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La deforestazione causa perdite economiche più del crollo di Wall Street

deforestazione

Preoccupati per la crisi economica e il crollo delle borse? C’è di peggio, molto peggio. Le perdite economiche legate alla deforestazione.

Le ha calcolate la rivista Teeb (The Economics of Ecosystems and Biodiversity), finanziata dall’Unione Europea.

Il costo annuale della deforestazione è pari, in tutto il mondo, a 2-5 trilioni di dollari. Il crollo di Wall Street ha bruciato “solo” 1-1,5 trilioni.

Lo studio pubblicato su Teeb tiene conto dei “servizi” che le foreste gratuitamente rendono al genere umano. E’ un approccio simile a quello di Nicholas Stern, il “banchiere illuminato” che molto ha fatto parlare, due anni fa, calcolando i costi economici dei cambiamenti climatici

Ad esempio, le foreste assorbono anidride carbonica – il gas dell’effetto serra – e forniscono acqua potabile.

Se vengono a mancare i servigi gratuiti degli alberi, bisogna pagare per avere queste stesse cose. Bisogna costruire serbatoi d’acqua, o impianti per catturare l’anidride carbonica.

E’ in questo modo, ammonisce la rivista, che il genere umano perde i suoi “capitali” naturali.

Su Planet Save la deforestazione causa perdite economiche più del crollo di Wall Street

Leggi Stern rifà i conti, serve il 2% del Pil per contrastare i cambiamenti climatici

Foto Flickr

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ott  08
10
alle 01:08
da maria

Ultimo commento:

di federico vannucci il 01/1/70

Ah, ho capito: forse tu limiti le tue osservazioni alla fascia alpina.

Bèh, a parte il fatto ch...


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8 Commenti to “La deforestazione causa perdite economiche più del crollo di Wall Street”

  1. Azzurra dice:

    la deforestazione è il problema del governo unico, e il governo unico è il problema della lotta continua..

    buon fine settimana

  2. simone dice:

    buon wkend anche a te

  3. Enemy dice:

    Bè,un’altra evidente contraddizione del modo di produzione capitalista.Penso che le nostre rivendicazioni non potranno mai essere attuate,in maniera massiccia,se questo sistema continuerà ad esistere,visto che lo sfruttamento delle risorse in modo ossessivo è uno dei cardini del capitalismo,quanto lo sfruttamento del lavoro. a mio parere il capitalismo equo ed eco è solo una favoletta per non far sentire in colpa un bel pò di persone…

  4. Aldo dice:

    Forse è anche per questo che l’Italia è in crisi cronica? Ormai abbiamo deforestato il deforestabile e quel che ci resta nelle aree cosiddette “protette” è per lo più boscaglia degradata, non foresta (e spesso neppure semplice bosco).

  5. Geronimo dice:

    Enemy,c’hai preso in pieno.Sono con te,fatti vivo più spesso.

  6. federico vannucci dice:

    Questa non l’ho capita, Aldo!

    Ma perchè, noi abbiamo (od abbiamo avuto) le “foreste”, piuttosto che la “macchia mediterranea”?

    Certo, i boschi erano tali quando venivano “governati”, un bel po’ di anni fa: ma altro che “deforestazione”, oggi è tutta macchia selvaggia in quanto non gestita, sulla quasi totalità della superficie delle colline/montagne, e nelle aree protette in particolare!!!

    L’unica eccezione può esser la pianura (che però è decisamente glabra da non si sa nemmeno quanto tempo, altro che foreste!), ma d’altronde i 60 milioni di abitanti in qualche posto li dobbiamo pur … ficcare!

    P.S.: riguardo gli sviluppi di questa conclusione, credo che andiamo a concordare perfettamente!

  7. Aldo dice:

    L’areale tipico della macchia mediterranea arriva (almeno qui al nord) a non più di 3-5 km dalla costa. Oltre ci sono tutte le condizioni per lo sviluppo della foresta fino a quote che oscillano tra i 1500 e poco più di 2000 metri. L’unico elemento che impedisce l’esistenza delle foreste è una pressione antropica fuori controllo che, dopo averlo provocato, perpetua l’attuale stato di deforestazione. L’alberatura che si può osservare nell’areale prossimo alla zona ove vivo (piemonte meridionale) non può essere definita “foresta” se non a costo di una grande forzatura lessicale. Poi, per la carità, si può anche non essere d’accordo…

  8. federico vannucci dice:

    Ah, ho capito: forse tu limiti le tue osservazioni alla fascia alpina.

    Bèh, a parte il fatto che non ho ben capito cosa tu intendi con “deforestazione”, ed ancor meno conosco la situazione della realtà di cui parli, rimane solo da notare che in tutto il resto d’Italia le aree boscate hanno subito negli anni un notevole INCREMENTO anche a causa dell’abbandono delle zone rurali.

    Il fatto che siano “macchie selvaggie” piuttosto che “boschi ordinati”, va invece non tanto ricercato nei più o meno periodici tagli a ceduo cui buona parte di queste superfici sono soggette, bensì al sostanziale abbandono che questi “boschi” subiscono nella loro vita, a parte appunto il periodo dell’eventuale suddetto taglio (che peraltro sempre più costituisce una vera e propria “boccata d’ossigeno” alla biodiversità!), e che è certamente ben più improbabile nelle aree protette…

    Se poi vogliamo dirla tutta, il cosiddetto “alto fusto” (che immagino sia quello con cui tu intendi la “foresta”), magari di conifera, avrà un aspetto sicuramente più ordinato e gradevole, ma non costituisce certo una … panacea: semmai un modo di LIMITARE la biodiversità, soprattutto se inteso quale pratica di coltura e/o monocultura estensiva…

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