Animali e specie protette

Balenieri giapponesi, una cosa sporca

I giapponesi che cacciano balene nell’Antartico hanno fatto oggi una cosa “sporca”, cioè rifornimento di carburante in mare aperto e in una zona protetta: un’operazione potenzialmente pericolosa per l’ambiente. Però non hanno ucciso balene negli ultimi 11 giorni, ossia da quando sono stati raggiunti dall’Esperanza, la nave con cui Greenpeace cerca di impedire il massacro. E questa è una buona notizia, come anche la liberazione dei due attivisti della Sea Shepherd – altra associazione ambientalista presente con una sua nave in zona – che i giapponesi avevano imbarcato a viva forza e tenuto chiusi a bordo per un bel po’. Ho di nuovo sentito i due italiani a bordo dell’Esperanza di Greenpeace, Gianluca Morini, responsabile delle telecomunicazioni, e Simona Fausto, la cuoca. Se volete venire…

La Nisshin Maru, l’ammiraglia della flotta baleniera giapponese che funge anche da mattatoio galleggiante, ha fatto il pieno di carburante in mare aperto, rifornita da una nave cisterna che batte bandiera panamense, la Oriental Bluebird. L’Esperanza non ha alcuna possibilità di rifornirsi a sua volta. E finora, facendosi rincorrere su e giù per l’oceano, i giapponesi hanno proprio cercato di esaurire il carburante della nave di Greenpeace. Quanto ne resta nei serbatoi?, ho chiesto a Gianluca Morini. E lui: “Non lo so neanch’io, e neppure ho idea di quanto a lungo potremo resistere. Se si viaggia veloci, come è successo per 11 giorni, cioè da quando abbiamo trovato i giapponesi e abbiamo cominciato a inseguirli, certo il carburante finisce prima. Oggi si sono fermati per fare rifornimento. Domani? E chi lo sa”.

Una cosa tiene a sottolineare Gianluca: fare rifornimento di carburante in mare è un’operazione “sporca”, in quanto pericolosa per l’ambiente. Pressochè inevitabilmente qualcosa finisce per gocciolare giù da bocchettoni e serbatoi. “Come quando fai il pieno con l’auto alla stazione di servizio. Solo che nell’auto metti 20 litri per volta, e in una nave come la Nisshin Maru 150 tonnellate: anche le gocce che possono cascare giù sono in proporzione. Proprio per evitare di inquinare, al momento di fare rifornimento bisognerebbe stendere sul mare, fra le due navi, un tappetino di materiale galleggiante ed assorbente. Io le due navi le ho qui davanti, e il tappetino proprio non lo vedo”.

Simona Fausto mette ulteriori puntini sulle “i”: “Il rifornimento in mare è vietato qui dove siamo noi, sotto il 60° parallelo Sud, perchè questa zona e`stata dichiarata santuario dal Marpol, un trattato internazionale di cui anche il Giappone e Panama sono firmatari. Ed è anche illegale perchè la Oriental Bluebird non fa parte ufficialmente della flotta baleniera giapponese, anche se si comporta come se lo fosse: per poter operare qui dovrebbe chiedere il permesso al Governo panamense che sicuramente non glielo concederebbe in quanto schierato contro la caccia alle balene”.

Prima di ricevere il carburante dalla Oriental Bluebird, la Nisshin Maru le ha passato con una gru la carne già lavorata delle balene uccise prima dell’arrivo dell’Esperanza. Quanta carne? “Poca roba – mi ha risposto Gianluca – Li abbiamo bloccati presto. Le operazioni di rifornimento dureranno ancora qualche ora, e finchè si svolgono, ovviamente, i giapponesi non possono cacciare”.

Simona Fausto mi ha raccontato come l’Esperanza ha cercato di ostacolare la Nisshin Maru nel rifornimento di carburante: “Oggi era da tempo il primo giorno di mare calmo, e infatti le due navi, la Nisshin Maru e la Oriental Bluebird, hanno subito tentato di avvicinarsi. Per questa operazione devono infatti mettersi fianco a fianco. Uno dei nostri gommoni è riuscito a infilarsi fra le due navi, bloccandole per un po’, ma poi ha dovuto dovuto allontanarsi per non venire stritolato: la Nisshin Maru è lunga 130 metri per 8000 tonnellate, la Oriental Bluebird 160 metri per 8750 tonnellate, i nostri gommoni misurano solo pochi metri”

Leggi le altre interviste a Gianluca Morini e a Simona Fausto. La prima, la seconda e la terza parte dell’intervista con Caterina Nitto, che era a bordo del’Esperanza fino a una ventina di giorni fa e che nel 2006 ha guidato uno dei gommoni con cui l’equipaggio del’Esperanza ha disturbato le operazioni di caccia. Leggi Balene, il giappone fa autocritica. Il blog dell’Esperanza e la webcam. Foto Greenpeace.

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gen  08
22
alle 05:57
da maria


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