Con il primo gennaio entra in vigore in Francia la carbon tax. Benzina più cara di 4 centesimi al litro
Col primo gennaio in Francia entrerà in vigore la carbon tax, o contribution climat-énergie. Uno dei modi per ridurre le emissioni di anidride carbonica, il principale gas dell’effetto serra: si tassa l’uso dei combustibili fossili.
La carbon tax francese si traduce concretamente, per il momento, in 4 centesimi di aumento per un litro di benzina acquistato al distributore. Ma in realtà le cose sono un po’ più complicate. Soprattutto: funzionerà ? E che fine ha fatto la carbon tax italiana istituita nel 1998?
Più precisamente, la carbon tax francese è pari a 17 euro per l’emissione di una tonnellata di anidride carbonica. Diventerà di 100 euro per tonnellata nel 2030.
Colpirà l’uso di carbone, gas, petrolio (cioè gasolio o benzina): non è applicata all’energia elettrica, dal momento che in Francia viene prodotta quasi tutta da centrali nucleari (la cui costruzione però non aiuta a combattere l’effetto serra) e non da centrali alimentate da combustibili fossili.
Dal momento che bisogna pur usare tutta l’elettricità prodotta dalle centrali nucleari, spesso anche il riscaldamento domestico in Francia è ad energia elettrica. Per questo dicevo che i consumatori se ne accorgeranno essenzialmente per via della benzina. Comunque i rincari ora previsti sono pari a 4,5 centesimi al litro per il gasolio, e a 0,4 centesimi per kWh di gas.
Previsti sgravi fiscali che, secondo il Governo, per il momento compenseranno le maggiori spese dei consumatori. La tassa graverà soprattutto sulle spalle delle aziende agricole e della pesca, che fanno ampio ricorso ai combustibili fossili.
Funzionerà ? Certo non funziona l’altra via per limitare le emissioni di gas serra, cioè la creazione di un mercato finanziario per la compravendita dei diritti di emissione.
L’ideale, secondo me, sarebbe abbinare la carbon tax a leggi che spingano verso l’efficienza energetica e verso la riduzione degli sprechi di energia: cosa che non mi risulta sia avvenuta in Francia. Altrimenti c’è il rischio che gli agricoltori continuino a consumare allegramente come prima il gasolio per riscaldare le serre e ad emettere la conseguente anidride carbonica nell’atmosfera, e si limitino a rincarare gli ortaggi.
Insomma, l’avrete capito: ritengo sia indispensabile e urgente diminuire le emissioni, ma non mi fido molto dei meccanismi del mercato.
Comunque, se la carbon tax funzioni o no, in Italia non abbiamo fatto in tempo ad accorgercene. Nel 1998 il ministro dell’Ambiente Edo Ronchi la fece introdurre nella legge Finanziaria. Come ora in Francia, doveva partire con modiche cifre e aumentare progressivamente.
Però sconti e affini hanno neutralizzato gli aumenti dei combustibili fossili derivanti dal primo anno di operatività della carbon tax. E di attuare i successivi aumenti, l’Italia si è semplicemente dimenticata.
Su Le Moniteur con il primo gennaio entra in vigore in Francia la carbon tax
Su Eguaglianza e Libertà che fine ha fatto la carbon tax italiana del 1998
Foto
da maria
Ultimo commento:
di La foresta mai piantata. Il Vaticano ha offerto invano la sua immagine al business ambientale « green makers group il 01/1/70
Visualizza / Lascia un commento







dicembre 29th, 2009 at 21:17
Da noi la carbon tax, praticamente la paghiamo da sempre , infatti sulla benzina e sui combustibili in generale paghiamo l’IVA sulle accise che equivale a pagare le tasse sulle tasse, penso sia l’unico caso al mondo
aprile 23rd, 2010 at 12:35
[...] Con il primo gennaio entra in vigore in Francia la carbon tax. Benzina più cara di 4 centesimi al l… [...]