Animali e specie protette

Autopsia del calamaro colossale, il “mostro dei mari” che esiste davvero

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Il “mostro dei mari” esiste davvero. E in Nuova Zelanda gli hanno fatto l’autopsia.

E’ un calamaro colossale. I suoi occhi, quando era vivo, dovevano essere grandi come come i piatti da portata dei ristoranti e il rostro del “becco”, che nei calamari delle fritture è un minuscolo granello appena fastidioso sotto i denti, misura tuttora 4,1 centimetri.

Le dimensioni di questo animale possono davvero far pensare alla piovra gigante che, nelle vecchie leggende dei marinai, avvolge con i tentacoli barche e uomini e li trascina a fondo.

Quando il calamaro colossale – da non confondere col calamaro gigante, altro “mostro” dei mari – finì per caso in una rete da pesca, si stimò un peso di 500 chili distribuito lungo 20 metri. Ma ora ci sono altre informazioni.

Ben poco si sa di questa specie che abita le profondità oceaniche intorno all’Antartide. Il calamaro colossale di cui ora si è fatta l’autopsia fu catturato per caso un anno fa, congelato e poi trasportato al Te Papa Tongarewa Museum, in Nuova Zelanda.

E’ stata vana la ricerca di un forno a microonde in grado di scongelarlo con sufficiente delicatezza e rapidità. Il rischio dello scongelamento era che le parti esterne andassero in putrefazione quando l’interno era ancora ghiacciato.

Il maxi calamaro era coperto da ghiaccio di acqua dolce. Così gli scienziati lo hanno immerso in una soluzione di acqua salata, che gela ad una temperatura inferiore rispetto all’acqua dolce, ed il ghiaccio si è sciolto pur mantenendo il corpo sottozero.

L’autopsia ha rivelato che il calamaro colossale era una femmina. Ci sono alcune incertezze sulle dimensioni che aveva da vivo, perchè il congelamento l’ha, per così dire, fatto restringere.

Dopo lo scongelamento, misura 4,2 metri, di cui 4,5 occupato dal “mantello”, quella specie di sacchetto che nei calamari normali viene tagliato ad anelli prima della frittura. Il resto, quasi due metri, sono i tentacoli. Si stima che da vivo fosse sugli otto metri, assai meno di quel che era sembrato al momento della cattura.

Gli occhi, che adesso hanno un diametro di 27 centimetri, quando l’animale era vivo ne misuravano una quarantina.

E il rostro del “becco”? Quello non dovrebbe essersi ristretto. E testimonia anche che l’esemplare studiato in Nuova Zelanda non è affatto gigantesco, rispetto alle dimensioni della specie.

Le dita di una mano bastano ed avanzano per contare i calamari colossali che gli scienziati hanno avuto occasione di vedere tutti interi. L’esistenza della specie fu scoperta infatti, ebbene sì, analizzando il contenuto degli stomaci dei capodogli che talvolta se ne nutrono.

Il più grande rostro di un “becco” di calamaro colossale trovato nello stomaco di un capodoglio misura 4,9 centimetri. Significa che davvero esistono esemplari enormi da qualche parte, nelle profondità dei mari.

Sul Corriere della Sera lo scongelamento del calamaro colossale

L’autopsia del calamaro colossale su National Geographic e sul NZ Herald

Il blog del calamaro colossale al Te Papa Tongarewa Museum con le foto del “becco” e degli occhi

Su English Wikipedia il calamaro colossale

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mag  08
1
alle 04:21
da maria


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