Mare di Bering, stock di merluzzo vicini al collasso

La più grande riserva di pesce è vicino al collasso: i merluzzi del mare di Bering, utilizzati per realizzare i bastoncini di pesce e i “fish and chips”, sono infatti diminuiti del 50% rispetto all’anno scorso.
Questo perché ogni anno ne vengono pescate milioni di tonnellate, una quantità che supera enormemente la capacità dei pesci di risprodursi.
Pensate che se si mettessero uno dietro l’altro tutti i merluzzi pescati dal 2004 a oggi si avvolgerebbe la Terra più di 38 volte.
La pesca del merluzzo è una vera e propria industria che frutta ogni anno miliardi di dollari, secondo lo schema: maggiore è la quantità di pescato, maggiore è il profitto.
Il buon senso vorrebbe che per mantenere viva un’industria si dovrebbe innanzitutto salvaguardare la materia prima.
Evidentemente questo non avviene, se è vero che in Alaska dei quattro stock di merluzzo esistenti, due sono stati completamente esauriti e un terzo è ormai ridotto a una piccola frazione rispetto alla quantità originaria.
Nonostanti gli evidenti segnali di allarme i pescatori continuano a pescare merluzzi, prendendo grandi quantità di femmine prima che abbiano la possibilità di deporre le uova.
Una riduzione della pressione della pesca è assolutamente necessaria, avvertono scienziati e ambientalisti, poiché il merluzzo rappresenta cibo vitale per foche, balene e leoni marini.
Se il North Pacific Fishery Management Council non interviene al più presto riducendo le quote di cattura, l’intero ecosistema del Mar di Bering rischia il collasso.
Via Greenpeace
Foto di Razumny via Flickr
da emiliano
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