Cultura del riciclo e del riutilizzo

Il meeting di Recoplastica e i negozi che comprano i rifiuti

lattina

Ieri mattina ho fatto un salto al meeting in cui Recoplastica ha presentato i suoi negozi per acquistare i rifiuti dei privati a prezzo di mercato ed avviarli al riciclaggio. Presenti, ad occhio e croce, 700 persone. L’incontro si è svolto a Moncalieri (Torino).

Ho ascoltato solo i primi due interventi, quelli che illustravano la “filosofia” del progetto. Mi è rimasto un dubbio.

Posso sintetizzarlo così: dove la raccolta differenziata funziona, i negozi dei rifiuti possono privare i Comuni degli incassi legati alla vendita dei materiali di recupero. Lasciando però loro tutte le spese legate alla raccolta e allo smaltimento dell’immondizia indifferenziata. Ma ci arriverò dopo.

Dicevo della “filosofia” del progetto di Recoplastica. Innanzitutto Ugo Bardi, di Aspo Italia (l’associazione che studia le materie prime e il “picco del petrolio”) ha spiegato che non possiamo più permetterci il lusso di buttar via tutto quello che continuiamo a chiamare “i rifiuti”.

Chiaro e ineccepibile: il costo delle materie prime aumenta, ha detto Bardi; più materiali ricicliamo, meno ne importiamo e ne paghiamo. Riciclare, ha precisato, dal punto di vista economico è più conveniente che bruciare nei cosiddetti termovalorizzatori.

Ha aggiunto: “Il sistema attuale non ragiona in base al fatto che il rifiuto è un valore. E’ chiaro che il modello semplicemente esortativo della raccolta differenziata non funziona: ora chi la fa in sostanza lavora per il Comune, che è l’unico a guadagnarci”.

Un concetto con cui Roberto Gravinese, l’ “inventore” dei negozi per i rifiuti, è andato a nozze: “Il cittadino tribola per fare la selezione dei rifiuti a monte, e a fine anno gli aumentano la bolletta sui rifiuti. E’ una situazione che deve cambiare”.

Su un’altra cosa ha insistito: “Ci hanno propinato per anni il concetto che i rifiuti da avviare al riciclaggio appartengono al Comune. Balle! I materiali appartengono al cittadino che li ha comprati, almeno finchè non li mette in strada o nei cassonetti”.

Nulla e nessuno, ha detto, vieta di vendere i rifiuti anzichè consegnarli al Comune.

Ha sottolineato che “il Governo ha capito questo concetto”, ha riferito i complimenti “di un sottosegretario governativo che mi ha ricevuto a Napoli”.

Infine ha tratteggiato un futuro in cui nelle città, con un negozio dei rifiuti ogni 2000 abitanti, non ci saranno più i cassonetti “sporchi e puzzolenti” della raccolta differenziata e i Comuni si limiteranno a raccogliere i rifiuti organici e l’indifferenziato.

Questo, dicevo, è il punto che non mi convince. Per quanto bene si possa fare la raccolta differenziata, resta sempre un 20-30% di immondizia indifferenziata da portare in discarica.

Là dove la raccolta differenziata funziona, i Comuni – o i Consorzi intercomunali – ricavano un introito dalla vendita dei materiali da avviare al riciclaggio. L’indifferenziato rappresenta soltanto un costo. E i cassoni dell’immondizia indifferenziata puzzano. Molto più che quelli della plastica e della carta.

Ah, dimenticavo. Sono convinta che riciclare sia opportuno e anzi doveroso. Ma ritengo anche che la riduzione dei rifiuti legata al vuoto a rendere e ai prodotti alla spina sia più vantaggiosa per l’ambiente. E anche per le nostre tasche, direi.

Recoplastica

Leggi Discariche come miniere per recuperare plastica e metallo

Foto Flickr

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set  08
14
alle 10:13
da maria

Ultimo commento:

di Daniele il 01/1/70

Qualche considerazione:
-Innanzitutto i costi che il comune dovrà affrontare per la indifferenzi...


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Un Commento to “Il meeting di Recoplastica e i negozi che comprano i rifiuti”

  1. Daniele dice:

    Qualche considerazione:
    -Innanzitutto i costi che il comune dovrà affrontare per la indifferenziata diminueranno in proporzione con l’aumento della raccolta differenziata, quindi Recoplastica o chi altro differenzierà aiuterà il comune e non toglierà nulla;
    -secondo punto: il comune o il gestore dei rifiuti delegato incassa puntualmente i contributi per le materie riciclate e se non c’è un accordo tra Recoplastica e il comune questi continueranno ad essere percepiti dal comune o dal gestore;
    -terzo punto: i cassonetti della indifferenziazta non puzzeranno dal momento che quello che puzza è la materia organica, che con la RD viene separata e tolta dai cassonetti;
    -ultimo, ma non ultimo: con l’nevitabile aumento della materia prima sarà vantaggioso non solo fare la raccolta differenziata, ma tutti i sistemi “riducimballi” come prodotti alla spina e vuoto a rendere che comunque vanno incentivati.

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