Inseguendo i macellai giapponesi

E bravo, l’equipaggio dell’Esperanza. Da due giorni ormai la nave di Greenpeace tiene in scacco il macello galleggiante dei giapponesi, impedendogli di cacciare le balene. Ho di nuovo sentito al telefono Gianluca Morini, uno dei due italiani a bordo (è l’addetto alle telecomunicazioni), che mi ha raccontato cosa sta succedendo nell’Oceano Antartico.
Ora la Nisshin Maru, l’ammiraglia della flotta baleniera giapponese e l’unica attrezzata per le operazioni di macellazione, sta filando verso Nord, inseguita dall’Esperanza che è riuscita a farla allontanare dalla zona di caccia. “Non so che piani abbiano – spiega Gianluca Morini – Credo che vogliano farci finire il carburante. La cosa positiva è che, senza la Nisshin Maru, le altre navi non possono cacciare”. Quanto carburante vi resta?, ho chiesto a Gianluca. E quanto ne ha la Nisshin Maru? “Non lo so, anche se ha più autonomia di noi. Ma ad un certo punto anche il budget dei giapponesi finirà ”.
Cacciare le balene – che peraltro i giapponesi assaggiano appena: la carne resta invenduta e finisce in scatolette per cani – costa un sacco di soldi. Che, mi permetto di commentare, potrebbero essere spesi in modo ben migliore. “Due milioni di dollari solo di carburante ogni stagione – snocciola Gianluca – Possono permettersi anche una nave cisterna che vada a rifornirli. E poi gli stipendi dell’equipaggio. Sulla Nisshin Maru ci sono 140 persone, e 60 sono ripartite sul resto della flotta baleniera. Però il loro stipendio è legato ai risultati. Più balene ammazzano, più prendono soldi. Non saranno mica tanto contenti, i marinai, adesso che non possono cacciare. Chissà cosa staranno facendo a bordo. Delle gran partite a carte. O forse saranno tutti a verniciare le navi”, ironizza.
Gianluca Morini preferisce non dire dove esattamente si trovano la Nisshin Maru e – un miglio e mezzo dietro – l’Esperanza, e neanche come ha fatto esattamente l’equipaggio di Greenpeace a trovare la flotta giapponese. “Ci abbiamo messo solo 10 giorni da quando siamo arrivati in zona – prosegue – Ci siamo basati sulle statistiche degli ultimi vent’anni relative alle loro abitudini di caccia. Se hanno già ucciso balene? Questo non lo so, qualche giorno di tempo l’hanno avuto. Ma adesso la loro caccia si è interrotta”.
L’Esperanza e la flotta baleniera si sono reciprocamente avvistate col radar, di notte, “e i giapponesi hanno tentato un trucco vecchio come il mondo per seminarci. Hanno schierato due navi vicinissime, sperando che sul radar le confondessimo con la traccia della più grande Nisshin Maru, e le hanno spedite a tutta velocità nella direzione opposta rispetto a quella presa dall’ammiraglia”. L’equipaggio di Greenpeace non si è sbagliato. Ora la Nisshin Maru viaggia a tutto vapore verso Nord, con l’Esperanza dietro. Intanto le balene sono al sicuro.
Leggi le interviste a Gianluca Morini e a Simona Fausto, la cuoca italiana dell’Esperanza. La prima, la seconda e la terza parte dell’intervista con Caterina Nitto, che era a bordo fino a pochi giorni fa e che nel 2006 ha guidato uno dei gommoni con cui l’equipaggio del’Esperanza ha disturbato le operazioni di caccia. Leggi Balene, il giappone fa autocritica Il blog dell’Esperanza e la webcam. Foto Flickr.
da maria
Ultimo commento:
di aldo de luca il 01/1/70
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gennaio 14th, 2008 at 10:18
La caccia alle balene è un infamia che spero finisca molto presto.
Un po di pressioni internazionali decise e probabilmente se ne parlera sui libri di storia..speriamo…
gennaio 14th, 2008 at 20:21
Insisto sulla necessità di sabotare le navi baleniere quando sono in porto. Non dovrebbe essere così difficile. Può sembrare eccessivo ma non ci sono altre strade. Questa è la mia opinione.
Saluti