Petrolio a 139 dollari, disordini in tutto il mondo. E’ la strada giusta?

E’ arrivata un’altra bella botta, eh? Petrolio sopra i 139 dollari al barile.
Mi ha fatto impressione leggere i commenti al post sul prezzo della benzina. Alcuni trasudano livore, disperazione e malcontento da far paura.
Da paura perchè “di pancia”: tutto comprensibile ma non razionalizzato. A chi si sente così somministro una notizia che equivale a uno zuccherino.
Ma poi si torna a ragionare.

Lo zuccherino, innanzitutto. Chi sprizza bile e-o disperazione perchè il rincaro del petrolio lo spreme tutte le volte che fa il pieno (e non solo allora), sappia che nel mondo è in abbondante compagnia.
La Reuters ha un bel servizio sugli ultimi tumulti planetari legati al rincaro dei carburanti.
Le proteste dei pescatori in Belgio, Italia, Francia, Portogallo e Spagna. I camionisti in Inghilterra, Cile, Bulgaria,
Gli scioperi in India, Indonesia e Malaysia. I taxisti francesi.
Insomma: siamo tutti sulla stessa barca. E adesso proviamo a ragionare.
Il petrolio ha probabilmente raggiunto il massimo della produzione. Al mondo non basta – le economie emergenti eccetera – ma pomparne di più non si può. E questo rende impossibile la crescita economica.
E’ dura, dal momento che il postulato della crescita economica infinita è alla base delle vigenti consuetudini sociali. E’ dura, ma è così.
E’inutile scendere in piazza per chiedere benzina e gasolio a buon mercato. L’era dell’energia facile è finita.
E’ utile invece tirare i remi in barca, e chiedersi – ciascuno – a cosa si può rinunciare. E non solo.
Tutta questa rabbia che schiuma nel mondo è comprensibile ma mi fa paura, perchè è diretta a un bersaglio sbagliato. Reclama che tutto, per favore, continui come prima.
Preferirei che si tarasse meglio l’obiettivo. Chiedere, e a gran voce, di attrezzarci per sopravvivere nonostante l’energia facile sia finita.
Indirizzare le risorse che ancora ci sono verso ciò che serve a tutti oggi, e continuerà a servire in futuro: istruzione, salute, trasporti pubblici.
Mettere ciascuno in grado di autoprodurre l’energia indispensabile e non sprecarla: pannelli solari sul tetto, finestre senza spifferi e tutto il resto.
Razionalizzare collettivamente le abitudini affinchè sia possibile vivere dignitosamente nella sobrietà dei consumi. Guadagnare meno e sentirsi meglio, insomma.
Questo io vorrei. Non lo sconto sulla benzina.
Da Rai News 24 il petrolio sopra i 139 dollari al barile, rincarano i carburanti
Su Reuters le proteste nel mondo per il rincaro dei carburanti
da maria
Ultimo commento:
di Gabriele il 01/1/70
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giugno 8th, 2008 at 14:53
Hai ragione da vendere, ma un ripensamento così radicale non può richiedere un tempo d’implementazione minore del suo contrario. Intendo che se ci son voluti quarant’anni a passare da come si viveva nel ‘70 a come si vive oggi non possono volercene di meno a tornare indietro (a meno che si accetti l’idea che il ritorno sia una caduta, con tutta la violenza che una caduta può comportare).
Inoltre, qualsiasi atterraggio d’emergenza richiede un pilota esperto e determinato che abbia davvero intenzione di tentar di salvare i passeggeri e non solo se stesso. Un pilota con caratteristiche anche solo parzialmente differenti lascerebbe al proprio destino i passeggeri e si lancerebbe col paracadute per salvare la pellaccia. Temo che sia evidente il parallelo con gli uomini di governo d’ogni tempo.
Dunque, sperare che la riorganizzazione della società possa avvenire spontaneamente in tempi brevi e in modo indolore è un bel sogno, ma nulla di più: o una guida esperta e determinata, o un tracollo alquanto doloroso. Temo che non ci siano altre possibilità per l’inevitabile decrescita economica che ci si prospetta.
C’è poi la questione di quell’altra decrescita, quella della quale nessuno vuol parlare…
giugno 8th, 2008 at 14:55
Precisazione: con “uomini di governo” non intendo solo i politici, ma tutti coloro che entrano a far parte della dirigenza in senso lato. Comprendendo quindi i magnati della finanza, dell’industria, della malavita organizzata, ecc. Insomma, tutti coloro che “stanno sopra”, in contrapposizione a coloro che “stanno sotto”.
giugno 8th, 2008 at 17:34
Bel post, complimenti! Beh, per come la vedo io il petrolio in effetti è un pò una spia che si accende per annunciare la fine del sistema.
A livello individuale il periodo di profondi cambiamenti che abbiamo di fronte potrebbe anche essere visto con favore. Eh si, sarebbe sensato cominciare a lavorare e consumare meno, per goderci un pò più la vita. Decrescita? Magari!
A livello sociale invece lo scenario a me sembra davvero fosco. La crisi durerà anni e si porterà dietro violenza e caos su scala globale.
Il nostro pianeta, rimpicciolito dalla globalizzazione, non è mai stato così fragile. Talmente fragile che catastrofi ambientali, atti di terrorismo, guerre, insurrezioni, potrebbero davvero metterlo in ginocchio una volta per tutte.
giugno 12th, 2008 at 16:33
Io Onestamente non sono dello stesso avviso.Per il semplicissimo motivo che il petrolio non è affatto al massimo della produzione ma bensì se ne sta sfruttando solo il 60% delle fonti.Di fatto 1) le fonti non sono esclusivamente in quei paesi da cui oggi compriamo Petrolio 2) perchè anche nei medesimi paesi il livello produttivo sulle medesime piattaforme è fermo ben al di sotto del limite massimo 3) perchè nelle medesime location ci sono molte fonti scoperte ma non utilizzate ma anche fonti da poco scoperte.
Consideriamo ad esempio L’italia che di petrolio ne estrae pochissimo e non è tra le nazioni che ha le maggiori fonti ,sfruttando quelle in cui gia da oggi e da anni si estrae Petrolio al 55% della produzione effettiva portandolo al 90% basterebbe a garantire con un calcolo adeguato di crescita di richiesta nazionale a soddisfare l’esigenza per i prossimi circa 80/100 anni,se si utilizzassero anche quelle conosciute ma non sfruttate si potrebbe produrne per il fabisogno nazionale per molti piu anni e quando dico “molti” sono molti”.Questa non è teoria ma pratica,fonte certa Eni.
Inoltre L’italia a dispetto del caropetrolio è coproprietaria di molti fondi di petrolio fuori dai confini anche in nazioni molto lontane peccato che non le utilizzi o le utilizzi poco ed inoltre è in trattativa di coperazione in molte altre località dove si sono scoperti nuovi fondi.
Di fatto il petrolio Nazionale estratto su territorio nezionale soddisfa solo attualmente tra il 5% ed il 10% dell’esigenza collettiva nazionale il restante 40 o 45% viene in parte accantonato o rivenduto con lo sfruttamento dei pozzi tra il 35 e il 55%.
Inoltre Non è affatto vero che il petrolio finirà e non ne rimarrà nemmeno una goccia,verissimo che ci vogliono molti anni prima che si rigeneri ma se si sfruttassero davvero tutti i fondi esistenti o perlomeno tutti quelli conosciuti in tutto il mondo e lo si facesse al massimo della loro produzione avremmo petrolio calcolando sempre in maniera adeguata la crescita della richiesta per piu di 600 anni a quel punto si sarebbero potuti scoprire nuovi fondi e si sarebbero creati nuovi fondi ed inoltre si sarebbero rigenerati molti fondi.
Di fatto c’è da capire che il caropetrolio non è affatto dovuto dalla carenza di esso ma bensì da accordi politici mondiali bene precisi.
Ma non solo anche dalla potenzialità industriale e di ricerca che si possono e si vogliono effettuare.
In Italia ad esempio ci sono molti fondi che non vengono utilizzati per mancanza di petrolieri pronti a mettersi le mani nelle tasche per investire nella costruzione di estrattori e quanto altro a tal punto che molti dell’estero negli anni ci hanno buttato l’occhio per appropiarsene.
Questo perchè? é vero che attualmente ci sarebbero dei costi altissimi da affrontare e di investimento ai quali molti dei nostri piccoli industriali che tanto sembrano ricchi ma poco sono in confronto a quelli mondiali non hanno la volontà di investire praticamente tutto quello di cui dispongono per aprire ed estrarre da nuovi pozzi,di fatto mettono in pratica la piu cinica e sciocca delle soluzioni: Tanto guadagno/in poco tempo/ con minimo investimento / a rischio basso.Come dire in parole piu semplici meglio un uovo oggi che una gallina domani.
L’unica soluzione sarebbe sfruttare quelli dai quali perlomeno gia si estraee in maniera piu veloce e produttiva…ma anche qui nascono i problemi.Chi ne è titolare non vuole aggiunte esterne…di altri investitori ma di fatto o va a rilento nel rinnovamento degli impianti o in alcuni si è fermi a 40 anni fa.
In tutto questo riecco intrecciarsi la politica in Italia c’è la volontà da anni di non voler sfruttare le riserve da cui si estraee e quindi di fatto pattuendo e vincolando gli industriali a non farlo.
Perchè? perchè preferire che una nazione la loro nazione soffra il caropeterolio? sempre per intrecci politici internazionali ed inoltre per una politica locale,nazionale,tali cambiamenti stravolgono l’intera esistenza di una nazione che puo diventare troppo forte in alcuni momenti e quindi pericolosa per altre o perchè per volontà delle altre non deve diventare troppo forte o autonoma,si rischierebbe di mettere in pericolo rapporti internazionali politici e industriali di chi attraverso questo enorme capolavoro fa il bello ed il cattivo tempo di una nazione.
Inoltre perchè essendo un beneficio per la nazione…..anche lo stato dovrebbe contribuire in ricerca e quanto altro e a quanto sembra di esporsi così tanto nessuno ne ha voglia.
Perchè in altre nazioni si sono adoperati in questo modo senza troppe paure?
Per un semplice motivo….avevano solo questo ed essendo coscienti che solo questo poteva dar loro l’opportunità nel mondo di contare qualcosa e di portare le loro nazioni alla richezza e quindi anche i propri interessi industriali….si è fatto di tutto per diventare il piu potenti possibile….di monopolizzare il mercato così da tenere in pugno molte nazioni mentre intanto nelle loro c’è una forte crescita.
C’è chi lo fa con l’energia nucleare,chi con il gas e molte con il petrolio,aprendo o chiudendo i rubinetti si decide del destino e dell’economia mondiale….così da tenere tutti a bada.
Tutto questo è la vera problematica Petrolio…ma anche energia……non è certo il fatto che dipenda invece da un esaurimento delle materie prime,quelle sono bugie totalmente inventate e casomai appoggiate da questo o quel politico o geologo o scenziato prorpio per non far capire i giochetti che poi sotto si devono e si vogliono fare.