Mozzarella alla diossina, le rassicurazioni non bastano

Diossina nella mozzarella di bufala in Campania. Non è certo una novità – vi ricordate delle pecore contaminate di Acerra? -, ma rimane sconvolgente, almeno per me.
Aziende che vendevano latte contaminato ai caseifici, politici che sapevano, Asl idem, ma si è dovuto attendere da novembre ad oggi perché si muovesse qualcosa.
109 persone, 80 aziende e 29 caseifici coinvolti nell’inchiesta, e tutti che si affannano a rassicurare la gente: non c’è pericolo per la salute! Almeno “se non c’é un consumo massiccio, di quantità notevoli e per un lungo periodo”.
Ma a parte quest’inchiesta, da quant’è che mangiamo (tutti!) mozzarella di bufala contaminata? Siamo già nel lungo periodo? Calcolando da quanto tempo esiste l’emergenza rifiuti in Campania verrebbe da scommettere proprio di sì.
Leggi Diossina nel latte, 100 indagati.
Foto Flickr.
da emiliano
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di salviamo la bufala campana il 01/1/70
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marzo 22nd, 2008 at 11:33
Comprendo appieno le preoccupazioni.
Ciò che però mi da fastidio è che non si mostri lo stesso interesse per prodotti che magari sono coltivati a due passi da inceneritori (nanoparticelle) o magari per i prodotti provenienti dalla Cina (che diventano sempre più numerosi ed in quanto a pericolosità battono di gran lunga i prodotti “contaminati” nostrani)
marzo 22nd, 2008 at 15:18
per quello che mi riguarda provo le tue stesse preoccupazioni per nanoparticelle e prodotti cinesi, preoccupazioni che qui su Blogeko abbiamo sempre espresso. Per quello che riguarda i media probabilmente la spiegazione sta nel fatto che la cosa fa più notizia, ora come ora lo scandalo campano è internazionale e appena fai bu! tutti rizzano le antenne
marzo 22nd, 2008 at 20:08
Pensate che se in altre parti d’Italia c’è chi alterna la mozzarella fresca campana con quella preconfezionata in busta chi come me è di Napoli ha mangiato sempre e solo mozzarella fresca campana contaminata.
Considerando poi che la mozarella e la provola (come altri latticini) sono alimenti base della cucina napoletana direi che quasi tutta la popolazione campana rientra nella casistica: “non c’è pericolo per la salute! Almeno se non c’é un consumo massiccio, di quantità notevoli e per un lungo periodo”
marzo 24th, 2008 at 16:41
Sono una campana in trasferta per lavoro nel civilissimo nord.Sono stanca dei commenti ignoranti al dramma che sta vivendo la mia regione. Prima della mozzarella c’è stata la bistecca fiorentina e di esempi ce ne sono tanti.Ma quello che più stanca è che nessuno si chieda da dove arrivino i rifiuti tossici ed illeciti sparsi sui terreni campani…..si parla di industrie del Nord Italia e del Nord Europa, perchè nessuna reale inchiesta?Perchè nessuno spiega come mai carichi nocivi hanno attraversato tanti territori senza essere bloccati?Sul terreno campano sono sparsi gli scarti delle lavorazioni di fonderie, a Napoli non ci sono accierie.Oggi è la mozzarella……domani cosa?
marzo 27th, 2008 at 16:57
In questo articolo, pubblicato sulla nostra testata(http://www.loccidentale.it/node/15289), Carlo Panella sottolinea la drammaticità della vicenda nonché il preoccupante ultimatum dell’UE:
[...] l’Unione Europea, appena ha ricevuto il plico con i riscontri delle indagini sulla diossina ha
intimato un inusuale, rapidissimo ultimatum di 24 ore per la consegna di dati veri, non opachi.
Vale la pena riportare per intero l’agenzia AGI che dà notizia di questa ennesima figuraccia di
Prodi e D’Alema in Europa: “Le informazioni inviate ieri dall’Italia alla Commissione europea
sulla contaminazione della mozzarella di bufala campana sono incomplete e nella stessa serata di
ieri il commissario Ue per la Salute Androula Vassiliou ha scritto una lettera al ministero della
Salute italiano per chiedere ulteriori dati entro le 18 di oggi. Lo ha riferito la portavoce del
commissario Ue Nina Papadoulaki”.
Questo è dunque il punto scandaloso: “informazioni incomplete”.
Il giallo della mozzarelle va ben oltre il già angoscioso tema dell’avvelenamento pubblico.
Evidenzia una totale mancanza di trasparenza, una criminale sottovalutazione del problema
da parte dell’esecutivo [...]
aprile 4th, 2008 at 12:12
Speriamo solo che tutta questa storia serva a responsabilizzare gli operatori di tutto il settore coinvolto nella vicenda, se non sono prima loro a tutelare la loro fonte di reddito e di ricchezza chi mai può farlo ??
aprile 16th, 2008 at 10:49
Le aziende campane rispondono all’allarme diossina ed agli effetti negativi dell’emergenza rifiuti.
La paura diffusasi tra i consumatori per i rischi connessi al recente allarme diossina riscontrato nella mozzarella di bufala nonché al rischio contaminazione dei terreni agricoli da parte di rifiuti tossci con la conseguente crisi nelle vendite del settore agroalimentare ha spinto alcuni imprenditori ad agire tempestivamente per scongiurare gli effetti di un ingiustificato boicottaggio nei confronti dei tanti prodotti tipici che rappresentano la vera ricchezza della regione.
E’ questo il caso di un’azienda del settore lattiero-caseareo che produce e commercializza BUFALAT, latte di bufala campana da bere, noto ai più accaniti salutisti per il suo elevato apporto di elementi nutritivi e per la sua elevata digeribilità. La “Fattori Garassi”, questo è il nome dell’azienda ha infatti deciso di rispondere in maniera decisa alla grave situazione venutasi a creare in seguito agli scandali emersi nell’ambito della cattiva gestione dei rifiuti in campania ed al più recente allarme diossina. L’azienda in questione, come molte altre del medesimo settore, ha accusato i colpi di un grave rallentamento nelle vendite del proprio latte, che viene distribuito in tutta Italia ed in alcuni paesi Europei a causa della paure diffusesi tra i consumatori. L’amministrazione della Fattoria Garassi ha così deciso di correre ai ripari lanciando una campagna di comunicazione a supporto dei propri prodotti. L’obiettivo, dice l’azienda, è dimostrare ai nostri clienti l’infondatezza delle loro paure, dovute principalmente alla campagna mediatica che in questi mesi, ha compromesso seriamente la nostra immagine e quella di una interia filiera produttiva. Per queste ragioni ci siamo rivolti ad un’agenzia di comunicazione per definire una strategia di risposta ad una situazione che se continuasse a perdurare avrebbe effetti devastanti anche sul piano occupazionale. La campagna pubblicitaria messa in atto dalla Fattoria Garassi sottolinea non solo la genuinità del proprio latte, BUFALAT, ma anche l’impegno che l’azienda agricola ha sempre profuso nella difesa dell’ambiente. L’azienda infatti ha ottenuto importanti certificazioni che attestano il rispetto di precisi standard nella produzione e trattamento dei rifiuti provenienti dal ciclo produttivo, come ad esempio l’impiego delle biomasse per la generazione di energia che poi viene impiegata per alimentare gli impianti, l’ottimizzazione del volume e della quantità degli imballaggi, l’uso di brick totalmente riciclabili e biodegradabili per la conservazione del latte di bufala.
E’ importante, ribadisce l’azienda, che siano innanzitutto gli imprenditori locali a dare dei chiari ed inequivocabili segnali del loro impegno e senso di responsabilità verso l’ambiente. Solo in questo modo, conclude, possiamo garantire ai nostri prodotti il rispetto e l’immagine che meritano.
Per chi volesse approfondire vi rinviamo al sito dell’azienda:
fattoriagarassi.com