Tra alti e bassi raggiunto l’accordo Ue sul clima

Dopo aver paragonato la lotta ai cambiamenti climatici a una messa in piega, oggi Berlusconi, in perfetto stile trasformista, ha fatto un passo indietro: l’Italia non metterà il veto sul Pacchetto Clima.
Bé, alla fine l’accordo sulla bozza della direttiva è stato raggiunto – è notizia di pochi minuti fa.
L’Italia ha ottenuto più o meno – poco più e molto meno – quello che voleva, ovvero la tutela dei propri importanti settori manufatturieri, ma vediamo se possiamo veramente dirci felici dell’accordo raggiunto.
All’apparenza non saranno toccati gli obiettivi 20-20-20, ovvero ridurre entro il 2020 le emissioni di gas serra del 20%, e raggiungere una quota del 20% per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica, ma in realtà non è proprio così che è andata.
La partita sull’approvazione della direttiva si giocava tutta sull’emissions trading system, il sistema attraverso il quale è possibile acquistare altrove il “proprio diritto a inquinare”.
E soprattutto Italia e Germania si sono battute affinché questo non penalizzasse i propri settori industriali.
Ci sono riuscite? Secondo il Wwf sì. “Al Consiglio Europeo di Bruxelles non abbiamo visto leader” si legge in un comunicato dell’associazione ambientalista “ma solo dei politici europei, persi nella difesa degli interessi particolari delle proprie industrie. Così facendo hanno danneggiato in modo grave l’idea di Europa, oltre che il pacchetto Clima”.
Secondo la bozza approvata oggi, infatti, il sistema dovrebbe partire dal 2013 e prevederà una certa gradualità nel processo di estensione delle quote di emissioni a pagamento – per la gioia dell’Italia.
Si passerà, per le industrie giudicate non a rischio di delocalizzazione, dal 20% nel 2013 al 70% nel 2020, ma nel 2025 si arriverà al 100% dei diritti di emissione a pagamento, cioè bisognerà pagare tutto il dovuto per aver il diritto a inquinare.
La bozza accoglie soprattutto le posizioni della Germania che contava di ottenere per 30 diversi settori industriali diversi – tra cui cemento, acciaio e alluminio, responsabili del 90% delle emissioni inserite nello schema – diritti di emissioni a pagamento “free of charge”, sostanzialmente gratuiti.
“In pratica l’Europa” scrive il Wwf “ha appena deciso di compensare circa due terzi delle proprie emissioni di gas serra, di far pagare ai consumatori i permessi per inquinare che le industrie inquinanti ottengono gratis e di non dare supporto ai Paesi poveri nella lotta al cambiamento climatici”.
Se la Germania dovesse avere la meglio su questo punto, con l’approvazione finale del pacchetto secondo molti osservatori lo schema “collasserebbe”, perché le entrate ottenute con l’emissions trading system dovrebbero servire a incentivare l’uso delle energie rinnovabili.
In quel caso i vantaggi derivati da un sistema del genere verrebbero sostanzialmente annullati.
Infine l’Italia. Il nostro paese è riuscito a ottenere l’inserimento di una clausola di revisione per il 2010 sull’intero pacchetto, sulla base dell’impatto della direttiva sulla competitività industriale.
Una vittoria parziale visto che, se sarà confermato il contenuto della bozza, la clausola prevede la possibilità di revisione al regime di “codecisione”, cioè senza possibilità di opporre veti, e vista anche la posizione iniziale del Governo Berlusconi che intendeva rimandare l’approvazione della direttiva all’avvenuta risoluzione dalla crisi economica.
Ma chi è, oltre all’Italia e la Germania, che ha osteggiato l’approvazione del Pacchetto? Esattamente i paesi più poveri dell’Est europeo, come la Polonia e l’Ungheria ad esempio, estremamente dipendenti dal carbone come fonte energetica.
Per queste ultime si è trovata una soluzione nell’istituzione di un fondo di solidarietà attraverso il quale i paesi europei occidentali finanzieranno quelli dell’est per combattere i cambiamenti climatici e modernizzare i loro impianti energetici obsoleti.
Per concludere si dovrà aspettare il vaglio del Consiglio Europeo, dell’Europarlamento e della Commissione. Forse mercoledì sapremo qualcosa.
Leggi Climate change: EU leaders reach compromise deal on emissions
Clima, al vertice di Bruxelles raggiunto l’accordo tra i paesi Ue
Foto pfala
da emiliano
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dicembre 13th, 2008 at 04:47
alla rai avevo visto un programma, nella fascia oraria in cui i bambini sono già a letto, in cui, in sostanza, dicevano che il mercato dei certificati verdi permette a società poco virtuose di comprare il risparmio in co2 di altre società nascenti, per es termoelettriche o che si attiveranno nella produz di cemento, acciaio, cmq energivore, che abbiano scelto d’adottare sistemi più avanzati e meno inquinanti rispetto alla tecnologia ormai vecchia usata da altri impianti attivi nello stesso settore, che producono lo stesso bene di consumo.. (se ricordo bene)
questo sistema insomma andrebbe ad incentivare sì l’uso di tecnologie meno inquinanti, ma non comporterebbe un effettiva diminuzione dell’immissione di gas serra in atmosfera. non un passaggio forzato alle rinnovabili.
cioè, va bene che le emissioni aumentino e crescano insieme allo sviluppo industriale, ma.. con moderazione..
vabè che più di così mi sa che nn si può pretendere. bisognerà aspettare qualche decennio, l’estinzione di non so quante specie, e guerre, e un’aumento dei prezzi dei combust fossili che non sia dovuto a speculazione
dicembre 13th, 2008 at 05:49
ah’, ieri scuriosando sul bolg ho trovato ‘La casa più solare di tutte’. e al sito di questi giovani ing ho trovato un file pdf con i disegni del progetto. davvero mooolto interessante, c’ho passato alcune ore. bello che l’abbiano messo in rete.
nel post maria si chiedeva quanto potesse costare una casetta del genere. bene… solo di materiali e costruzione, escludendo progetto e altro.. più di 500.000 euro.
mè venuta la depressione..
è anche vero che in germania, almeno mi sembra che i progettisti fossero tedeschi, la vita costa di più, magari in italia potrebbe costare sui 400. senza contare che se fosse prodotta in serie il prezzo si dimezzerebbe.. (per una casa come questa, che, seppur piccola, fa largo uso di tecnologie e mat costosi)
oltre a questo volevo dire che.. bè ho notato che al vostro blog manca la voce ‘muro trombe’ che per una casa passiva è un pò come.. nn sò.. la ricotta per un cannolo siciliano..
e ho scoperto anche i solar pond. cè nè uno ad ancona mi pare. su google earth se ne trovano diversi, in zone desertiche, tipo sharmen sheik. sono laghetti solari.
dicembre 13th, 2008 at 12:27
Ciao!bel blog davvero…volevo solo aggiungere che come sempre in Italia bisogna fare le cose a modo proprio, a volte sbagliando come chi non paga le tasse per ripicca ai super stipendi dei politicanti, a volte per disperazione, come in questo caso, per cercare di rispondere ad un’esigenza poco sentita da chi sta al potere. Mi chiedo se non sarebbe ora di eleggere grandi scienziati e umanisti per risolvere i veri problemi tecnici e le diatribe filosofiche che attanagliano il paese, al posto di queste ridicole macchine per consenso. Grazie dello spazio buon lavoro.
dicembre 13th, 2008 at 14:33
ciao fabio, grazie dei complimenti anche se personalmente sono per la legalità
e per pagare le tasse tutti e sempre.
simone, oddio… ero convinto di aver parlato dei solar pond ma evidentemente non è così. Grazie delle segnalazioni. Nei prossimi giorni cerco di approfondire la cosa. Qualunque cosa ti venga in mente segnalacela sempre. Un salutone
dicembre 13th, 2008 at 18:16
Attenuazione emissioni CO2
Per attenuare le emissioni di CO2 (problema scatenante del riscaldamento globale e del conseguente innalzamento del livello dei mari), quale altro accorgimento si può adottare se non quello di rendere operativa (…non entro il 2020 o il 2015, ma da molto prima) in ogni luogo possibile, la raccolta differenziata dei rifiuti?
Tale pratica (…che dovrebbe essere svolta a partire dalle nostre case con la stessa meccanicità e naturalezza con cui, ad esempio, ci laviamo le mani prima di sederci a tavola), costituisce un’immensa risorsa di materiali riutilizzabili. Peraltro evita, oltre alle emissioni da incenerimento, anche quelle da trasporto per e dalle discariche.
Queste ultime, affinando le tecniche di trattamento fino all’obiettivo “rifiuti zero”, abolirebbero quasi totalmente le discariche restituendone nel tempo (senza la diossina) la vivibilità e la fruizione a mo’ di immense riserve naturalistiche.
L’attività poi, di raccolta differenziata porta a porta, assicurerebbe un permanente e significativo polmone occupazionale.
dicembre 14th, 2008 at 09:52
si se trovo qualcosa di interessante ve lo dico