Emergenza rifiuti a Napoli, liberalizzare la raccolta differenziata

Un negozio a Napoli che compri rifiuti, come quello della Recoplastica che hanno appena aperto a Moncalieri (Torino): un tot al chilo in cambio di carta, bottiglie di plastica, lattine da immettere nuovamente nel ciclo produttivo.
Immaginate gli affari d’oro per il negozio. Ma anche per la gente, che avrebbe l’occasione di guadagnare qualche soldo, e per la collettività che si troverebbe com meno monnezza in strada.
E invece no, un negozio come quello di Recoplastica nella Napoli dell’emergenza rifiuti non si può aprire. Vietato dalla legge. Cosa, non ci credete? E’ verissimo, invece.
Alle radici dell’emergenza rifiuti di Napoli non ci sono solo le discariche che mancano, la raccolta differenziata che fa pena e l’assoluta mancanza di politiche per la riduzione dei rifiuti.
C’è anche un’altra questione. Dalla prima lattina all’ultimo foglio di giornale, la monnezza riciclabile è tutta quanta di proprietà dei consorzi per la raccolta differenziata. Che pagano un esercito di dipendenti per non fare nulla. Assolutamente zero.
La monnezza è loro perchè, in teoria, sarebbe fonte di guadagno e di efficienza economica. In pratica la raccolta differenziata non si fa, la monnezza è in strada e gli stipendi dei netturbini della Campania costano alla collettività un milione di euro al giorno, domeniche e festivi compresi.
Ecco, se oltre a prescrivere inceneritori e discariche a comunità che (a mio avviso giustamente) puntano i piedi il Governo volesse liberalizzare la raccolta differenziata…
Recoplastica e il suo negozio che compra i rifiuti a Moncalieri
Sul Sole 24 Ore quanto ci costa l’inutile esercito degli addetti alla rarrolta differenziata a Napoli
A proposito dell’emergenza rifiuti di Napoli leggi La raccolta differenziata clandestina e Rifiuti, così è Napoli (se vi pare)
Foto Flickr
da maria
Ultimo commento:
di Andrea Quaranta il 01/1/70
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maggio 26th, 2008 at 18:09
Interessante questo punto che acquista la monnezza.
Ma quanto paga? E come funziona il conferimento, quancuno sa?
maggio 26th, 2008 at 18:19
Le quotazioni dipendono dal mercato. Sono pochi centesimi al chilo ma, come si suol dire, tutto fa brodo.
Funziona che tu porti lì la roba e loro te la pagano
maggio 27th, 2008 at 23:25
Amici di tutta Italia,
Abbiamo una richiesta di circa 70 aperture di negozi provenienti da tutte le regioni.
Abbiamo letto su qualche blog che i rifiuti sono di proprietà dei consorzi di raccolta. Vorremmo correggere questa informazione: i rifiuti sono di proprietà di chi li produce fino a quando non vengono messi sul suolo pubblico o all’interno dei cassonetti. A quel punto diventano proprietà dell’ente.
Vorremmo anche precisare che il nosto progetto non da diritto a nessun cittadino di ottenere sconti o decurtazioni della tassa rifiuti (TARSU o TIA che sia).
Intanto ci rivolgiamo al Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi, che riteniamo sia uno stratega e il non plus ultra della comunicazione, per invitarlo a pensare quali benefici si potrebbero ottenere se si aprisse un negozio come il nostro in ogni comune d’Italia o in ogni quartiere nelle città più grandi.
Ci sarebbe una maggiore attenzione alla valorizzazione di quelli che oggi consideriamo rifiuti e quotidianamente mandiamo in discarica e che, se inseriti nuovamente nel ciclo produttivo darebbero enormi benefici a tutta la collettività.
Si eviterebbe di utilizzare costose materie prime che, sappiamo bene, sono destinate a finire, dando un enorme beneficio all’ambiente perché, si pensi alla plastica, non devono essere prodotte e raffinate.
Si permetterebbe agli anziani che vivono magari con 400€ al mese di pensione e che hanno molto tempo libero di portare i loro rifiuti, e magari anche quelli che i vicini gli portano a casa, di arrotondare un po’la pensione con quei 20 – 30 € al mese che gli consentirebbero di comprarsi qualche kilogrammo di pane o il latte per la colazione. I bambini, invogliati magari dai genitori, potrebbero ottenere con orgoglio la loro piccola paghetta ed intanto si formano con una nuova attenzione al rifiuto. L’apprendimento della differenziazione che si fa in tenera età è sicuramente più radicato di quello che si può ottenere da adulti, magari con l’imposizione di un metodo che non si condivide.
Ci sarebbero migliaia di nuovi posti di lavoro, piccoli imprenditori che pagherebbero regolarmente le tasse.
I materiali raccolti potrebbero essere conferiti direttamente ai consorzi di filiera, in modo da garantirne la tracciabilità e il corretto reinserimento, evitando infiltrazioni di qualsiasi tipo.
Cari presidenti di regioni e province, prima di essere dei politici affermati eravate anche voi dei cittadini comuni. Siamo certi che allora, come oggi, se vi avessero proposto un progetto che porta del bene alla collettività, lo avreste sicuramente gradito. Ricordiamo che oggi non vi è nessuna legge che vieta ai privati di vendere i propri rifiuti.
Stiamo organizzando, per i primi di settembre, un convegno a Torino, dove saranno invitate tutte le persone interessate ad aprire in franchising un negozio di acquisto dei rifiuti. A oggi gli aderenti rappresentano già 70 città italiane.
Per aderire al nostro progetto è indispensabile avere queste caratteristiche:
1. amare l’ambiente
2. non volere speculare sui rifiuti
3. impegnarsi a rimettere in ciclo i rifiuti ricevuti
4. lavorare con onestà, serietà e pofessionalità in un settore dove, e numerosi fatti di cronaca lo dimostrano, è facile fare dei danni a tutti noi.
Non ci resta che salutarvi.
Recoplastica
maggio 27th, 2008 at 23:36
In Campania, a quanto mi risulta, i privati non possano vendere (o comprare) rifiuti.
Lo scorso fine settimana a Napoli http://www.ecodinapoli.com/raccolta-firme-per-liberalizzare-la-differenziata-per-la-cee-i-problemi-strutturali-non-sono-ancora-risolti.htm” target=”blank”>si raccoglievano firme proprio per modificare questa situazione.
E’ verissimo che altrove i rifiuti sono proprietà dei privati finchè non li mettono sul suolo pubblico o nei cassonetti.
maggio 28th, 2008 at 13:41
Messaggio per chi, su questo sito, accusa i Napoletani di immobilismo…
maggio 28th, 2008 at 13:55
Una domanda: i supermercati hanno qualche obbligo nel riciclaggio dei rifiuti? ogni giorno producono una quantità enorme di merce scartata perchè vicina alla scadenza ma assolutamente edibile, mi chiedo se perlomeno non viene donata a chi ne ha bisogno.
giugno 6th, 2008 at 19:27
Riguardo alla raccolta differenziata, io risolverei il problema in questa maniera, ogni comune ad inizio anno dovrebbe consegna ai contribuenti oltre che la tassa normale sui rifiuti una tessera magnetica riciclaggio del valore di € 400,00 , quindi darei un valore teorico di € 0,15 ad ogni lattina, bottiglia , giornale etc., piu’ singoli rifiuti il contribuente consegnerà alle isole ecologiche da dislocare nel comune meno pagherà delle € 400,00 computate nella tessera, ad esempio se un cittadino ipoteticamente non consegnerà almeno un rifiuto in un anno a fine anno pagherà interamente € 400,00 diversamente chi consegnerà giorno per giorno per tutto l’anno potrà addirittura azzerare le € 400,00 inoltre se consegnerà l’ammontare dei rifiuti superiore ad € 400,00 potrà detrarre il maggiore riciclo anche dalla tassa rifiuti ordinari, credo possa essere una buona idea.
giugno 6th, 2008 at 21:06
Ciao Salvatore, trovo molto migliore il metodo porta a porta.
Lunedì ti ritirano la carta, martedì la plastica eccetera, e una sola volta la settimana l’indifferenziato, sempre che il bidone sia pieno.
E l’ideale, poi, è Consorzi e Comuni applichino la “tariffa puntuale”. Si tratta di far pagare a ciascuna famiglia una bolletta dei rifiuti commisurata al numero di svuotamenti del suo bidone per l’indifferenziata.
Quando il bidone per l’indifferenziata non è pieno, te lo lasciano lì. Quando trabocca, ti conteggiano due svuotamenti.
A casa mia funziona così. Ti garantisco che l’immondizia indifferenziata destinata alla discarica è diminuita drasticamente.
E’ molto più semplice che portare i rifiuti differenziati alle isole ecologiche.
Va di moda imporre le cose ai napoletani. Non capisco perchè si imponga altro, e non questo.
Ad Antonio: paese che vai, regole per la raccolta differenziata che trovi.
Dove abito io, con la raccolta differenziata porta a porta anche la bolletta dei negozi è commisurata alla produzione di immondizia indifferenziata.
Così i supermercati sono potentamente incentivati ad avviare al riciclaggio i loro rifiuti.
Altrove, non so.
settembre 2nd, 2008 at 12:34
“L’italiano – diceva Ennio Flaiano – è mosso da un bisogno sfrenato d’ingiustizia”, e – in nome, immagino, di un non meglio precisato e accidioso conservatorismo gattopardesco – tende a lamentarsi di (e opporsi a) tutto, ma anche a non fare nulla di concreto, nei piccoli gesti quotidiani, per migliorare (non solo) l’ambiente…
Sarà difficile fargli cambiare mentalità, e diffondere una cultura diversa da quella del mero tornaconto personale, contingente e irrispettoso delle esigenze di tutto ciò che lo circonda…
Chissà…magari toccarlo nel portafogli (con “incentivi”) sarà il tasto “giusto” per cominciare a “sensibilizzarlo” sulle problematiche ambientali…
Certo, non sarà questa la panacea per la risoluzione del problema rifiuti, che è molto più vasto e non riguarda solo la gestione dei rifiuti urbani…
E, personalmente, sono convinto che il riutilizzo, prima ancora del recupero, sia la strada da perseguire: ma penso che iniziative come questa debbano essere seguite e incoraggiate, proprio perché, inserite in un contesto integrato, rappresentano il contributo che ci si aspetta da ognuno di noi, e perché concorrono a diffondere una cultura ambientale, indispensabile base per costruire, giorno dopo giorno, un mondo migliore.
Andrea Quaranta
http://naturagiuridica.blogspot.com
settembre 9th, 2008 at 10:34
Ribadisco: condivido il progetto Recoplastica, nei termini sopra richiamati, e non si discute della solarità dei partenopei.
Il fatto è che – a prescindere da come è stata gestita la questione napoletana in tutti questi lunghi anni di emergenza – come molti napoletani testimoniano, l’emergenza è tutt’altro che finita.
Semplicemente, non se ne parla più come prima.
Ma non per questo significa che non esista…
Un video girato proprio il primo settembre da Graziella Mazzoni, e pubblicato su You Tube, infatti, mostra una realtà ben diversa da quella idealizzata dalla Recoplastica…
E in un post di qualche giorno prima (28 agosto 2008), apparso su Notecologiche, Marianna, napoletana, nel suo blog sottolinea, con amarezza, che se nessuno ne parla non è emergenza…
Non sono che due delle numerose testimonianze che si possono trovare in rete…
Un’altra, a titolo di esempio, è quella comparsa sul sito di Ecquologia, in cui Michele Buonuomo, presidente della sezione campana di Legambiente, afferma che dire che oggi l’emergenza rifiuti è superata è come se un vigile del fuoco, dopo aver svuotato una casa allagata dicesse che è stato risolto il problema del dissesto idrogeologico in Italia… Quello che si può dire è che c’è stata un’azione straordinaria di pulizia e sicuramente sono state individuate alcune soluzioni che per essere temporanee vanno anche bene, ma guai se confondessimo queste azioni con la soluzione del problema. Serve un approccio ben diverso che richiede un’azione radicale diversa
Quindi: un plauso al progetto, ma non esageriamo con il rappresentare una realtà che non esiste…
E soprattutto, finiamola con i messaggi di occulta propaganda politica che sfruttano l’eco che ha avuto a livello mediatico un progetto condivisibile negli intenti.
http://naturagiuridica.blogspot.com/2008/09/recoplastica-bene-ma-non-esageriamo.html