La settimana verde

La settimana verde: Finocchio

Con il nome finocchio solitamente si intende quella parte di pianta della famiglia delle ombrellifere definita grumolo, che non è altro che l’espressione, più sviluppata e compatta delle guaine delle foglie del foeniculum vulgare nella specie dolce. Diversa dalla specie selvatica, che è diffusa nell’area mediterranea dall’Asia fin dai tempi dei romani, che lo seccavano e lo mettevano nelle anfore degli erbaggi sotto aceto, attribuendogli importanti virtù salutistiche, prima fra tutte quella di coadiuvare la digestione.

Tornando alla specie dolce usata in cucina, la curiosità è che non ci si deve fare infinocchiare – come dice l’adagio legato all’usanza dei cantinieri di servire spicchi di finocchio per camuffare il gusto del vino – quando il fruttivendolo proponga l’acquisto del “finocchio maschio” (più tondo e grosso) perché più buono di quello “femmina” (più sottile e lungo): non c’è infatti nessuna differenza, se non per il peso e i centesimi di euro in più.
Se poi volete sapere del perché si dia del finocchio agli omosessuali bisogna risalire al Medioevo, quando la Santa Inquisizione metteva al rogo i presunti colpevoli di stregoneria o omosessualità. Alle fiamme s’aggiungeva una fascina di finocchio selvatico, che si riteneva avesse il potere di purificare le carni impure. Usanza poi adottatta anche dai cuochi del ‘500 per condire la carne di maiale e per insaporire tanti altri cibi con un pizzico di “dolcezza”.

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • OKnotizie
  • Technorati
  • Wikio
gen  08
7
alle 01:13
da mstramazzo


Visualizza / Lascia un commento


Altro sull'argomento


Lascia un Commento