Alimentazione

Per fronteggiare rincari e crisi alimentare l’Inghilterra produrrà più cibo. E l’Italia?

al supermercatoFinalmente qualcuno si preoccupa della crisi alimentare. Finalmente cominciano a capire che è meglio non confidare nel mercato per acquistare cibo, ma crescerlo da sè.

In Italia, dove mangiamo d’importazione? Qui, dove i prezzi del cibo sono alle stelle? Macchè. Capita in Inghilterra, anticipa il Guardian.

Gli inglesi che si accingono a produrre più cibo per far fronte alla crisi alimentare sono in una situazione analoga all’Italia che non muove un dito.

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Secondo quanto scrive il Guardian, in seno al Governo inglese ha avuto la meglio la linea in base alla quale è meglio non confidare nel mercato, come ora accade, per procurare il grosso del fabbisogno alimentare.

Si è concluso che, se non si prendono contromisure, c’è il rischio che alcuni alimenti scarseggino e-o raggiungano prezzi impossibili.

Per ora la Chatman House, ossia Royal Institute of International Affairs, si è esercitata sul tema: cosa succederà al prezzo del cibo se il petrolio scenderà a 60 dollari al barile, oppure a 90-100 dollari, o a 120. E cosa succederà se salirà a 200.

Inutile sottolineare che a un ribasso duraturo e consistente del petrolio non crede nessuno, e che anzi c’è chi scommette sul petrolio a 200 dollari.

Solo nel primo caso, ossia petrolio a 60 dollari, la Chatman House vede scenari alimentari rosei per l’Inghilterra. Altrimenti, in sostanza, saranno dolori tanto intensi quanto sarà alto il prezzo del barile.

Analoghe cose capiteranno a noi, non credete? Ora l’Inghilterra è preoccupata perchè importa il 60% del suo fabbisogno alimentare, e sempre secondo il Guardian fra le ragioni che consigliano di aumentare la produzione agricola nazionale c’è il fatto che in Italia, uno dei Paesi fornitori, si raccoglie sempre meno mais.

Già, in Italia. Secondo i dati Fao siamo grandi importatori di cibo. Siamo anche degli esportatori, è vero, ma il saldo è in netto passivo.

Tenendo conto della differenza fra import ed export, ci manca – sono ovviamente cifre tagliate con l’accetta – un quinto dei cereali, metà dell’olio vegetale, metà del latte e un quarto della carne.

E guardate i concimi chimici, che sono chiave di volta del tutto. Ne produciamo meno di un terzo di quelli che usiamo.

Cos’è, sentite puzza di autarchia e nazionalismo? Lungi da me! Il punto è un altro. Le nostre abitudini di vita vengono ora stritolate dai prezzi imposti dal mercato che le ha forgiate.

Sarà il caso di cambiare abitudini. Ma soprattutto di sottrarci alla tirannia del mercato.

Sul Guardian per fronteggiare rincari e crisi alimentare l’Inghilterra produrrà più cibo

Il rapporto della Chatman House: come il prezzo del petrolio si ripercuote sul prezzo del cibo

I dati Fao su produzione di cibo, import ed export in Italia

Leggi “Non comprare riso, salva una vita”, intanto in Inghilterra il riso è razionato

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giu  08
3
alle 05:48
da maria

Ultimo commento:

di Aldo il 01/1/70

Post: "Secondo i dati Fao siamo grandi importatori di cibo. Siamo anche degli esportatori, è ver...


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2 Commenti to “Per fronteggiare rincari e crisi alimentare l’Inghilterra produrrà più cibo. E l’Italia?”

  1. Sergio Scalet dice:

    A tal proposito la mia ragazza ha deciso di piantare sul balcone di casa un albero di Nespole…

  2. Aldo dice:

    Post: “Secondo i dati Fao siamo grandi importatori di cibo. Siamo anche degli esportatori, è vero, ma il saldo è in netto passivo.”

    Hai scritto una cosa che a me pare ovvia, ma che viene irrisa dai più ogni volta che la faccio notare. E’ diffusa, diffusissima, l’erronea opinione che l’Italia abbia una sovrapproduzione agroalimentare. A chi giova mantenere una così pervasiva ignoranza (nel senso di mancanza di conoscenza)? Come si potrebbe superarla?

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