Esperimento in corso, catturare il vento per fermare il ritiro dei ghiacciai alpini

E’ in corso un inedito esperimento per fermare, o rallentare, il ritiro del ghiacciaio Rhone, nel cantone di Valais, in Svizzera.
I tentativi precedenti consistevano nel coprire i ghiacciai per riflettere i raggi solari.
Il professor Hans-Joachim Fuchs, della Johannes Gutenberg University, ha avuto un’idea diversa. In sostanza, vuole “intrappolare” sul ghiacciaio i venti più freddi. L’esperimento prosegue fino al 21 agosto. I dettagli.
Il clima si riscalda, i ghiacci si sciolgono in tutto il mondo, non solo nell’Artico e in Groenlandia. Negli ultimi 100 anni i ghiacciai alpini hanno subito un ritiro davvero impressionante.
Insieme a 27 studenti, il professor Fuchs ha montato sul limite del ghiacciaio Rhone, a quota 2.300 metri, una struttura lunga 15 metri e alta 3 per trattenere sul ghiacciaio stesso i venti freddi che soffiano dalla vetta verso valle.
Il settimanale tedesco Spiegel, dando la notizia, riporta anche lo scetticismo con cui i glaciologi hanno accolto l’esperimento. Fuchs, sottolineano, sebbene si interessi di cambiamenti climatici non è un esperto di ghiacciai alpini. E’ un geografo, per la precisione.
Fanno anche presente che ci vogliono anni per verificare se un ghiacciaio rallenta o sospende lo scioglimento. L’esperimento di Fuchs, invece, dura solo poche settimane.
E comunque, ancora pochi giorni e sarà terminato. Vedremo se, e fino a che punto, l’inusuale metodo funziona davvero.
Su Spiegel On Line esperimento in corso, catturare il vento per fermare il ritiro dei ghiacciai alpini.
Da Yahoo! News un altro articolo a proposito dell’esperimento di Fuchs sul ghiacciaio Rhone
Via Physorg
Foto Flickr
da maria
Ultimo commento:
di federico vannucci il 01/1/70
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agosto 18th, 2008 at 11:53
Onestamente mi sfugge il “meccanicismo” che ha messo sù questo… buontempone di un professore, peraltro parecchio adepto!!!
Il “vento del ghiacciaio” è un vento un po’ particolare, generato da un meccanismo che lo si può riprodurre sperimentalmente tenendo una vaschetta aperta di gelato leggermente inclinata: se mettete una mano accanto alla sua parte più bassa, sentirete appunto un piccolo flusso di aria relativamente tanto “più fredda” quanto più caldo sia l’ambiente circostante.
Questo “vento” è prodotto a causa del calore dell’aria che, a stretto contatto con la superficie gelata, viene ceduto alla superficie stessa (con conseguente raffreddamento del piccolo strato di aria che ne è a contatto, e che divenendo così più pesante dell’aria calda, inizia a scendere verso il basso).
Cosa volesse riproporsi di fare il professore, credo sia chiaro solo nella sua amena mente (e/o quella di coloro che riprendono delle boutades del genere)…