Il lato B dell’inceneritore di Vienna

In questi mesi di emergenza rifiuti a Napoli si sono sprecate le lodi dell’inceneritore Spittelau di Vienna: non fa paura alla gente e grazie agli inceneritori Vienna ha abolito le discariche. E’ tutto vero? Istruttivo leggere l’articolo appena pubblicato da Attac Italia proprio sull’inceneritore di Vienna.
L’inceneritore Spittelau è perfettamente a norma di legge, ma emette quotidianamente 8 chili di polveri (nanopolveri?) e 12 milioni di picogrammi di diossine, ossia la massima dose tollerabile per 90.000 viennesi; per ogni tonellata di rifiuti trattati produce 280 chili di rifiuti che, previo trattamento, diventano mattoni usati in una discarica: i composti genotossici presenti nelle ceneri “non sono affatto trascurabili”; i residui del trattamento dei fumi (800 grammi per tonnellata di rifiuti trattati) sono così tossici che vengono sepolti in un’ex miniera di salgemma. Solo due appunti, a questo articolo illuminante. Primo: l’autore sarebbe lieto se il trattamento riservato ai rifiuti in Italia fosse uguale a quello dell’Austria. Mi sta bene solo se si riferisce al fatto che da noi ne va in discarica la metà, là il 30%; l’incenerimento è al 10% in tutti e due i Paesi. Secondo: non ci sono fonti nè link. Ne metto un paio io. Le ceneri trattenute dai filtri di questo e di un’altro inceneritore di Vienna finiscono nella discarica di Rautenweg, che Greenpeace classifica tra i siti più inquinati dalle diossine. Per una approfondimento leggi Napoli online e questa raccolta di articoli in Pdf. Foto Flickr.
da maria
Ultimo commento:
di devil il 01/1/70
vorrei che mi spiegaste perché si accetta senza nessun commento che le nastre auto emett...
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febbraio 28th, 2008 at 22:45
Complimenti Maria f. Piva perchè i tuoi post spingono la gente a riflettere, peccato che pochi hanno voglia di commentare.
ciao
febbraio 28th, 2008 at 23:27
Meno di 1 ora fa è stato trasmesso un’intervento di Beppe Grillo, ripreso dalla trasmissione Annozero, in cui spiegava di come in realtà tutti i Viennesi siano incazzati a causa dell’inceneritore. Ha spiegato di come il suo architetto sia fallito perchè nessuno più vuole che una qualsiasi opera sia affidata a lui.
Come sempre dunque in Italia arriva solo una visione distorta della realtà a causa di questa criminosa informazione che ci ritroviamo.
febbraio 29th, 2008 at 16:23
Post: “[...] emette quotidianamente 8 chili di polveri [...]“
Otto chili? Solamente? O è un refuso?
febbraio 29th, 2008 at 16:33
Otto chili di polveri. Non mi sembrano tanto pochi…
marzo 31st, 2008 at 00:41
Scusa Federico, ma sono andato a cercare u Wikipedia e Friedensreich Hundertwasser, l’archietto realizzatore dell’inceneritore di Vienna, finito di costruire nel 1997, è morto a 68 anni nel 2000, dopo aver realizzato parecchi altri lavori in giro per il mondo. Quindi mi pare strana la notizia data da Grillo che sia fallito per l’ira dei viennesi. Controllare sempre anche al contro-informazione!
Marco
maggio 8th, 2008 at 17:05
La campagna pubblicitaria a favore dei termovalorizzatori, gestita alla grande da tutti i mezzi di
comunicazione di massa, omette volutamente due essenziale informazione: “Quanto ci costa e chi
paga?”.
In base a documenti dell’Unione Europea, la risposta alla prima domanda è che la
termovalorizzazione è il metodo più costoso per smaltire rifiuti.
In Austria, l’incenerimento di una tonnellata di rifiuti da parte del termovalorizzatore di Vienna,
quello che si dice sia nel centro della città e che è stato affidato alle cure estetiche di un fantasioso
architetto, costa ben 148 Euro.
In Danimarca, termovalorizzare i rifiuti nell’impianto di Copenhagen che si vuol far credere sorga
vicino alla “Sirenetta”, costa 97 euro a tonnellata.
Bruciare i rifiuti in Germania costa un po’ meno: 88 euro per tonnellata.
A confronto, il compostaggio e la digestione anaerobica con produzione di biogas costano
decisamente molto meno, rispettivamente, 50 e 65 euro per tonnellata.
Più economica della termovalorizzazione è anche la bio-ossidazione con messa a discarica degli
scarti stabilizzati e compressi, il cui costo medio in Europa si attesta su 75 euro a tonnellata.
I minori costi degli inceneritori tedeschi, rispetto a quelli Danesi e Austriaci hanno una spiegazione.
La Germania è ricca di vecchie miniere di salgemma dove si possono stoccare in sicurezza le
cosiddette ceneri volanti, ossia tutto quello che rimane nei filtri dopo la depurazione dei fumi degli
inceneritori, veri e propri rifiuti tossici in quanto contengono, ad alte concentrazioni, metalli pesanti,
diossine, furani, idrocarburi policiclici.
E in queste stesse miniere di salgemma finiscono i rifiuti tossici prodotti dall’inceneritore di Vienna e
dall’inceneritore di Brescia, mentre i Danesi, per risparmiare, esportano le loro ceneri volanti nella
vicina Svezia.
E questo traffico di rifiuti tossici costa una bella cifra: per ogni tonnellata di ceneri volanti gli
austriaci pagano 363 euro e i tedeschi 255 euro.
E le quantità di questi rifiuti tossici, prodotti da mega-inceneritori come quello di Brescia (700.000
tonnellate all’anno) è tutt’altro che trascurabile, in quanto pari a circa il 5% della quantità dei rifiuti
termovalorizzati . Ciò significa che l’inceneritore di Brescia ha una produzione di rifiuti tossici , sotto
forma di ceneri leggere, pari a 35.000 tonnellate l’anno.
E lo smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi prodotti da un termovalorizzatore incide non poco su i
suoi costi di gestione, circa il 20 % e altrettanto cari sono i costi di gestione e di ammortamento
degli impianti di trattamento fumi.
Anche in Italia termovalorizzare rifiuti è una scelta che si paga a caro prezzo: mediamente, 90 euro a
tonnellata.
Eppure, nel nostro paese smaltire le ceneri volanti costa molto poco (129 euro a tonnellata). Sarebbe
interessante capire in quale modo riusciamo ad avere prezzi così bassi anche perché, come sappiamo,
l’Italia non ha miniere di salgemma disponibili per lo stoccaggio di rifiuti pericolosi.
Ma la via Italiana alla termovalorizzazione dei rifiuti ha altre singolari particolarità.
Mentre Austria, Danimarca, Belgio tassano la termovalorizzazione dei rifiuti (da 4 a 71 euro a
tonnellata) in Italia questa tecnologia è incentivata con generose offerte in danaro, pagate all’
elettricità prodotta bruciando spazzatura.
In tutt’Europa la vendita di elettricità prodotta bruciando rifiuti avviene a prezzi molto simili a quella
dell’elettricità prodotta da fonti convenzionali (olio combustibile, carbone, metano), pari a circa 4
centesimi per chilowattora.
In Italia, la vendita di elettricità prodotta con un termovalorizzatore frutta al gestore dell’impianto da
9 a 14 centesimi a chilowattora, a seconda che l’incentivo economico si avvalga dei vantaggi previsti
dai “certificati verdi” o del cosiddetto CIP6.
In entrambi i casi si tratta di incentivi che sarebbero dovuti andare alle fonti di energia rinnovabile
(solare, eolico, biomasse) e che invece vanno a favorire la termovalorizzazione dei rifiuti, dichiarati
per legge, tutta italiana, fonte energetica rinnovabile.
Questo significa che il gestore, per ogni tonnellata di rifiuto termovalorizzato, grazie all’elettricità
prodotta (0,5 chilowatore per chilo di rifiuto termovalorizzato), riceve un incentivo che varia da 25 a
50 euro.
Questi soldi escono dai portafogli di tutte le famiglie italiane e questa (le famiglie italiane) è la
risposta alla seconda domanda che ci siamo fatti all’inizio di questa chiacchierata: chi paga?
In questo caso, gli incentivi all’incenerimento sono pagati con la bolletta della luce; una vera e
propria tassa occulta che si aggiunge alla tassa sui rifiuti che è già cara ma che è destinata ad
aumentare quando, come prevedono tutti i Piani Provinciali, si termovalorizzerà il 65% dei rifiuti
prodotti dagli italiani.
Attualmente, circa il 60% dei rifiuti prodotti in Italia è inviato in discarica e il costo medio della
discarica (64 euro a tonnellata). è molto più basso dell’incenerimento
Con l’attuale sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti e con l’attuale produzione pro-capite di
rifiuti (circa 550 chili all’anno), il costo a carico delle famiglie per lo smaltimento di un chilo di rifiuti
è di circa 12 centesimi.
Quando in Italia saranno in funzione tutti i 140 termovalorizzatori programmati, sarà inevitabile un
generalizzato forte aumento della tassa sui rifiuti, che si prevede possa essere pari al 40% in più,
rispetto all’attuale valore. In questa situazione, il costo pagato dalle famiglie per lo smaltimento di un
chilo di rifiuti potrebbe arrivare a circa 17 centesimi.
Ma, se la scelta della termovalorizzazione spinta andrà avanti, il costo reale della
termovalorizzazione, sempre a carico delle famiglie italiane, sarà ancora maggiore.
Pochi sanno che ogni volta che compriamo qualche cosa, paghiamo 7 centesimi per ogni chilo di
imballaggio con cui è confezionato il nostro acquisto: contenitore in vetro, plastica, metallo, scatola
di cartone, involucro in plastica, sacchetto.
Questa tassa va al Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) e dovrebbe servire a coprire i costi per
la raccolta e il riciclaggio degli stessi imballaggi.
Ma l’Italia ha i più bassi tassi di riciclaggio in Europa (circa il 20%), destinati a rimanere bassi, grazie
alla “furbata” tutta italiana di far diventare, per legge, la termovalorizzazione una forma di riciclo.
Pertanto, la tassa pagata per il riciclo degli imballaggi non è, e non sarà utilizzata per gli scopi
previsti se saranno costruiti tutti i termovalorizzatori che qualcuno vorrebbe (uno per ogni provincia)
e questo potrebbe configurarsi come una colossale truffa a danno di tutti gli italiani.
In conclusione, un chilo di imballaggi termovalorizzato, conteggiando la futura tassa rifiuti (17
cent.), la tassa riciclo imballaggi (7 cent.) e il costo dei certificati verdi (9 cent.) costerà alle famiglie
italiane circa 33 centesimi (639 lire).
La propaganda a favore dei termovalorizzatori cerca di sminuire il ruolo del riciclaggio come
soluzione del problema rifiuti, insinuando l’idea (falsa) che sia una pratica molto costosa.
I materiali post consumo raccolti con tecniche che ne garantiscono la qualità richiesta dal mercato
del riciclo, sono pagati dalle aziende che li utilizzano nei loro cicli produttivi, a cifre molto
interessanti. Lo studio commissionato dalla Unione Europea fornisce qusti dati, basati su un’
indagine realizzata in tutti i paesi dell’unione nel 2001: 945 euro per una tonnellata di alluminio, 610
euro per una tonnellata di polietilene, 475 euro per una tonnellata di carta d’ufficio.
E, ovviamente, tutto quello che è riciclato non deve essere smaltito e sommando il conseguente
risparmio con il guadagno derivante dalla vendita dei materiali raccolti in modo differenziato si
scopre che la raccolta differenziata di qualità e il riciclaggio costano meno della raccolta
indifferenziate e la termovalorizzazione.
Qualcuno insinua che non esiste mercato per i materiali post consumo. E’ un’altra falsità: i cinesi
stanno facendo incetta di plastica raccolta in modo differenziato sul mercato internazionale,
compresa l’Italia, e pagano 350 euro a tonnellata, le bottiglie di PET che noi buttiamo via o
termovalorizziamo a caro prezzo.
Queste stesse bottiglie, inviate in Cina, sono riciclate e ritornano nei nostri mercati sotto forma di
prodotti a prezzi stracciati, mentre le industrie italiane, in mancanza di plastica post consumo,
indispensabile per alimentare gli attuali e futuri termovalorizzatori, sono costrette ad usare plastiche
vergini, più costose e con consumi energetici molto più elevati di quelli recuperati con la
termovalorizazione.
maggio 9th, 2008 at 11:58
Quello che non si capisce é perché di fronte a sistemi di smaltimento più ecologici ed economici degli inceneritori, tutte le nazioni che si trovano in condizioni economiche migliori dell’Italia, e che hanno politiche ecologiche e soprattutto energetiche molto più impegnate ed efficaci, continuino a incenerire i loro rifiuti. Furbi i napoletani che bruciano i rifiuti per strada e fessi gli europei che li bruciano negli inceneritori?
Bisogna prima mettere a zero tutta la classe politica e poi forse si potrà parlare seriamente di un qualsiasi metodo di smaltimento dei rifiuti.
Inutile perdersi in discussioni di alto profilo se prima gli abitanti/votanti non hanno voglia di uscire dalla m… onnezza
luglio 20th, 2008 at 14:21
Giuseppe ti quoto in parte, ed aggiungo, forse perchè le nazioni a cui ti riferivi tu in realtà NON hanno politiche ecologiche molto più impegnate ed efficaci rispetto alle nostre.
Non voglio ripetere quanto ha già sostanzialmente detto dario. La conclusione ulteriore che se ne trae è che queste macchine servono solo a far ingrassare coloro che già ci sguazzano sotto, mentre con il riciclaggio serio su modello Vedelago, si creerebbe occupazione e non si smaltisce praticamente nulla ne in discarica, ne in inceneritori. Per gli eventuali microscarti che si possono verificare anche in processi raffinati ed efficienti come Vedelago, sarebbe alla peggio più saggio ricorrere a processi di dissociazione molecolare che almeno vanterebbero rendimenti assai più elevati a fronte di emissioni nocive totali molto più contenute. Ma questa è un’altra storia.
gennaio 26th, 2009 at 19:51
x dario
vorrei che tu mi spiegassi perchè si accetta senza commenti che le nostre auto possano emettere ben 135 grammi (1 etto e 35 grammi) mediamente al km di schifezze varie e si alza un polverone religioso (anche detto della Madonna) sui termovalorizzatori?
vogliamo passare al principio che chi produce “monnezza” poi se la deve “mangiare”!
gennaio 26th, 2009 at 20:08
x tutti
vorrei che mi spiegaste perché si accetta senza nessun commento che le nastre auto emettano ben 145 grammi (1 etto e quarantacique)(normativa euro 4)al km. di schifezze varie ed invece si alza un polverone religioso (anche detto della Madonna)sui termovalorizzatori ?
forse si dovrebbe passare al principio che chi produce ” monnezza ” poi se la debba anche ” mangiare ” ?