Inizia il sequestro dell’anidride carbonica in Italia. Un bidone annunciato

Ahimè. Enel e Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia hanno individuato tre aree in cui attuare in Italia il Ccs, Carbon capture and storage. Enel inizierà gli esperimenti l’anno prossimo.
Si vorrebbe catturare l’anidride carbonica – il gas dell’effetto serra – emessa nell’atmosfera dalle centrali che producono energia elettrica bruciando carbone. Catturarla, e poi nasconderla sottoterra o sotto il mare.
Ora vi elenco le controindicazioni di questa procedura. Perchè, siamo sempre lì: il carbone pulito non esiste.
I siti per il Ccs nostrano indicati da Enel e Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia sono al largo di Fusina (Venezia), di Porto Tolle (Rovigo) e di Brindisi sull’Adriatico; inoltre al largo di Civitavecchia, sul Tirreno.
Per il primo esperimento, che riguarderà le emissioni della centrale Enel di Brindisi e che inizierà l’anno prossimo, si farà tuttavia ricorso allo stoccaggio in un pozzo di metano esausto situato a Cortemaggiore (Piacenza) di proprietà dell’Eni.
Le controindicazioni del Ccs sono state sviscerate qualche tempo fa sul blog di Aspo Italia. L’Aspo è l’associazione che studia il picco del petrolio.
I costi (una centrale a carbone con annesso Ccs costa il doppio di una tradizionale), il fatto che se i siti di stoccaggio non rimarranno perfettamente a tenuta stagna l’anidride carbonica tornerà nell’atmosfera e costituirà un regalo avvelenato per i posteri.
Ma non solo. Come si fa a portare l’anidride carbonica dalle centrali ai siti di stoccaggio?
Il trasporto si può fare con gasdotti ad alta pressione. Oppure liquefare l’anidride carbonica e caricarla su autobotti.
Per il primo esperimento si è scelta questa soluzione, che il blog di Aspo Italia definisce demenziale. Demenziale perchè ancor più costosa del gasdotto: le autobotti dovrebbero essere ad alto isolamento termico, come quelle utilizzate per l’azoto liquido.
Secondo una stima prudente “il costo (non so il prezzo all’utente) del kWh prodotto a Brindisi e immagazzinato a Cortemaggiore-Piacenza sarebbe tra due e quattro volte maggiore del costo attuale”.
Come se poi, oltretutto, il viavai di autobotti fra Brindisi e Cortemaggiore non contribuisse a spandere nell’atmosfera quella stessa anidride carbonica che si va a sotterrare.
Rispettare l’ambiente costa, certo. Però mi spieghino perchè si preferisce spendere (e far spendere in bolletta, presumibilmente) in un tentativo del genere, che secondo il blog di Aspo Italia, alla luce di tutte le controindicazioni, sarà al 90% fallimentare.
E perchè non si vuol spendere invece per favorire il risparmio energetico, l’efficienza energetica, il ricorso alle energie pulite e rinnovabili.
Se avete delle risposte…
Sul Corriere della Sera individuati i tre siti per lo stoccaggio dell’anidride carbonica in Italia
Sul blog di Aspo Italia il sequestro dell’anidride carbonica, un bidone annunciato
Foto Flickr
da maria
Ultimo commento:
di Luigi Lucato il 01/1/70
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dicembre 11th, 2008 at 12:15
“E perchè non si vuol spendere invece per favorire il risparmio energetico, l’efficienza energetica, il ricorso alle energie pulite e rinnovabili.
Se avete delle risposte…”
per mantenere in piedi la solita catena di produzione e distribuzione
le energie rinnovabili hanno un grande difetto sono già distribuite sul territorio
e anzi costa concentrarle
se mi serve della energia dal sole metto un pannello sul tetto
o monto un generatore eolico di piccola taglia
le grandi centrali o impainti sono solo per
mantenere in piedi l’attuale sistema.