La deforestazione in Amazzonia è diminuita nettamente

La buona notizia è che negli ultimi mesi del 2008 la deforestazione dell’Amazzonia è drasticamente diminuita.
La cattiva notizia e che questo non sarebbe dovuto agli sforzi del Governo brasiliano per preservare la foresta pluviale, ma alla crisi economica.
Così sostiene almeno l’associazione ambientalista Imazon che ha appena diffuso una sua ricerca.
Secondo Imazon, le immagini satellitari mostrano che negli ultimi cinque mesi del 2008 è sparita un’estensione di foresta amazzonica pari a 635.000 chilometri quadrati, neanche la metà dell’area metropolitana di Torino.
Una superficie enorme. Inaccettabile. Vero. Ma nello stesso periodo del 2007 vennero disboscati 3.433 chilometri quadrati, quasi due volte la Val d’Aosta.
Il Brasile sostiene che il rallentamento della deforestazione è dovuto ai più attenti controlli e alle più strette misure di protezione.
Secondo Imazon, il vero motivo è la crisi economica, che ha fatto crollare la domanda non solo di legname ma anche di soia e di animali da macello, che sono i principali prodotti ricavati dal suolo disboscato.
I dati di Imazon non sono comunque quelli ufficiali, che verranno diffusi dal Brasile a fine febbraio. Va tuttavia sottolineato che, anche se a fine 2008 è rallentata, nei primi otto mesi dello scorso anno la deforestazione in Amazzonia è salita alle stelle.
Pare che anche in passato ad ogni crollo dell’economia brasiliana o mondiale si sia verificata una netta diminuzione della deforestazione in Amazzonia.
In ogni caso, è già andato perduto il 20% dell’estensione originaria della foresta amazzonica, che copriva una superficie pari a quella dell’Europa occidentale.
Su Yahoo! News la deforestazione in amazzonia è diminuita nettamente
In portoghese, il comunicato stampa di Imazon: a causa della crisi economica rallenta la deforestazione in Amazzonia
Leggi Gli hacker contribuiscono alla deforestazione in Amazzonia
Foto Flickr
da maria
Ultimo commento:
di paperoga il 01/1/70
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gennaio 26th, 2009 at 18:24
Segnalo questo intervento a proposito di Amazzonia su forum di Beppe Severgnini del Corsera:
http://sitesearch.corriere.it/engineDocumentServlet.jsp?docUrl=/documenti_globnet5/mondo_corriere/Italians/2009/01/14/09090114.xml&templateUrl=/motoriverticali/italians/risultato.jsp
Copio e incollo il passo secondo me più significativo:
Vogliamo progresso e ricchezza come tutti, dappertutto e in tutti i tempi. Saremo obbligati a comportarci come gli altri in passato? A qualunque prezzo? Dipende dal resto del mondo.
Un esempio, fra tanti. Le migliori e maggiori bistecche del pianeta si producono oggi in due Stati brasiliani amazzonici: Acre e Rondonia. Due milioni di abitanti e 14 milioni di capi di bestiame. Sette vacche per abitante, in aumento. Molti pascoli attuali erano foresta fino a ieri. La riserva creata da Chico Mendes ha già perduto una superficie doppia, a favore del pascolo, di quella che lui considerava intoccabile. Bestiame e soia creano ricchezze irresistibili per popolazioni finora escluse dal benessere. Distanze e accesso a queste aree? Ostacoli impensabili per un europeo. Non è l´Iraq. I governi inefficienti fanno e possono fare poco. Ci sarà in un vicino futuro una marcia verso l´ovest amazzonico e le sue ricchezze. La foresta ne pagherà il prezzo. Cina, Giappone e le tigri asiatiche hanno fame di proteine e sono disposte a pagare.
gennaio 27th, 2009 at 10:29
Scusa Paperoga c’è un pezzettino del tuo intervento che non capisco.
“Distanze e accesso a queste aree? Ostacoli impensabili per un europeo. Non è l´Iraq.”
Che vuoi dire?
Mi sfugge il nesso con l’Iraq.
gennaio 27th, 2009 at 14:29
Ad essere onesto, Geronimo, anche a me quell’inciso è sembrato oscuro: il senso andrebbe chiesto all’autore. Posso ipotizzare che voglia esprimere il fatto che quanto accade in Amazzonia non riscuote un interesse presso noi occidentali, rispetto ad altre regioni.
Di quell’articolo mi ha colpito il danno alle riserve naturali e l’ultima inquietantissima, prospettiva:
“Cina, Giappone e le tigri asiatiche hanno fame di proteine e sono disposte a pagare.”