli Stati Uniti. Infatti, oltre al fatto che il Protocollo non è dotato di un sistema di sanzioni efficaci, la mancata adesione del secondo emettitore di gas serra al mondo è un altro dei problemi del Protocollo.

Ma Ronchi è ottimista. Dice che il New Deal ecologico di Obama apre nuove prospettive a livello mondiale. Sono curioso di sapere se la previsione sarà azzeccata. E proprio a dimostrazione-bis che non voglio fare l’uccellaccio del malaugurio aggiungo anche che lo auspisco. Sarà poi il tempo a dare le sue belle risposte.

Fonte Fondazione Sviluppo per lo sviluppo sostenibile

Scarica il Dossier Kyoto

Foto Pierre Pouliquin

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feb  09
16
alle 02:51
da emiliano


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