Energie

Crisi energetica, le isole Marshall dichiarano lo stato di emergenza economica

finita la benzina

E’ la prima volta, credo, che capita al mondo. Alle isole Marshall il capo dello Stato Litokwa Tomeing ha dichiarato lo stato di emergenza economica a causa del rincaro del carburante.

Alle Marshall, salvo miracoli o soldi dall’estero, ad agosto finirà il gasolio che aziona i generatori elettrici. E comunque non ci sono i soldi per pagare l’ultima fornitura. Dal decreto dello stato di emergenza traspare un approccio alla crisi energetica assai simile a quello che possono avere un Berlusconi o uno Scajola.

Ossia: solo quando l’acqua arriva alla gola si fanno sforzi veri per risparmiare energia e per le energie rinnovabili. Ma c’è un particolare.

Per investire sulle rinnovabili occorrono soldi, e alle isole Marshall i soldi occorrono anche per fronteggiare la crisi. Infatti il decreto dispone innanzitutto di risparmiare energia (Italia, e pensarci un po’ prima?), e poi ordina ai ministri delle Finanze e degli Esteri di cercare soldi in patria e all’estero.

Soldi che serviranno, nell’ordine, per comprare il gasolio ed assicurare così l’elettricità; per stabilizzare i costi dei trasporti dei rifornimenti di cibo; e, buono ultimo, per la produzione di energie da fonti rinnovabili.

Le Marshall – neanche 60.000 abitanti sparpagliati su una trentina di isole della Micronesia – mi paiono più o meno nella situazione in cui finiranno per trovarsi i Paesi, Italia compresa, che di fronte al rincaro del petrolio e dell’energia cercano di tirare avanti, tamponano, mettono perfino in cantiere grandi opere.

Tutto, insomma, fanno tranne impostare uno stile di vita collettivo meno energivoro e impegnare perfino la camicia – se anche quella servisse – per realizzare in tempo impianti solari, eolici, geotermici che possono essere messi in opera rapidamente.

Altro che le centrali nucleari! Le quali, oltretutto, presentano una lunga serie di controindicazioni. Ma non voglio soffermarmi su queste: fra cinque anni la prima pietra, afferma ottimista il Governo. E intanto?

Dicono che gli effetti della crisi energetica sono particolarmente intensi in un Paese piccolo come le Marshall, che non hanno protezione dalle pressioni esterne.

Mi limito ad osservare che per arrivare alle dimensioni dell’Italia basta aggiungere tre zeri alle neanche 60.000 anime delle isole Marshall. Là non hanno risorse naturali, solo un po’ di agricoltura; campano di turismo – che col rincaro dei voli aerei tenderà a scemare – e di importazioni.

Per sapere cosa potrebbe accadere anche da noi quando la crisi energetica avrà inghiottito qui tre zeri che separano l’Italia dalle Marshall bisogna leggere il decreto con cui viene dichiarato lo stato di emergenza economica.

Dopo aver detto ai ministri di andare in giro col cappello in mano, il decreto ordina al Governo di contrastare gli effetti che il rincaro dell’energia ha sulla popolazione detassando alcuni generi alimentari e offrendo agevolazioni, fiscali e di ogni altro tipo, alle società che operano nel campo dell’energia.

Ah, la politica delle grandi opere! Mi pare di intuire che alle Marshall facciano ponti d’oro a qualsiasi maxi centrale: a carbone, a petrolio o solare, non importa. Purchè arrivi.

Le altre disposizioni del decreto. Obbligo per i dipendenti pubblici di parcheggiare l’auto di servizio appena finito il lavoro. Hanno l’abitudine, pare, di servirsene anche per usi personali.

Il ministro della Sanità deve assicurare piani di emergenza per il funzionamento degli ospedali. Il ministro per i Lavori pubblici deve ridurre l’illuminazione nelle strade e il condizionamento d’aria negli uffici pubblici e deve assicurare i servizi essenziali.

Il ministro per lo Sviluppo economico, dal canto suo, deve rendere disponibili progetti di energie alternative: il solare e il biodiesel. Ahimè, qualcuno gli parli dei biocarburanti, gli spieghi che con i raccolti o si sfamano le auto, o si sfamano le persone.

Gli dica soprattutto che, salvo quel po’ di biocarburante eventualmente ottenibile dalle colture locali come la noce di cocco, i biocarburanti bisognerà importarli; e per importarli ci vorrà gasolio.

E oltre a ’sta storia del biodiesel, che mi pare un grande esempio della lungimiranza con cui i governanti padroneggiano la crisi, un altro particolare non mi quadra.

Nel decreto sullo stato di emergenza non ho visto nulla che – obbligo di risparmio energetico a parte – incentivi una vita meno dipendente dal petrolio o dal gasolio del generatore.

Chessò: sgravi per chi fa un orto e coltiva più cibo, così che non lo si debba importare. Incentivi per veicoli a trazione animale o a pedali anzichè a motore. Perfino l’obbligo di trasformare in compost i rifiuti domestici sarebbe utile per non dipendere dai concimi d’importazione.

Niente di tutto ciò. Business più o meno as usual, a parte che il gasolio è finito e che per comprarlo i ministri vanno in giro col cappello in mano.

Il decreto che proclama lo stato di emergenza economica alle isole Marshall a causa del costo del carburante

Su Pacific Magazine le isole Marshall dichiarano lo stato di emergenza economica a causa del rincaro del carburante

Le isole Marshall su English Wikipedia

Foto Flickr

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lug  08
7
alle 07:59
da maria

Ultimo commento:

di Daniele il 01/1/70

Ok scusa non avevo capito l'ironia,infatti poi ho verificato...A prescindere come in quasi tutte ...


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6 Commenti to “Crisi energetica, le isole Marshall dichiarano lo stato di emergenza economica”

  1. dirotta_su _Cuba dice:

    Sono d’accordissimo su tutto.
    E mi pongo la seguente domanda (retorica); ma come ha fatto Cuba quando si è dissolta l’Unione Sovietica ed ha dovuto affrontare contemporaneamente la mancanza di forniture di petrolio e un blocco commerciale totale (che fra l’altro dura ancora) da parte degli Stati Uniti?
    Non è che Cuba abbia dei gran giacimenti di materie prime, meno che mai petrolio; e i suoi abitanti sono qualcosina di più di 60.000…

  2. Anonimo dice:

    Infatti. Cuba ha tribolato ma c’è riuscita. Se sfogli questo blog, c’è un post in cui si indica l’esempio di Cuba come possibile via d’uscita dalla crisi energetica ed alimentare

  3. Daniele dice:

    Attenzione a non farsi prendere troppo dall’apologia di Cuba.Il paese avrà sicuramente affrontato per esigenza e risolto qualche problema come quello da voi descritto,ma quanti ne ha ancora in piedi?Non possiamo certo dire che a Cuba stanno tutti bene,inoltre malgrado la caduta dell’Urss,vige ancora nel piccolo Stato una politica filostalinista con tanto di culto della personalità(obbligatorio)e generali che si candidano alla guida del paese nel dopo Fidel.Inoltre la risposta la hai data(dirotta su Cuba),quando hai scritto che a Cuba la popolazione è di circa 60000persone…ti sembrano molte?

  4. Daniele dice:

    Errata corrige:nei precedenti post è stata indicata una popolazione di Cuba molto meno alta del reale che è di circa 11.000.000
    Il commento rimane comunque valido nei concetti
    Comunque la densità di popolazione è più bassa ad esempio di quella dell’Italia,e non di poco.
    Sorry!

  5. dirotta_su_Cuba dice:

    Daniele scusa ma io dicevo ” e i suoi abitanti sono qualcosina di più di 60.000 ” proprio per dire un pò ironicamente che la popolazione di Cuba è molto di più di 60.000 persone.
    Poi, sulle perplessità relative al regime politico posso essere + o – d’accordo ma non entro nel merito; non è questo che volevo sottolineare.
    E infine: 11 milioni non è poi così diverso da 60 milioni, soprattutto se consideri che è un’isola, per di più sotto blocco economico da decenni.

  6. Daniele dice:

    Ok scusa non avevo capito l’ironia,infatti poi ho verificato…A prescindere come in quasi tutte le nazioni,l’energia a Cuba proviene prevalentemente dalle fonti fossili,e l’embargo è più una cosa ideale che reale,infatti i rapporti economici tra l’isola e gli Stati Uniti continuano ad aumentare(vedi anche Wikipedia con percentuali di import export),e per quanto riguarda il petrolio il maggiore fornitore di Cuba è il Venezuela di Chavez,anch’esso stato che si definisce “socialismo del 20°SECOLO”ma che riprende molte delle politiche autoritarie già osservate in altri paesi pseudosocialisti..cmq bella discussione,spero che continui..

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