Acque

Sempre più “zone morte” nei mari, anche l’Alto Adriatico è in sofferenza

onda

Negli ultimi dieci anni le “zone morte” nei mari sono aumentate del 30%. Ormai sono 405 in tutto il mondi, con una superficie pari a 250.000 chilometri quadrati, e continuano ad ampliarsi.

Sono particolarmente malmesse, fra le altre, le coste atlantiche americane – la situazione peggiore è alla foce del Mississippi – e quelle europee sul Baltico e sul Mare del Nord. Ma anche l’Alto Adriatico ha dei bei problemi.

Un articolo appena uscito su Science fa il punto della situazione. C’entra l’azione dell’uomo, naturalmente.

Il mare “muore” là dove c’è carenza di ossigeno. Questo avviene nei punti in cui si scarica in acqua un eccesso di sostanze nutrienti: derivano soprattutto dall’uso di combustibili fossili e dall’uso di azoto e fosforo dei fertilizzanti agricoli.

L’abbondanza di sostanze nutrienti provoca fioriture di alghe. Quando muoiono si moltiplicano i batteri che, per decomporle, assorbono ossigeno delle acque. E l’ossigeno che resta è troppo scarso perchè l’ambiente sia adatto alla maggior parte delle forme di vita.

Di solito ci si limita a prendere in considerazione solo i risvolti economici delle “zone morte” marine. A causa della mancanza di ossigeno, il Baltico ha perduto il 30% della sua “energia alimentare”.

L’articolo originale su Science è ad abbonamento, ma è stato ripreso da Science Daily e da vari organi di stampa. Il Guardian, fra l’altro, pubblica la cartina delle “zone morte”, da cui si possono constatare le condizioni dell’Alto Adriatico.

Su Science Daily sempre più “zone morte” nei mari

Su Science crescono le “zone morte” nei mari (ad abbonamento)

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Foto Flickr

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ago  08
17
alle 04:48
da maria


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