Rifiuti

Tornano i Cip6 per gli inceneritori. Ma solo in caso di emergenza…

I Cip6 ritornano. E stavolta non solo per foraggiare gli inceneritori campani – come è stato con l’inciucio Pd-Pdl di qualche mese fa – ma in tutte le “zone a rischio emergenza rifiuti dichiarata con provvedimento del presidente del consiglio dei ministri”.

E’ quanto appare scritto nell’emendamento presentato dalla ministra dell’ambiente Stefania Prestigiacomo in collaborazione con il ministero per lo sviluppo economico.

I Cip6, soldi presi direttamente dalle nostre bollette e che dovrebbero finanziare le energie rinnovabili, tornano a incentivare l’incenerimento dei rifiuti, una pratica altrimenti assolutamente antieconomica.

Già, qualcuno non ci crederà, ma gli inceneritori non sono convenienti dal punto di vista economico. Lo aveva detto tempo fa anche lo stesso Bertolaso.

Lo dimostra il fatto che quando ci fu la gara per la costruzione dell’inceneritore di Acerra tutti i concorrenti “disertarono”, finché il governo Prodi non ebbe la malaugurata (benevola per loro) idea di concedere una deroga ai Cip6 per l’impianto campano.

Ma comunque, sembra che la misura del nuovo governo intenda sbloccare anche la situazione siciliana dove tre nuovi inceneritori rischiano di trovarsi nella stessa situazione di quelli campani.

Mi chiedo però quante nuove emergenze “ad hoc” sorgeranno se il governo continuerà a foraggiare la costruzione di impianti di incenerimento. Il prossimo chi sarà? Il Lazio? Il Piemonte?

Per rendersi conto della scelleratezza di scelte del genere basta fare qualche semplice calcolo.

L’attuale piano del governo Berlusconi per risolvere l’emergenza rifiuti in Campania prevede la costruzione di quattro nuovi inceneritori per una portata complessiva di circa 2 milioni di tonnellate di rifiuti.

Allo stato attuale la produzione di rifiuti della Campania è di circa 2,8 milioni di tonnellate, ma a questi bisogna togliere la frazione del compostaggio e della raccolta differenziata.

Sulla base infatti delle normative europee sarebbe auspicabile la partenza e la realizzazione di un congruo numero di impianti di compostaggio e di un minimo di raccolta differenziata, stimabile al 35% l’uno (900 mila tonnellate all’anno) e almeno al 20% l’altra (600 mila tonnellate all’anno).

E calcolate che la raccolta differenziata, sempre sulla base delle indicazioni dell’Ue, dovrebbe raggiungere la quota del 50% entro il 2010, praticamente domani.

Risulta evidente quindi il sovradimensionamento degli impianti – che funzioneranno per almeno 17-18 anni 24 ore su 24 senza possibilità di sospensione dell’attività -, ma peggio ancora l’assoluta penalizzazione del sistema della differenziazione dei rifiuti.

Quale comune – che non abbia già avviato un percorso virtuoso – credete che investirà sulla differenziata sapendo che il governo finanzia l’incenerimento dei rifiuti?

Leggi Per chi brucia la Campania?

Via VerdeNero Blog

Foto di Dino Olivieri via Flickr

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ott  08
3
alle 04:26
da emiliano


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