Clima, Inquinamento

Negoziati sul clima, la Cina vuole addebitare le sue emissioni ai Paesi consumatori

cina fabbricaUn accordo planetario per contenere le emissioni di gas serra sembrava ormai vicino grazie all’insediamento di Obama alla Casa Bianca e alla sua svolta storica sul clima.

Invece spunta un ostacolo. La Cina, il Paese che più di tutti rilascia anidride carbonica nell’atmosfera, solleva un’obiezione che mi sembra assolutamente sensata. Dice che sono i Paesi consumatori a doversi far carico delle sue emissioni: in fondo, la Cina produce e inquina soprattutto per esportare.

In effetti si calcola che un terzo delle emissioni cinesi di gas serra siano legate alla produzione di beni ed oggetti destinati all’Occidente.

L’Occidente non ha solo delocalizzato la produzione in luoghi dove la manodopera costa poco. Ha anche delocalizzato le sue emissioni, osserva la Cina.

Questa sua presa di posizione è emersa durante i colloqui preparatori della conferenza di Copenhagen, prevista per dicembre: l’occasione dalla quale ci si attendeva un patto planetario salvaclima.

Al momento non si conoscono le reazioni da parte degli Stati Uniti. L’Unione Europea invece sostiene che ogni Paese dev’essere pienamente responsabile delle emissioni provenienti dal suo territorio.

Però, ripeto, secondo me la Cina non ha torto. Gran parte del suo contributo all’effetto serra in realtà è legato ai nostri consumi.

Sul Guardian negoziati sul clima, la Cina vuole addebitare le sue emissioni ai Paesi consumatori

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mar  09
18
alle 01:15
da maria

Ultimo commento:

di Rinaldo Sorgenti il 01/1/70

I falsi (ed interessati) miti della supposta... protezione del Pianeta Le lettere pubblicate ...


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4 Commenti to “Negoziati sul clima, la Cina vuole addebitare le sue emissioni ai Paesi consumatori”

  1. emiliano dice:

    e non solo… le emissioni procapite della Cina, così come dell’India, sono molto molto più basse delle nostre e considerando che i gas serra rimangono a lungo in atmosfera, i responsabili della maggior parte delle emissioni fino ad ora prodotte siamo solo e unicamente noi

  2. Gino36 dice:

    Beh, se Cina e India avessero emissioni procapite pari a quelle occidentali i peggiorin scenari prospettati per l’effetto serra sarebbero acqua fresca in confronto alla realtà ed in tempi molto più rapidi.

    Per fortuna non ci possono arrivare per limiti fisici, leggasi non ci sono abbastanza risorse fossili da bruciare.

    Sul fatto che le quote vadano addebitate agli altri, vuol dire nascondersi dietro ad un dito, anche la Germania è un forte esportatore visto che ha ancora parecchie industrie pesanti, ma discorsi del genere non si sognano di farli per fortuna, visto che è un lavarsi le mani rispetto ai problemi del consumo dei combustibili fossili della serie “prima arriviamo a consumare come voi e poi ne parliamo”…quindi se gli altri hanno sbagliato ed è palese, prima sbaglio io, me ne prendo i vantaggi e divido i danni dell’errore con tutti aggiungendoli a quelli già esistenti.

    C’è di che essere ottimisti…

  3. Per la prima volta la Cina prende in considerazione limiti alle emissioni di gas serra | globb dice:

    [...] inoltre che una buona parte delle sue emissioni è legata alla produzione di beni che vengono esportati in Occid…: e che l’Occidente deve farsi carico di questa quota di [...]

  4. Rinaldo Sorgenti dice:

    I falsi (ed interessati) miti della supposta… protezione del Pianeta

    Le lettere pubblicate in questi ultimi giorni mi consentono di approfondire questioni e luoghi comuni che negli ultimi 20 anni sono stati disseminati dalla martellante ed impropria enfasi dei “miti ambientalisti”. Rispondo, così, senza la pretesa di cambiare tali convinzioni, ma di essere utile a chi legge. Proviamoci, per capitoli.
    Emissioni di CO2 in fase di combustione: Nessuno può smentire che bruciando un combustibile che ha un maggiore contenuto di carbonio (da cui deriva, appunto, il nome del carbone) si produca una maggiore quantità di CO2 rispetto ad un combustibile alternativo che invece ha un maggiore contenuto di idrogeno (come è il caso del gas metano). Ovviamente, tale comparazione deve sempre essere fatta a parità di energia elettrica prodotta, perché è di questo che ci stiamo interessando. Altra cosa, invece, è valutare tali emissioni nel “ciclo di vita” completo di carbone e gas, come si dovrebbe fare se il “problema” delle emissioni di CO2 fosse importante: visto peraltro che la CO2 – che ripeto “NON ha un effetto nocivo a livello locale” – finisce poi nella troposfera, dove in parte contribuisce al cosiddetto “effetto serra”, unitamente ad altri gas tra cui lo stesso metano (CH4), il protossido di azoto (N2O), eccetera. Quindi, serve a ben poco preoccuparci delle emissioni dalla combustione del carbone, se poi facciamo finta di non sapere quali e quante emissioni della stessa molecola CO2 (oltre a quelle dirette di metano) sono rilasciate in atmosfera nelle fasi di estrazione dei vari combustibili (e del gas naturale in particolare) nei Paesi di provenienza. La differenza – illogica, ma prevista dalle regole vigenti – è che le emissioni “post-combustione” siano conteggiate – e demonizzate -, mentre le altre rilevanti emissioni “pre-combustione” si fa finta, addirittura, che non esistano.

    Emissioni conseguenti alla produzione elettrica. E’ logico e necessario che ogni comparazione tra i diversi combustibili debba farsi esaminando le migliori tecnologie oggi disponibili, altrimenti si rischia di fare confusione, come spesso succede. Una comparazione razionale ed oggettiva ci dice oggi, allora, che l’impatto ambientale in termini invece di “veri inquinanti” (SO2, NOx, polveri) di una moderna centrale a carbone è sostanzialmente identica a quella di una moderna centrale a gas, ovviamente a parità di elettricità prodotta.

    La mistificazione Germania. Ai tedeschi sono state riconosciute emissioni pro-capite di 14,92 tonnellate/anno di CO2, contro solo 8,7 tonnellate/anno a noi italiani. Perché questa discriminazione, se la CO2 “NON è dannosa alla salute locale”? Purtroppo, chi ha negoziato per noi a Bruxelles il “Burden sharing agreement”, nel 1998, si è fatto platealmente “gabbare”. E sulla scia di un “falso ambientalismo” si è fatto concedere un volume di emissioni assolutamente penalizzante per l’Italia e per la competitività del nostro sistema Paese, nonostante noi avessimo la più bassa “intensità energetica”: vale a dire, produciamo lo stesso bene consumando meno energia dei nostri concorrenti UE. I tedeschi, a queste condizioni loro favorevoli, giustamente continuano a produrre l’elettricità di base con il carbone ed il nucleare (oltre l’80% del loro fabbisogno) e con gli ingenti risparmi economici che conseguono così, finanziano lo sviluppo delle energie rinnovabili (eolico e solare) e non disdegnano di farci anche un ulteriore business vendendo gli “specchi” (fotovoltaici, o per allodole come dimostra il professor Battaglia?) a noi furbi italiani!

    Cambiamenti climatici. Ma davvero c’è chi pensa che la naturale variabilità del clima – che c’è sempre stata ben prima che l’uomo inventasse l’industria, e che continuerà ad esserci anche in futuro – dipenda dalle emissioni locali di CO2? Vorrei semplicemente ricordare che le emissioni di “gas ad effetto serra” causate dall’attività umana sono meno del 4% delle emissioni totali di CO2 sul Pianeta. Orbene, il Protocollo di Kyoto si ripromette di ridurre del 5,2% questo <4%: vale a dire, circa lo 0,25% del totale mondiale, ammesso che lo facciano tutti i Paesi del Mondo e che le riduzioni si applichino a tutti i settori (industria, riscaldamento, trasporti, agricoltura).

    Rinaldo Sorgenti

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