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	<title>Commenti a: MaterBi, la bioplastica ricavata dal mais. Ovvero l&#8217;illusione del sacchetto per la spesa ecologico</title>
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		<title>Di: Mau</title>
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		<dc:creator>Mau</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 11:00:28 +0000</pubDate>
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		<description>Esistono vari tipi di bioplastiche:
Mater bi prodotto da Novamont
Biotech prodotto dalla omologa azienda facente parte il gruppo sphere
Basf prodotto dalla omologa azienda.
....e altri.
Si parte dall&#039;amido di Mais per arrivare a quello di patate passando per l&#039;amido di barbabietola.
La costante è che tutti i materiali hanno necessità di un componente prodotto da basf (ecoflex) senza il quale è impossibile la produzione di sacchetti.
Dal punto di vista meccanico le caratteristiche del materbi e del biotech rispetto al polietilene sono decisamente più scadenti. Il basf ha caratteristiche  molto superiori (anche il costo) rispetto ai due precedenti.
Per quanto riguarda l&#039;utilizzo di sacchetti in bioplastiche per la raccolta dell&#039;umido, spesso, i compostatori lamentano che questi sacchetti creano problemi durante il processo di raccolta dell&#039;umido nel passaggio all&#039;inceneritore.
Per quanto riguarda il polietilene, per correttezza di informazione è si un derivato del petrolio ma arriva dagli scarti della lavorazione del petrolio.
Comunque in Svizzera e Inghilterra che, dal punto di vista ecologico, sono molto più avanti di noi, non vogliono sentire parlare di bioplastiche. Ci sarà un motivo?
Esiste poi uno studio condotto da un professore universitario (non ricordo il nome) che prende in considerazione il polietilene additivato e ne tratta in termini positivi.
Dove sta dunque la soluzione ecologica del problema?
A voi l&#039;ardua sentenza.
E poi perchè il conceto di biodegradabilità ha 2 valenze diverse se si fa cenno alla normativa europea piuttosto che a quella italiana?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono vari tipi di bioplastiche:<br />
Mater bi prodotto da Novamont<br />
Biotech prodotto dalla omologa azienda facente parte il gruppo sphere<br />
Basf prodotto dalla omologa azienda.<br />
&#8230;.e altri.<br />
Si parte dall&#8217;amido di Mais per arrivare a quello di patate passando per l&#8217;amido di barbabietola.<br />
La costante è che tutti i materiali hanno necessità di un componente prodotto da basf (ecoflex) senza il quale è impossibile la produzione di sacchetti.<br />
Dal punto di vista meccanico le caratteristiche del materbi e del biotech rispetto al polietilene sono decisamente più scadenti. Il basf ha caratteristiche  molto superiori (anche il costo) rispetto ai due precedenti.<br />
Per quanto riguarda l&#8217;utilizzo di sacchetti in bioplastiche per la raccolta dell&#8217;umido, spesso, i compostatori lamentano che questi sacchetti creano problemi durante il processo di raccolta dell&#8217;umido nel passaggio all&#8217;inceneritore.<br />
Per quanto riguarda il polietilene, per correttezza di informazione è si un derivato del petrolio ma arriva dagli scarti della lavorazione del petrolio.<br />
Comunque in Svizzera e Inghilterra che, dal punto di vista ecologico, sono molto più avanti di noi, non vogliono sentire parlare di bioplastiche. Ci sarà un motivo?<br />
Esiste poi uno studio condotto da un professore universitario (non ricordo il nome) che prende in considerazione il polietilene additivato e ne tratta in termini positivi.<br />
Dove sta dunque la soluzione ecologica del problema?<br />
A voi l&#8217;ardua sentenza.<br />
E poi perchè il conceto di biodegradabilità ha 2 valenze diverse se si fa cenno alla normativa europea piuttosto che a quella italiana?</p>
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	<item>
		<title>Di: Giovanni</title>
		<link>http://www.blogeko.it/2009/materbi-la-bioplastica-ricavata-dal-mais-ovvero-lillusione-del-sacchetto-per-la-spesa-ecologico/comment-page-1/#comment-80630</link>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 14:06:19 +0000</pubDate>
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		<description>Ognuno è libero di esprimersi come crede in un paese dove c&#039;è libertà di opinione. La stessa libertà che impone però anche di diffondere informazioni corrette, non &quot;ideologiche&quot;, in merito a qualunque argomento. Per ciò che riguarda i sacchetti bio-compostabili ( questa è l&#039;esatta terminologia, poichè l termine biodegradabile è troppo ampio in qunto tutto può essere  biodegradabile, anche il polietilene biodegrada sebbene ciò avviene in centinaia di anni ) , se un sacchetto in commercio si rompe non rendendo possibile il suo scopo d&#039;uso ( per esempio la raccolta corretta dello scarto umido organico domestico ) vuol dire semplicemente che l&#039;azienda che lo ha prodotto lo ha realizzato male. Ma questa non è una colpa del della bioplastica, del prodotto in sè quindi, ma di chi ha utilizzato tale prodotto producendo male il manufatto finito. Esistono valide aziende ed altre no del resto .La stessa cosa può avvenire per qualunque manufatto plastico se non risulta essere stato realizzato bene ( quante volte è capitata che una sacchetto di polietilene si sia rotto in prossimità della sua saldatura? Quante volte è capitato che un giocattolo, un componente plastico si sia rotto a causa della sua non appropriata costruzione ? Ciò non significa però che la plastica sia un &quot;cattivo prodotto&quot; ). Inoltre, lo scopo dei sacchetti bio-compostabili non è il loro riutilizzo più volte poichè la loro destinazione d&#039;uso è la raccolta dello scarto umido organico domestico , quindi il loro  &quot;fine ciclo vita&quot; è quello.
Diverso è invece il discorso per quanto riguarda le borse shoppers bio-compostabili reperibili oggi in molti supermercati ( Auchan, Dechatlon, Esselunga, Coop). Infatti, il loro scopo è, ovviamente, quello di &quot; portare a casa la spesa senza rompersi&quot;, dopodichè possono essere riutilizzati per la raccolta dello scarto umido organico domestico qualora siano stati  prodotti in conformità della Norma sulla compostabilità ( EN 13432 ), cosa che deve essere necessariamente scritta sul singolo sacchetto bio-shopper e certificata ( dato che tali sacchetti devono essere riconoscibili ).
Ovviamente, anche per questi articoli vale ciò che è in evidenza per ogni articolo: e cioè che se il sacchetto non è stato realizzato in conformità della Norma EN 13432 e non è stato prodotto rispettando le regole sulle prestazioni meccaniche allora il risultato sarà che si romperà ( suscitando la legittima reazione negativa come nel caso del Sig. Federico Vannucci ) e, ancor peggio, non potrà essere riutilizzato per la raccolta dello scarto umido organico domestico creando un danno ( e non un beneficio ) per l&#039;ambiente, l&#039;industria Italiana/Europea e per tutta la filiera.
Quindi, in definitiva, non si deve generalizzare ( se una autovettura Mercedes per esempio risultasse difettosa signifca forse che tutte le autovetture Mercedes lo siano? ) ma semplicemente essere correttamente informati per saper giudicare ( anche se spetterebbe alle aziende dare prima di tutto una corretta informazione alla collettività )</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ognuno è libero di esprimersi come crede in un paese dove c&#8217;è libertà di opinione. La stessa libertà che impone però anche di diffondere informazioni corrette, non &#8220;ideologiche&#8221;, in merito a qualunque argomento. Per ciò che riguarda i sacchetti bio-compostabili ( questa è l&#8217;esatta terminologia, poichè l termine biodegradabile è troppo ampio in qunto tutto può essere  biodegradabile, anche il polietilene biodegrada sebbene ciò avviene in centinaia di anni ) , se un sacchetto in commercio si rompe non rendendo possibile il suo scopo d&#8217;uso ( per esempio la raccolta corretta dello scarto umido organico domestico ) vuol dire semplicemente che l&#8217;azienda che lo ha prodotto lo ha realizzato male. Ma questa non è una colpa del della bioplastica, del prodotto in sè quindi, ma di chi ha utilizzato tale prodotto producendo male il manufatto finito. Esistono valide aziende ed altre no del resto .La stessa cosa può avvenire per qualunque manufatto plastico se non risulta essere stato realizzato bene ( quante volte è capitata che una sacchetto di polietilene si sia rotto in prossimità della sua saldatura? Quante volte è capitato che un giocattolo, un componente plastico si sia rotto a causa della sua non appropriata costruzione ? Ciò non significa però che la plastica sia un &#8220;cattivo prodotto&#8221; ). Inoltre, lo scopo dei sacchetti bio-compostabili non è il loro riutilizzo più volte poichè la loro destinazione d&#8217;uso è la raccolta dello scarto umido organico domestico , quindi il loro  &#8220;fine ciclo vita&#8221; è quello.<br />
Diverso è invece il discorso per quanto riguarda le borse shoppers bio-compostabili reperibili oggi in molti supermercati ( Auchan, Dechatlon, Esselunga, Coop). Infatti, il loro scopo è, ovviamente, quello di &#8221; portare a casa la spesa senza rompersi&#8221;, dopodichè possono essere riutilizzati per la raccolta dello scarto umido organico domestico qualora siano stati  prodotti in conformità della Norma sulla compostabilità ( EN 13432 ), cosa che deve essere necessariamente scritta sul singolo sacchetto bio-shopper e certificata ( dato che tali sacchetti devono essere riconoscibili ).<br />
Ovviamente, anche per questi articoli vale ciò che è in evidenza per ogni articolo: e cioè che se il sacchetto non è stato realizzato in conformità della Norma EN 13432 e non è stato prodotto rispettando le regole sulle prestazioni meccaniche allora il risultato sarà che si romperà ( suscitando la legittima reazione negativa come nel caso del Sig. Federico Vannucci ) e, ancor peggio, non potrà essere riutilizzato per la raccolta dello scarto umido organico domestico creando un danno ( e non un beneficio ) per l&#8217;ambiente, l&#8217;industria Italiana/Europea e per tutta la filiera.<br />
Quindi, in definitiva, non si deve generalizzare ( se una autovettura Mercedes per esempio risultasse difettosa signifca forse che tutte le autovetture Mercedes lo siano? ) ma semplicemente essere correttamente informati per saper giudicare ( anche se spetterebbe alle aziende dare prima di tutto una corretta informazione alla collettività )</p>
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		<title>Di: federico.vannucci</title>
		<link>http://www.blogeko.it/2009/materbi-la-bioplastica-ricavata-dal-mais-ovvero-lillusione-del-sacchetto-per-la-spesa-ecologico/comment-page-1/#comment-80614</link>
		<dc:creator>federico.vannucci</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 15:25:54 +0000</pubDate>
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		<description>Allora, questi troiai di sacchetti biodegradabili non reggon niente, si rompono con estrema facilità, e quindi non possono essere riutilizzati come e per quante volte i normali sacchetti di plastica, divenendo rifiuto già dopo il primo utilizzo (semprechè &quot;rifiuto&quot; non lo sia diventato parte del contenuto che, con il sacchetto che si rompe, può a sua volta cadere e rompersi quando batte per terra!).
.
Considerato che essi hanno comunque un &quot;costo&quot; energetico ed ambientale, fatte queste debite considerazioni, sarei davvero curioso di sapere quanto sia il &quot;risparmio&quot; rispetto ai normali sacchetti di plastica.
.
Purtroppo quando Ideologia ed interessi economici vanno a braccetto, ecco che ti arrivano &quot;sortite&quot; come queste dei sacchetti biodegradabili: per i quali più che le parole, mi sembrerebbero appropriate le ... parolacce!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Allora, questi troiai di sacchetti biodegradabili non reggon niente, si rompono con estrema facilità, e quindi non possono essere riutilizzati come e per quante volte i normali sacchetti di plastica, divenendo rifiuto già dopo il primo utilizzo (semprechè &#8220;rifiuto&#8221; non lo sia diventato parte del contenuto che, con il sacchetto che si rompe, può a sua volta cadere e rompersi quando batte per terra!).<br />
.<br />
Considerato che essi hanno comunque un &#8220;costo&#8221; energetico ed ambientale, fatte queste debite considerazioni, sarei davvero curioso di sapere quanto sia il &#8220;risparmio&#8221; rispetto ai normali sacchetti di plastica.<br />
.<br />
Purtroppo quando Ideologia ed interessi economici vanno a braccetto, ecco che ti arrivano &#8220;sortite&#8221; come queste dei sacchetti biodegradabili: per i quali più che le parole, mi sembrerebbero appropriate le &#8230; parolacce!</p>
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		<title>Di: Giovanni</title>
		<link>http://www.blogeko.it/2009/materbi-la-bioplastica-ricavata-dal-mais-ovvero-lillusione-del-sacchetto-per-la-spesa-ecologico/comment-page-1/#comment-80608</link>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 13:48:41 +0000</pubDate>
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		<description>Mi rendo conto che c&#039;è ancora un livello molto basso di corretta informazione sull&#039;argomento . Infatti non si considera che i sacchetti realizzati con bioplastiche bio-compostabili al 100% ( Mater-Bi è una &quot;marca di prodotto, ma ce ne sono altri che adottano altre tecnologie e brevetti ) non sono destinati ad essere &quot;abbandanoti sul terreno&quot; ma , semplicemente, ad essere utilizzati per la raccolta dello scarto umido organico domestico che oggi rappresenta ben il 35% dell&#039;intera raccolta differenziata in Italia. Lo scarto umido organico domestico così raccolto, viene poi a sua volta utilizzato per produrre &quot;compost naturale&quot;, cioè un fertilizzante organico ( diverso per esempio dall&#039;urea sintetica che viene dal petrolio ) della quale produzione l&#039;Italia è leader nel mondo con ben 1,3 milioni di tonnellate prodotte/anno. Ovviamente, si tratta di un processo industriale, ed è proprio questa produzione industriale che &quot;fa ritornare alla terra&quot; il sacchetto biocomposto con l&#039;umido organico raccolto. Quindi , l&#039;esempio fatto della &quot;compostiera domestica&quot; non è per nulla chiarificatore ma anzi contribuisce soltanto ad alimentare confusione.
Inoltre, non c&#039;è solo l&#039;amido di mais dal quale si ricava plastica bio-compostabile. La patata ad esempio è decisamente più redditizia ( in termini di di produzione di amido), più semlice come coltivazione ( ha bisogno di meno acqua ), ed è decisamente neutra in termini di odore e fumi. Basta andare in un supermercato dove sono disponibili le borse bio-shoppers realizzate con bioplastica bio-compostabile da amido di patata per rendersene conto.
Per quanto riguarda la carta, al di là delle prestazioni meccaniche ( e del costo maggiore rispetto ad una bioplastica ) non si tiene conto dell&#039;impatto ambientale che viene dalle cartiere. Per quanto riguarda invece la borsa della spesa &quot;della nonna&quot;, recenti indagini hanno dimostrato come con il tempo si possano formare funghi e batteri all&#039;interno della borsa, la quale, comunque, il più delle volte è realizzata in fibra di polipropilene ( quindi un prodotto derivato dal petrolio ) e per di più è importata da paesi asiatici ( notoriamente molto attenti ai processi produttivi ed al rispetto delle norme ), quindi contribuendo a &quot;dare un calcio&quot; all&#039;industria manifatturiera Italiana o Europea. In definitiva, oggi, dato che la raccolta differenziata è un obbligo di legge, sicuramente il prodotto idoneo a raccogliere lo scarto umido organico domestico è un sacchetto realizzato in bioplastica bio-compostabile ( purchè realizzato in totale confoirmità alla Norma EN 13432 recepita in Italia come UNI EN 13432 ), il quale consente a tale scarto di poter essere a sua volta utilizzato come materia prima per la produzione di compost organico. Si parte dalla terra e si ritorna alla terra.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi rendo conto che c&#8217;è ancora un livello molto basso di corretta informazione sull&#8217;argomento . Infatti non si considera che i sacchetti realizzati con bioplastiche bio-compostabili al 100% ( Mater-Bi è una &#8220;marca di prodotto, ma ce ne sono altri che adottano altre tecnologie e brevetti ) non sono destinati ad essere &#8220;abbandanoti sul terreno&#8221; ma , semplicemente, ad essere utilizzati per la raccolta dello scarto umido organico domestico che oggi rappresenta ben il 35% dell&#8217;intera raccolta differenziata in Italia. Lo scarto umido organico domestico così raccolto, viene poi a sua volta utilizzato per produrre &#8220;compost naturale&#8221;, cioè un fertilizzante organico ( diverso per esempio dall&#8217;urea sintetica che viene dal petrolio ) della quale produzione l&#8217;Italia è leader nel mondo con ben 1,3 milioni di tonnellate prodotte/anno. Ovviamente, si tratta di un processo industriale, ed è proprio questa produzione industriale che &#8220;fa ritornare alla terra&#8221; il sacchetto biocomposto con l&#8217;umido organico raccolto. Quindi , l&#8217;esempio fatto della &#8220;compostiera domestica&#8221; non è per nulla chiarificatore ma anzi contribuisce soltanto ad alimentare confusione.<br />
Inoltre, non c&#8217;è solo l&#8217;amido di mais dal quale si ricava plastica bio-compostabile. La patata ad esempio è decisamente più redditizia ( in termini di di produzione di amido), più semlice come coltivazione ( ha bisogno di meno acqua ), ed è decisamente neutra in termini di odore e fumi. Basta andare in un supermercato dove sono disponibili le borse bio-shoppers realizzate con bioplastica bio-compostabile da amido di patata per rendersene conto.<br />
Per quanto riguarda la carta, al di là delle prestazioni meccaniche ( e del costo maggiore rispetto ad una bioplastica ) non si tiene conto dell&#8217;impatto ambientale che viene dalle cartiere. Per quanto riguarda invece la borsa della spesa &#8220;della nonna&#8221;, recenti indagini hanno dimostrato come con il tempo si possano formare funghi e batteri all&#8217;interno della borsa, la quale, comunque, il più delle volte è realizzata in fibra di polipropilene ( quindi un prodotto derivato dal petrolio ) e per di più è importata da paesi asiatici ( notoriamente molto attenti ai processi produttivi ed al rispetto delle norme ), quindi contribuendo a &#8220;dare un calcio&#8221; all&#8217;industria manifatturiera Italiana o Europea. In definitiva, oggi, dato che la raccolta differenziata è un obbligo di legge, sicuramente il prodotto idoneo a raccogliere lo scarto umido organico domestico è un sacchetto realizzato in bioplastica bio-compostabile ( purchè realizzato in totale confoirmità alla Norma EN 13432 recepita in Italia come UNI EN 13432 ), il quale consente a tale scarto di poter essere a sua volta utilizzato come materia prima per la produzione di compost organico. Si parte dalla terra e si ritorna alla terra.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: giuseppe</title>
		<link>http://www.blogeko.it/2009/materbi-la-bioplastica-ricavata-dal-mais-ovvero-lillusione-del-sacchetto-per-la-spesa-ecologico/comment-page-1/#comment-79834</link>
		<dc:creator>giuseppe</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 08:50:40 +0000</pubDate>
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		<description>Ero già dubbioso sull&#039;utilizzo del materbì perchè non si puo definire ecologico un prodotto che per farlo utilizziamo risorse idriche, pesticidi diserbanti e altro inquinando terra laghi e fiumi per produrre qualcosa che oltretutto non è compostabile al 100%. Aboliamo i sacchetti e torniamo alla borsa della spesa che usava nostra nonna.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ero già dubbioso sull&#8217;utilizzo del materbì perchè non si puo definire ecologico un prodotto che per farlo utilizziamo risorse idriche, pesticidi diserbanti e altro inquinando terra laghi e fiumi per produrre qualcosa che oltretutto non è compostabile al 100%. Aboliamo i sacchetti e torniamo alla borsa della spesa che usava nostra nonna.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: klaus</title>
		<link>http://www.blogeko.it/2009/materbi-la-bioplastica-ricavata-dal-mais-ovvero-lillusione-del-sacchetto-per-la-spesa-ecologico/comment-page-1/#comment-79560</link>
		<dc:creator>klaus</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 11:24:00 +0000</pubDate>
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		<description>Certo magari eviterei di pubblicizzarli come compostabili, ma sicuramente sono biodegradabili e tra 1 aanno non esistono più... al contrario di tutta la plastica che ora e chissà per quanti decenni ci ritroveremo nei mari e nello stomaco di tante specie animali!!!!!

Un passo avanti.... come al solito con un pò di pubblicità ingannevole!!!

E magari con poco impegno in più si riuscirebbe ad ottenere realmente un prodotto &quot;compstabile&quot;!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Certo magari eviterei di pubblicizzarli come compostabili, ma sicuramente sono biodegradabili e tra 1 aanno non esistono più&#8230; al contrario di tutta la plastica che ora e chissà per quanti decenni ci ritroveremo nei mari e nello stomaco di tante specie animali!!!!!</p>
<p>Un passo avanti&#8230;. come al solito con un pò di pubblicità ingannevole!!!</p>
<p>E magari con poco impegno in più si riuscirebbe ad ottenere realmente un prodotto &#8220;compstabile&#8221;!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: simone</title>
		<link>http://www.blogeko.it/2009/materbi-la-bioplastica-ricavata-dal-mais-ovvero-lillusione-del-sacchetto-per-la-spesa-ecologico/comment-page-1/#comment-79357</link>
		<dc:creator>simone</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 12:54:52 +0000</pubDate>
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		<description>se ugo bardi passasse di qua mi piacerebbe chiedergli questo. se il trattamento di questi polimeri funziona..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>se ugo bardi passasse di qua mi piacerebbe chiedergli questo. se il trattamento di questi polimeri funziona..</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: simone</title>
		<link>http://www.blogeko.it/2009/materbi-la-bioplastica-ricavata-dal-mais-ovvero-lillusione-del-sacchetto-per-la-spesa-ecologico/comment-page-1/#comment-79356</link>
		<dc:creator>simone</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 12:04:53 +0000</pubDate>
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		<description>&#039;&#039;Il Mater-Bi® è costituito da amido di mais, di patate o di grano allo stato naturale, opportunamente trattato e mischiato con una piccolissima parte di polimeri sintetici, derivati essenzialmente dal petrolio, ma con procedimenti che ne rendono le molecole biodegradabili&#039;&#039;

che fosse composto anche da derivati del petrolio mi risulta nuovo.. però mi chiedo se non sia vero che questi trattamenti rendano questi polim sintetici biodegradabili. insomma a me sentire solo la parola petrolio mi vien male.. ma forse è vero che il mater-bi è biodegradabile al 100%.
che poi impieghi tempi lunghi per degradarsi è un&#039;altro discorso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8221;Il Mater-Bi® è costituito da amido di mais, di patate o di grano allo stato naturale, opportunamente trattato e mischiato con una piccolissima parte di polimeri sintetici, derivati essenzialmente dal petrolio, ma con procedimenti che ne rendono le molecole biodegradabili&#8221;</p>
<p>che fosse composto anche da derivati del petrolio mi risulta nuovo.. però mi chiedo se non sia vero che questi trattamenti rendano questi polim sintetici biodegradabili. insomma a me sentire solo la parola petrolio mi vien male.. ma forse è vero che il mater-bi è biodegradabile al 100%.<br />
che poi impieghi tempi lunghi per degradarsi è un&#8217;altro discorso.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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