Il legame fra il prezzo del petrolio e la xenofobia

Esiste un legame fra il prezzo sempre più alto del petrolio e il razzismo.
Ora che il petrolio ha superato i 142 dollari al barile. ho trovato un bell’articolo scritto per il Sudafrica, dove la gente sta manifestando crescente, violento risentimento nei confronti dei migranti, segnatamente quelli provenienti dallo Zimbawa.
Ma l’articolo calza a pennello anche per l’Italia dove si decide di prendere le impronte digitali ai rom, bambini compresi, senza che nessuno o quasi protesti. E dove già l’anno scorso, secondo un rapporto Onu, si manifestavano in modo preoccupante razzismo e xenofobia.
Cosa c’entra il razzismo con il il prezzo del petrolio? C’entra eccome, dice dal Sudafrica Simon Radcliffe.
Posso sintetizzarlo così. L’economia, il nostro tenore di vita come finora l’abbiamo finora conosciuto sono legati a doppio filo alla disponibilità di energia a buon mercato e al modello della crescita economica infinita: produrre e “svilupparsi” sempre più, usando sempre più petrolio, sempre più energia.
Ma la produzione del petrolio ristagna – ha raggiunto il picco, si suole dire – e non riesce più ad adeguarsi alla richiesta crescente. Di conseguenza aumenta di prezzo. E di conseguenza aumentano di prezzo gli altri beni, perchè praticamente tutto – dal cibo ai trasporti – richiede petrolio.
Il tenore di vita peggiora. Ne soffrono soprattutto coloro che dispongono di redditi più bassi.
In queste condizioni si approfondiscono le crepe che attraversano la società : fra poveri e ricchi, fra disoccupati e occupati, fra stranieri e indigeni. Uso questo termine che significa “originari del luogo”, e va bene sia per i sudafricani di cui scrive Simon Radcliffe sia per gli italiani cui mi riferisco io.
Messo alle strette – e mi riferisco alle ristrettezze economiche già in atto o anche solo temute – ciascuno si sente minacciato da chi sta peggio di lui. Credo di poter aggiungere: si sente in diritto di difendersi da chi sta peggio di lui.
Noi non abbiamo alcun controllo sul prezzo del petrolio, nota Simon Radcliffe. Possiamo però controllare la nostra risposta a ciò che il rincaro del petrolio causa attorno a noi: stringere legami di solidarietà oppure contribuire a spezzarli.
Condivido e sottoscrivo. Aggiungo solo una frase tratto dal rapporto Onu su razzismo e xenofobia in Italia. Questo rapporto oltretutto ha la data del marzo 2007, quanddo era in carica il Governo Prodi.
Dice che in Italia i fenomeni di razzismo e discriminazione sono “dinamiche alimentate dal forte impatto e dei retaggi delle piattaforme dei partiti di estrema destra sulle politiche del governo e sulla percezione pubblica. Ma anche dai media che strumentalizzano e legittimano razzismo e xenofobia sfruttando il processo multiculturale che sta vivendo la società italiana”.
Quando sono state scritte queste parole il rincaro del petrolio non era ancora intervenuto ad approfondire le crepe, ad esacerbare il risentimento. Da allora le cose sono ancora peggiorate, credo di poter dire.
Da Iol Sudafrica il legame fra il prezzo del petrolio e la xenofobia
Su Girodivite i problemi di xenofobia in Sudafrica
Foto Flickr
da maria
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di buccia il 01/1/70
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giugno 27th, 2008 at 20:04
Si tratta di fenomeni che erano ampiamente prevedibili (in effetti, li avevo previsti) e che potevano, e in parte possono ancora anche se non con la stessa efficacia, essere prevenuti e arginati. Come? Dirò una cosa poco politically correct, già sapendo che probabilmente non sarà accettata di buon grado in questo contesto: agendo per ricondurre i “rimescolamenti culturali” entro livelli che non stimolino l’insorgenza dell’intolleranza. Tentare di fare qualcosa di diverso (ovvero tentare di indurre alla convivenza coloro che non vogliono convivere) è come tentar di raddrizzare le gambe ai cani.
P.S. A rendere la convivenza ancor più difficile, se non addirittura impossibile, contribuisce non poco l’eccessiva densità di popolazione del nostro territorio. E’ il ben noto “effetto pollaio”. Se non avete idea di quel che intendo, osservate come si comportano galli, polli e galline quando se ne stipano troppi in un pollaio troppo ristretto (tenendo ben presente che la specie umana è ben più bellicosa).
giugno 28th, 2008 at 00:12
Rieccoci con la solita propaganda pro-immigrazione e pro-crescita del PIL!
E’ chiaro che gli unici a guadagnare con tassi di immigrazione così elevati sono gli imprenditori e i datori di lavoro, che si vedono aumentare l’offerta di manodopera, a cui corrisponde come tutti sappiamo, una riduzione del costo della stessa. Tradotto in termini più semplici, si abbassano gli stipendi. Siamo quasi 60 milioni in questo piccolo stivale, e proprio quando(finalmente!) la gente ha deciso di fare meno figli, ecco che i nostri bravi politici e imprenditori si adoperano in tutti i modi per far entrare altri poveracci da sfruttare e schiavizzare.
Se invece di pensare alla “vuota” crescita economica pensassimo un po’ al futuro non sarebbe meglio?
Già oggi non riusciremmo mai a nutrirci con ciò che produciamo, e la situazione alimentare mondiale è destinata a peggiorare con cambiamenti climatici e caro-petrolio.
La nostra penisola va bene per 30-40 milioni di persone, ma di questo passo se continuassimo a far venire qui immigrati e profughi ambientali vari, arriveremo a 80 milioni come niente.
Non possiamo sostenere(e i nostri terreni neppure) un tale peso solo per qualche punto percentuale di PIL in più!
giugno 28th, 2008 at 08:31
DukeNukem: “Non possiamo sostenere (e i nostri terreni neppure) un tale peso solo per qualche punto percentuale di PIL in più!”
Concordo in pieno. Anche se non concordassi, ragionando sulle cifre, che significa avere una crescita della popolazione intorno allo 0,5% e una crescita del PIL allo 0,1%? Significa che il PIL pro-capite (quello che interessa ciascuno di noi) si sta comunque riducendo, a dispetto di tutte le manovre nel buio messe in atto dai nostri dirigenti (fatico assai a chiamarli “rappresentanti”, indipendentemente dalla loro sfumatura cromatica).
Visto il fallimento sostanziale e su tutta la linea dell’impostazione dirigenziale attuale (ribadisco: indipendentemente dalla sfumatura cromatica), direi che cambiare rotta non dovrebbe più sembrare un rischio ma, semmai, una opportunità per tentar d’evitare un tracollo che è ormai certo (è già in corso).
Su tutti i “bugiardini” allegati ai medicinali sta scritto qualcosa del tipo: “Qualora si verificassero effetti così e cosà , interrompere immediatamente la somministrazione del farmaco e istituire una terapia idonea”. A mio avviso è ora di interrompere la somministrazione del farmaco denominato “crescita demografica” e di istituire la terapia opposta.
giugno 28th, 2008 at 09:25
A dukenukem. Non ho mai sostenuto la necessità della crescita economica illimitata. Se segui i link, arrivi ad un mio post in cui si dice che essa è impossibile, ed anzi sta finendo. Menomale, aggiungo.
Proprio chi non accetta l’inevitabile decrescita ora si sente minacciato da chi sta peggio di lui.
A parte gli happy few, ciascuno di noi vede restringersi la fettina di torta con cui ha finora partecipato alla crescita. Abbiamo due soluzioni.
O scannarci per mantenere il più possibile cospicua la nostra fetta di ricchezza, a scapito di chi ne possiede di meno. O accettare fettine piccole che consentano una vita dignitosa a tutti.
Io sono per la seconda soluzione. Da perseguire possibilmente anche riducendo le pantagrueliche porzioni della torta detenute dagli happy few.
giugno 28th, 2008 at 10:05
maria f. piva, scusa ma non intendevo accusare te di fare propaganda, volevo solo dire ciò che penso e ho utilizzato il tuo blog(che fra parentesi mi sembra molto più serio di ecoglog).
Tuttavia penso che qui la questione non sia di fette piccole o fette grandi, si parla di sopravvivenza. Quanto cibo potremmo produrre quando il petrolio salirà a 200, 300, 400 dollari? L’agricoltura non riuscirà a nutrire le popolazioni urbane! In futuro possiamo scordarci dell’agricoltura ad alta intensità di petrolio e bassa intensità di manodopera. Quando fra qualche anno o decennio torneremo nelle campagne tutti affamati ci scanneremo per un ettaro di terra. Meglio non essere in troppi.
A volte mi vien quasi da pensare che Madre Natura(o Dio per chi è cristiano) abbia previsto tutto questo e quindi sta facendo calare la natalità .
giugno 30th, 2008 at 13:04
Vorrei dare un modestissimo contributo a questa interessante discussione: è da escludere a priori la possibilità di una fuoriuscita da questa situazione catastrofica che passi per una rivolta globale all’attuale modello di sviluppo?
Cerco di spiegarmi meglio; la crescita indefinita del PIL è una necessità del capitalismo ormai dilatatosi a scala planetaria, pena la sua implosione.
Ma ciò è il frutto di un lungo processo storico, è frutto della cultura dell’uomo.
Dunque l’uomo lo può cambiare; certamente bisognerebbe tenere in conto il controllo della popolazione, il controllo delle risorse, e tutto andrebbe realizzato fuori dall’accumulazione capitalistica e fuori dal mercato come è organizzato oggi.
Voglio dire, non sarebbe necessario togliere di mezzo il più in fretta possibile questo sistema iniquo e pericoloso? E per farlo non è più proficuo cercare l’unità fra i più oppressi ( quindi anche gli extracomunitari, ad es.) contro i veri responsabili della situazione, cioè le attuali classi dominanti?
Non so, ma se oggi mi metto insieme alla Lega Nord a cacciare via quanti più extracomunitari possibile e a prendere impronte ai bambini rom è sicuro che sto dando una mano al cambiamento radicale di cui la mia specie ha bisogno? Non è piuttosto il contrario ciò che oggi va fatto?
luglio 1st, 2008 at 23:23
signori, vorrei far presente che buona parte delle problematiche economiche del paese (salari bassi e troppe pensioni) sono dovute al’invecchiamento della popolazione italiana, quindi non capisco proprio di cosa gioiate nel vedere una cosi drastica riduzione della natalità nel nostro paese. Piuttosto sarebbe da compiacersi del fatto che gli immigrati, facendo in media più figli degli italiani, permettono di ristabilire gli equilibri intergenerazionali in un sistema contributivo-pensionistico come il nostro!!!
luglio 7th, 2008 at 18:16
enrico ha colto il segno! Lotta di classe prima, risoluzione dei problemi socio-ecologici vari a seguire…