Carburante troppo caro, se ne usa di meno. Va in crisi la globalizzazione?

Con petrolio e carburanti alle stelle, già da qualche tempo si cominciava a notare meno traffico.
Ora è ufficiale. In maggio il consumo totale di carburanti è sceso in Italia del 5,2% rispetto allo stesso mese del 2007. Più in dettaglio, gasolio meno 3,5%; benzina meno 9,1%. Addirittura.
Col traffico, va da sè, scendono anche l’inquinamento e la produzione di gas serra. Gran bella cosa, peccato esserci arrivati in questo modo.
Però, mi dico, e guardare un po’ più in là ?
Il prezzo stratosferico della benzina non si limita a disincentivare potentemente chi sale in auto anche per andare a comprare il pane.
Su Bloomberg è comparsa la notizia che alcune grandi catene di vendita al dettaglio stanno cercando fornitori locali per evitare di importare prodotti da Paesi come la Cina e l’India.
Il trasporto sempre più caro tende ad annullare i benefici forniti dalla manodopera a basso costo, insomma.
Ogni volta che il prezzo del petrolio sale, si incrina un po’ di più l’aspetto che il mondo ha assunto negli ultimi 25-30 anni. Si incrina la globalizzazione.
Si rivela insostenibile l’abitudine di produrre per il mercato mondiale, e di rivolgersi al mercato mondiale – non a quello locale o regionale – per soddisfare i propri bisogni.
Sarà anche questo un bene per il Pianeta. Tutto ’sto viaggiare di merci equivale ad inquinamento e gas serra: esattamente come per le auto.
Però mi chiedo. Siamo in grado di produrre in Italia un paio di jeans, un computer? O anche solo sufficienti patate?
E se non è possibile procurarli, sappiamo farne a meno?
Su Asca in maggio crollano i consumi di carburante
Su Bloomberg alcune catene di venditori al dettaglio cercano fornitori locali per combattere il caro carburante
Su Times On Line il prezzo del petrolio minaccia di capovolgere la globalizzazione
Leggi Petrolio a 139 dollari, disordini in tutto il mondo. E’ la strada giusta?
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da maria
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giugno 13th, 2008 at 16:55
> Però mi chiedo. Siamo in grado di produrre
> in Italia un paio di jeans, un computer? O
> anche solo sufficienti patate?
Per le patate non ci sono problemi, l’autosufficienza alimentare è uno dei cardini della cee da sempre. Per i jeans non c’è problema, ma va importato il cotone, come si è sempre fatto, quando ancora i trasporti costavano cari. I computer non li dobbiamo produrre da soli, un conto è il folle commercio internazionale di oggi (biscotti italiani in danimarca e biscotti danesi in Italia: scambiatevi le ricette, come dice qualcuno), un conto è voler eliminare il fondamentale concetto di divisione internazionale del lavoro per tornare all’autarchia!
Bisogna fare una differenza tra prodotti industriali avanzati (che necessitano di grandi investimenti e consentono grandi economie di scala) e prodotti semplici, soprattutto legati alla terra.
Ciao,
Angelo
giugno 13th, 2008 at 16:59
Post: “Però mi chiedo. Siamo in grado di produrre in Italia un paio di jeans, un computer? O anche solo sufficienti patate?”
Risposta secca: non per 60 milioni di persone (tutt’ora in crescita tumultuosa).
@ Angelo: l’autarchia in atto non è effettivamente auspicabile (almeno per ora), ma quella in potenza dovrebbe essere un obiettivo da raggiungere al più presto per la sicurezza di tutti.
giugno 13th, 2008 at 17:23
Bella la differenza autarchia in atto e in potenza.
Forse però il termine autarchia non è adatto, bisognerebbe parlare di “scambi senza dipendenza”, e l’applicazione del concetto (sia che si parli di autarchia che di dipendenza) andrebbe spostata dall’Italia all’Europa
Visto il sito segnalato credo che concorderemo sul fatto che fattore prioritario per non essere dipendenti sia l’autosufficienza energetica, molto del resto consegue.
giugno 13th, 2008 at 18:41
Angelo: “[...] l’applicazione del concetto (sia che si parli di autarchia che di dipendenza) andrebbe spostata dall’Italia all’Europa”.
Al contrario, io penso che andrebbe spostata dall’Italia alle Province, se non addirittura ai Comuni. Solo su scala ridotta è veramente possibile avere una percezione reale e diretta delle possibilità di un territorio.
Le misure necessarie per implementare l’autarchia in potenza (o l’autonomia/indipendenza, se preferisci quei termini) risultano più accettabili se ognuno ha la chiara consapevolezza del punto oltre il quale occorre non andare per un chiaro interesse personale. Nella maggior parte dei casi, noi umani siamo portati a maturare quella consapevolezza solo a fronte di una nutrita dose di esperienze dirette, non consultando grafici e statistiche.
giugno 15th, 2008 at 13:04
Vi segnalo le associazioni che stanno portando avanti un programma che mi sembra molto utile:
Associazione Venti di Terra
Associazione Eccetera
Associazione La Bambina di Chimel
Associazione Basilico
Cose Buone e Sane
Consumare prodotti eco-bio-solidali e
di produzione locale
Incontro pubblico per la formazione di Gruppi d’Acquisto Solidali
in Val di Bisenzio
I GAS sono Gruppi di famiglie o singoli che acquistano insieme prodotti ecologici, biologici, locali con l’obiettivo di promuovere reti di economia solidale e ridurre la distanza tra chi produce e chi consuma
Martedì 17 giugno 2008 ore 21
Parteciperanno le aziende agricole del territorio
Sala Polivalente via A. Moro Vaiano
Per informazioni Nadia 339/1958427
giugno 15th, 2008 at 13:17
… e inoltre L’argomento è molto interessante anche perchè è lo stesso consiglio che
abbiamo scritto (consigli che mi sono pervenuti) sul mio sito: paletta
GALLERY alla sezione: PER ESSERE ECOLOGICI, paragrafo:
http://www.flagoftheplanetearth.org/gallery.asp.119.html, di cui vi chiedo di aiutarmi ad espandere,potrà essere utile a tutti…