Alimentazione

La capra che mangia solo cibo globale

Visto che non fa un’analisi, ma si limita a sfottere chi non la pensa come lui, mi sento autorizzata a dargli della capra. Si comporta da autentica capra, a mio parere, il famoso Joel Stein, autore di questo elogio del cibo globalizzato sul prestigioso settimanale americano Time.

Stein dipinge coloro che cercano di mangiare solo cibo prodotto nelle vicinanze come se fossero degli eco-chic con la zucca vuota e nemmeno prende in considerazione il nocciolo della faccenda: per trasportare generi alimentari da un capo all’altro del mondo, o per farli crescere in serra, si usano combustibili fossili che contribuiscono a surriscaldare il pianeta. Vuole un menù variato, Joel Stein. Vuole l’aragosta del Maine e gli asparagi del Perù, l’ananas delle Hawaii e il Beaujolais francese, e non vuole neanche sentir parlare di carote coltivate nell’orto. Come se da un orto non si potesse trarre un’infinita gamma di combinazioni e di sapori. Si compri un manuale di cucina: gli si spalancherà un intero universo. Ma la perla è l’ultima riga. Dice che comprare cibo all’estero è l’unico modo in cui, guerre a parte, gli americani imparano a conoscere gli altri Paesi. Chissà, magari voleva essere ironico. Però, se si considera il comportamento di tanti turisti americani a Venezia o a Roma, è possibile che egli abbia perfettamente ragione. Foto Flickr.

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gen  08
19
alle 01:09
da maria


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