Amazzonia in fiamme. Deforestazione per far spazio ad allevamento e pascoli

E’ come dar fuoco ad una cattedrale gotica per piantare al suo posto le patate.
Con la differenza che in questo periodo in Amazzonia le fiamme inghiottono l’equivalente di migliaia e migliaia di cattedrali.
E che, al posto di coltivare le patate, liberano il terreno dagli alberi per far spazio all’allevamento del bestiame e ai pascoli.
Ho parlato con Gianluca Morini, uno dei due italiani che ha partecipato alla spedizione di Greenpeace per documentare gli incendi dolosi nella Foresta Nazionale di Jamanxim, in Brasile, un’area teoricamente protetta.

L’area interessata dagli incendi si trova a Nord dello Stato del Mato Grosso, vicino al Paranà . Intendiamoci: quelli che ha documentato Greenpeace non sono piccoli fuochi appiccati dalle comunità locali.
E’ un’operazione su scala industriale, si potrebbe dire, portata avanti “da avventurieri venuti dal Sud del Brasile”, per usare le parole di Gianluca Morini. Nel solo mese di agosto, 111 incendi dolosi.
Alla spedizione ha partecipato una ventina di attivisti fra cui un altro italiano, Pietro Dal Dosso, vicentino, responsabile logistico per l’ufficio brasiliano di Greenpeace.
Gianluca Morini era l’addetto alle telecomunicazioni, e ha curato la trasmissione via web delle immagini della foresta in fiamme. Ha 35 anni, è originario di Gorizia e vive in Australia.
Scopo della spedizione era far conoscere al mondo la situazione. La spedizione ha affittato un aereo per localizzare dall’alto gli incendi, e poi ha raggiunto e filmato la foresta in fiamme a bordo di jeep.

Jeep blindate, per la precisione. “L’Amazzonia non è l’Europa – mi spiega Gianluca Morini – Intendiamoci: il Brasile è un Paese civile e tollerante. Ma è materialmente impossibile far rispettare lo stato di diritto nell’enorme estensione della foresta. E in Brasile comprare armi è ancor più facile che negli Stati Uniti”.
C’era il timore di una reazione violenta da parte di coloro che stavano bruciando la foresta. “L’Amazzonia è piena di insetti velenosi, di animali il cui attacco può essere mortale. Ma il pericolo vero, qui, non viene dagli animali. Viene dagli uomini”.
“Appiccano il fuoco alla foresta nel tratto in cui confina con una fazenda, una proprietà terriera. Dopo il passaggio del fuoco, usano il terreno come pascolo per i bovini. Più a Nord tagliano gli alberi dell’Amazzonia per piantare la soia. Qui invece si incendia la foresta per praticare l’allevamento allo stato brado”.
La deforestazione in Amazzonia sta accelerando. Negli ultimi 12 mesi sono andati perduti 8.147 chilometri quadrati di foresta: un’estensione pari a quella dell’Abruzzo. La foresta copre il 60% del Brasile. Si calcola che il 20% sia già stato disboscato.
Da Greenpeace Italia Amazzonia in fiamme. Deforestazione per far spazio ai pascoli
Foto di Greenpeace
da maria
Ultimo commento:
di Sergio il 01/1/70
Visualizza / Lascia un commento







settembre 3rd, 2008 at 12:05
Premesso che quello che dicono gli “amici della Piva” va preso con le molle e con un bel … beneficio di inventario (perchè, sotto l’aspetto della CREDIBILITA’, questi “signori” hanno abbondantemente dimostrato di che pasta sono fatti in realtà !), volevo porre un attimo l’attenzione sul fatto che, nel “sentire ambientalista cittadino”, l’aumento delle superficie boscate viene sempre percepito come un fatto positivo, mentre l’abbattimento anche di un solo albero come un fatto estremamente negativo.
Bèh: capisco che per un cittadino, dati i suoi “limitati orizzonti” di case e grattaceli, questa logica possa trovare fertile terreno.
In effetti, il mio pensiero va alle mie zone, che negli ultimi 30-40 anni hanno assistito ad un notevole incremento delle superficie boscate di colline e montagne, riducendo così drasticamente l’”indice di ecotono”, e portandosi via con esso una buona fetta di biodiversità .
Ciò è stato causato in gran parte dal cosiddetto “abbandono delle campagne”, ma anche una capillare lotta agli incendi boschivi ha portato il suo indiretto “contributo”.
Ad onor del vero, ci si sono pure messi i Forestali, con le loro “logiche” animal-ambientaliste cittadine, a far… più danni della grandine!
“Riforestando” con essenze peraltro alloctone (certi tipi di pino ed abete) gran parte di quei pascoli naturali e/o campi abbandonati, vero e proprio toccasana per i citati indice e biodiversità —-commento parzialmente cancellato perche’ contiene insulti —-
settembre 4th, 2008 at 10:37
>Vannucci: ho cancellato la parte del tuo commento che conteneva insulti. Non e’ la prima volta che invito alla moderazione, capisco che usi toni volutamente provocatori, ma siccome non siamo al bar e su internet i fraintendimenti possono avere conseguenze legali (e lo dico anche a tuo benificio perche’ il responsabile ultimo dei commenti e’ l’autore) non vorrei che qualcuno si sentisse insultato.
settembre 3rd, 2008 at 13:25
Federico, di che pasta sono fatti questi signori? Greenpeace non conta niente?
quello che viene denunciato è tutta fuffa?
non è solo Greenpeace a denunciare queste cose, d’altronde…
quando l’Amazzonia non esisterà più o sarà ridotta ai minimi termini ne riparliamo e vediamo cosa ci dici.
Per quanto riguarda l’introduzione delle specie alloctone, ti dò ragione, è uno dei più gravi danni fatti all’ambiente.
comunque non riesco proprio a capire dove tu voglia andare a parare, secondo te la distruzione della foresta Amazzonica è un fatto positivo? ed in ogni caso il tuo discorso sulla biodiversità danneggiata dalle specie alloctone c’entra come il cavolo a merenda con la questione della deforestazione in Amazzonia.
settembre 3rd, 2008 at 14:12
Io non voglio andare a parare da nessuna parte.
Non sono entrato in merito alla distruzione della foresta Amazzonica: ho detto solo che, quello che afferma Greenpeace e tutte le altre più o meno similari associazioni animal-ambientaliste è sempre oltremodo saggio prenderlo con un bel “beneficio di inventario”, perchè come ci “insegna” la ns cara Piva, mistificazione e menzogna sono sempre dietro l’angolo.
E poi, te la ricordi la favoletta “Al lupo, al lupo”?!!
settembre 3rd, 2008 at 14:52
E vabbè. Adesso anche Greenpeace non è più credibile. Poi non lo saranno o non lo sono tutte quelle persone o enti/giornali che denunciano questi sfaceli. Mi ricordo ad esempio di un bell’articoletto del national Geographic sul disboscamento dell’Amazzonia di qualche mese fa…fammi sapere se anche quello è poco credibile. Forse lo saranno solo quelli che invece dicono che ” è tutto normale, va tutto bene, rientra nella normalità delle cose, in effetti si stanno cancellando solo esigue aree della foresta” ecc. e così per tutti i problemi ecologici che affliggono il nostro pianeta. Peccato che qui non si tratta di una pecorella che grida al lupo, perchè questa, anzi queste pecorelle forniscono dati, immagini, testimonianze che però la gente come te tende a screditare sempre e comunque. Tu continua a sognare pure la tua favoletta, che poi ti svegli e ti trovi il lupo cattivo.
settembre 3rd, 2008 at 15:59
Ha ragione il vannuccio… Secondo l’autorevole e imparziale fonte della società Brazialin Wood Company, che ovviamente non ha nulla a che fare con l’industria del legno, in Amazzonia si è fermato il disboscamento, si sono fermati gli incendi e ora tutti vivono serenamente in pace a contemplare quanto è bello l’universo….
settembre 3rd, 2008 at 16:28
Post: “[...] il pericolo vero, qui [in Amazzonia], non viene dagli animali. Viene dagli uomini.”
Curioso. Ho sempre sostenuto la stessa cosa per quanto riguarda l’Italia. L’espressione che son solito usare a chi mi chiede se non ho paura di cinghiali & C. quando dormo da solo nei boschi è: “Qui da noi, gli unici animali pericolosi hanno due gambe. E di notte girano con la pila”. Le cronache confermano regolarmente la mia opinione: non sono i cinghiali a rapinare e gonfiare di botte i turisti. E’ proprio come essere in Amazzonia! Sai quanto ci guadagna il gusto per l’avventura?
settembre 3rd, 2008 at 16:45
caro Diego, ho anche io una fonte ugualmente imparziale ed affidabile: il governatore del Parà (scusate, non sono sicuro se sia proprio questo ma sicuramente di uno degli stati brasiliani occupati dalla selva amazzonica), il quale sostiene che il disboscamento a fini agricoli ha un impatto irrilevante.
A proposito: questo governatore è anche proprietario di una azienda agricola che produce soia ed ha qualche piccolo campo fra gli alberelli della foresta…
settembre 3rd, 2008 at 17:07
Bèh, Antonio, Diego e Geronimo, che le uniche persone credibili e che hanno la verità in tasca siano gli adepti della vs Ideologia è un inconfutabile …dato di fatto!
Continuate pure a darvi ragione fra di voi: anzi, dato che ci sono, ve la dò pure io…
settembre 3rd, 2008 at 17:55
Ciao a tutti ,volevo consigliare a Federico di rilassarsi un po , e’troppo critico e questo lo porta ad avere problemi di digestione e molto stress + rispetto x tutti, ciao
settembre 3rd, 2008 at 20:46
Federico se sei a conoscenza di dati che indicano che l’Amazzonia è salva riportali, oppure avrai torto
settembre 4th, 2008 at 08:36
in effetti spesso si accusano gli “ambientalisti” in generale di fornire dati catastrofisti e creare allarmismo… e come lo si fa?
Facile! controbattendo a dati, immagini e video con parole, parole e ancora parole prive di prove e di fonti.
Ah, e soprattutto usando un tono (ma forse sono io che non capisco mai chi scrive tali argomentazioni…) da intellettuale snob, che tende quasi sempre a presentarsi come “colui che la sa davvero più lunga” rispetto ai poveretti che credono a dati, immagini e video, forniti da associazioni quasi sempre indipendenti sia economicamente sia scientificamente e che a volte, come accade purtroppo in Brasile, rischiano anche la propria vita per trasmettete tali informazioni!
settembre 4th, 2008 at 09:12
Federico è ancora indeciso in cosa credere, essendo nato negli anni 60 crede purtroppoo ancora nei contadini, nella deforestazione e nei buonty porogramme. Ma non è malvagio.
settembre 4th, 2008 at 09:26
Già Federico, facci avere dati che confutino quanto Maria ed i vari enti ambientalistici, scienziati affermano e poi ne riparliamo. Se non ne hai, risparmiaci i tuoi sarcasmi e i tuoi commenti regolarmente fuori luogo.
settembre 4th, 2008 at 09:28
A Federì, scusa l’ignoranza, ma ci vuoi spiegare con quale competenze, quali studi, quale storia professionale, quali risultati ottenuti in ambito nazionale, ti permetti di dare dell’imbecille, ai forestali? A me sembra che tra i giudizi sparati e la riflessione personale ci debba essere una differenza. Do dei giudizi se sono qualificato per farlo e li corroboro con dati e fatti. Se invece è un pensiero personale, allora evito di insultare e dico come la penso, con molta modestia, perchè per avere idee personali occorre anche aver acquisito elementi sufficienti per costruirseli. Ciò detto, pensiero personale,
— commento parzialmente moderato perche’ contiene insulti —-
settembre 4th, 2008 at 10:46
In questo caso, non posso fare altro che scusarmi e ringraziare per l’intervento di cancellamento di quella parte del mio post: essendo cose che “sento” molto, mi sono lasciato trascinare, ma riconosco assolutamente il mio sbaglio.
Mi sembra però importante sottolineare che è la prima volta che su questo blog ho scritto una frase offensiva, ed in questo senso Le sarei oltremodo grato se Lei riconoscesse questo stato di fatto, e non mi imputasse la mia pur spiacevole esternazione come se fosse un comportamento da me “normalmente” utilizzato…
P.S.: noto altresì che il mio interlocutore che mi ha dato del “fessacchiotto” non ha dato fastidio a nessuno: evidentemente 2 pesi, 2 misure…
settembre 4th, 2008 at 15:05
> Vannucci – Nessun favoritismo, come sapete non posso leggere tutti i commenti uno ad uno, quando ci sono abusi vi prego di segnalarmeli. Ho moderato il commento in cui ti prendevi il tuo.
—
Confido nella capacità della community di mantenere il discorso sul piano fruttuoso dello scambio sereno di opinioni.
settembre 4th, 2008 at 21:14
Io non ti ho assolutamente offeso caro Federico, anzi mi stai simpatico e sono tra i pochi a non vederti come una peste.
Ma ribatto puntualmente a certe tue visioni aliene.
dicembre 9th, 2008 at 20:55
I dati di Greenpeace sulla deforestazione dell’Amazzonia sono ne’ piu’ ne’ meno quelli forniti dallo stesso Governo Brasiliano, ottenuti attraverso rilevazioni satellitari.