Trivellazioni petrolifere in Indonesia, dal vulcano Lusi esce un fiume di fango

E’ (quasi) ufficiale, la colpa è delle trivellazioni petrolifere. Ricordate il fiume di fango che nel 2006 ha cominciato ad uscire dal vulcano Lusi, in Indonesia, distruggendo campi e villaggi?
Ebbene, il vulcano è sempre lì che sputa fango bollente e distrugge.
Però un consesso internazionale di geologi petroliferi si è espresso sulle cause dell’insolita eruzione.
A maggioranza i geologi hanno detto appunto che l’eruzione è dovuta alla trivellazione di un pozzo petrolifero il giorno prima dell’eruzione, a 150 metri di distanza dal vulcano, da parte della compagnia Lapindo Brantas.
I geologi petroliferi hanno espresso la loro opinione durante una conferenza a Città del Capo, in Sudafrica. Con 42 voti su 74 ha prevalso la tesi che l’eruzione sia legata alla trivellazione e alle fratture che si sono conseguentemente innescate nel sottosuolo.
Soltanto tre geologi hanno sposato la tesi della compagnia petrolifera, che lega l’eruzione ad un terremoto avvenuto a 280 chilometri di distanza.
Altri 13 geologi hanno votato per un concorso di cause – trivellazione petrolifera più terremoto – e 16 hanno detto che non ci sono prove sufficienti a decidere.
Intanto, dicevo, il vulcano Lusi è sempre lì che sputa 100.000 metri cubi di fango bollente al giorno: una quantità sufficiente a riempire 53 piscine olimpiche.
Già inondati 12 villaggi. Costrette a fuggire 30.000 persone.
Su New Scientist Environment trivellazioni petrolifere in Indonesia, dal vulcano Lasi esce un fiume di fango
Il comunicato stampa della Durham University sul voto dei geologi petroliferi a proposito dell’eruzione di fango in Indonesia
da maria
Ultimo commento:
di » I più sorprendenti oggetti di uso comune nella cui fabbricazione entra il petrolio - Gregambiente il 01/1/70
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novembre 6th, 2009 at 14:00
[...] C’è del petrolio perfino nei chewing gum, ebbene sì. E’ uscita la classifica dei più sorprendenti oggetti di uso comune nella cui fabbricazione entra anche il petrolio. Divertente, ma fa anche riflettere. Circa un quarto del petrolio è usato per scopi industriali: la plastica pressochè indistruttibile e inquinante, ovvio, ma non solo in quella. Stiamo arrivando (o siamo già arrivati) al picco del petrolio, il momento in cui la produzione comincerà a declinare. Volenti o nolenti, dovremo usarne meno. Non si tratta solo di usare auto elettriche al posto di quelle a benzina. Il petrolio – ci credereste? – per certi versi è “incorporato” perfino nei cibi. Il petrolio è utilizzato per produrre i concimi chimici dai quali dipende la maggior parte dei raccolti. Quasi tutte le case produttrici di chewing gum impiegano polimeri basati sul petrolio: e per questo motivo la gomma da masticare è praticamente indistruttibile. Entra nella fabbricazione delle tinture per i capelli e dell’asfalto che copre le strade: infatti l’anno scorso, quando il prezzo del petrolio era schizzato alle stelle, le ditte che si occupano di lavori stradali erano in difficoltà . Sotto forma di paraffina, il petrolio è usato per fabbricare matite colorate e candele. C’è nell’inchiostro, nei collant e negli altri indumenti in nylon. Nei paracadute e nei deodoranti. Nelle valvole cardiache e nell’Aspirina. E ancora. Capsule delle vitamine e colla. Deodoranti, spazzolini da denti e piatti infrangibili. Carte di credito e tende della doccia, cera per pavimenti e rossetti. Profumi, lucido da scarpe, cortisone e antistaminici. Divertitevi: qui c’è l’elenco degli oggetti prodotti con il petrolio Su Planet Green i più sorprendenti oggetti di uso comune nella cui fabbricazione entra il petrolio Foto Gas flaring, l’energia della Nigeria brucia e inquina inutilmente Trivellazioni petrolifere in Indonesia, dal vulcano Lusi esce un fiume di fango [...]