No, Slow Food non è ambientalista!

Ogni classifica è criticabile. E io critico quella del quotidiano britannico Guardian, che ha stilato l’elenco delle 50 persone in grado di salvare il pianeta dalla catastrofe ecologica. All’ottavo posto c’è l’unico italiano, Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, il marchio della chiocciolina. No. Per quel che può valere, protesto e mi oppongo.
Intendiamoci bene: condivido fino in fondo il concetto di cibo “buono, pulito e giusto” di cui Petrini è l’alfiere. Però ho mai sentito Slow Food dire che “buono, pulito e giusto” comprende necessariamente, e non solo come auspicabile opzione, i concetti di agricoltura biologica e di cibo locale. E poi Slow Food predica il sacrosanto concetto di cibo come espressione di una cultura e di un territorio, ma razzola molto male fra portafogli ipertrofici. Guardate questi aumenti di prezzo dei prodotti che ha marchiato con la sua chiocciolina. E secondo me Slow Food, paradossalmente, ha anche dato un bel contributo alla globalizzazione del cibo che voleva contrastare. Non so se quello che sto per dire è generalizzabile, ma ho avuto modo di constatare personalmente come il culatello, a causa di questi prezzi, è sparito dalle tavole della sua terra di origine (che in piccolissima parte è anche la mia) dopo che Slow Food l’ha trasformato in un suo presidio. In compenso ora il culatello lo vendono anche negli Stati Uniti. Lo vendono a chi può pagarlo, si intende. La persona che ha dato l’avvio ad operazioni come queste è uno dei 50 eroi che salveranno il pianeta? Piuttosto che a Petrini, preferisco fare un monumento all’Ambientalista Ignoto. Foto Flickr.
da maria
Ultimo commento:
di Tiziano M. il 01/1/70
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gennaio 7th, 2008 at 21:29
Senza nulla togliere agli altri post precedenti, complimenti per questo.