Cambiamenti climatici, il ruolo dei paesi poveri

Illustrazione Oxfam International. Un nuovo rapporto, presentati nel corso della conferenza sul clima di Poznan da Third World Network, mette in luce il ruolo dei paesi poveri nella lotta ai cambiamenti climatici.
I ricercatori sostengono che anche se i paesi ricchi effettueranno tagli consistenti alle proprie emissioni di anidride carbonica, i paesi in via di sviluppo si troveranno ad affrontare tagli procapite intorno al 60% delle proprie attuali emissioni.
Se a questo aggiungiamo le considerazioni espresse da Global Climate Network, e cioé che gli impegni presi dall’Ue e dal nuovo presidente Usa Barack Obama non consentiranno di dimezzare le emissioni entro il 2050, lo scenario si fa torvo.
Secondo Martin Khor, direttore di Third World Network, dimezzare le emissioni entro il 2050 non sarebbe comunque sufficiente a evitare un aumento delle temperatore di 2,5 gradi rispetto al periodo preindustriale – non è l’unico a pensarlo – che ci consentirebbe di evitare i danni peggiori legati al surriscaldamento terrestre.
Ma non finisce qui, secondo Khor affinché le emissioni mondiali siano veramente dimezzate, i paesi in via di sviluppo dovrebbero tagliare le proprie del 23%.
Ora, calcolando che la popolazione in questi paesi è in costante crescita, questo 23% diventerebbe il 60% procapite di cui parlavamo sopra.
Pensate che se i paesi in via di sviluppo mantenessero le proprie emissioni costanti rispetto a quelle del 1990, l’incremento demografico porterebbe a un raddoppiamento delle emissioni, facendo svanire così ogni possibilità di dimezzamento globale.
La soluzione? Una delle più semplici, secondo Ewah Eleri, direttore esecutivo dell’International Centre for Energy, Environment and Development con base in Nigeria, è sostituire le attuali stufe a legna con modelli più efficienti e meno dannosi per la salute.
Allo stato attuale due miliardi di persone usano il legno come combustibile primario. Se solo in Nigeria venissero sostituite tutte le stufe, le emissioni del paese africano diminuirebbero del 20-30%.
Il costo? Per sostituire 2 miliardi di stufe ci vorrebbero 6 miliardi di dollari, oltre a risorse e tecnologia messe a disposizione dai paesi ricchi.
Il messaggio infatti è questo: i paesi sviluppati devono investire le loro finanze e la loro competenza tecnologia nei paesi poveri, se vogliono veramente dimezzare le emissioni di anidride carbonica entro il 2050.
E vi ricordo che stiamo parlando di risultati minimi, e non di una ben più auspicabile riduzione dell’80%.
Via Bbc News
da emiliano
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