Alimentazione

Il museo della frutta perduta

collezione pere valletti garnier

Confrontate il vassoio con l’assortimento stentato offerto dal fruttivendolo. Non c’è paragone. Eppure queste pere – ed altrettante mele, albicocche, pesche – esistevano circa 150 anni fa, quando Francesco Garnier Valletti modellò in alabastro e cera tutte le varietà di frutta allora in circolazione: e si limitò a quelle del regno sabaudo. Il risultato del suo lavoro è in un museo appena aperto a Torino.

Sono oltre mille le frutta perdute riprodotte ed esposte nel museo. Non si tratta di rimpiangere un presunto buon tempo antico: è un mero calcolo della biodiversità che se n’è andata strada facendo per fare spazio a pochissime varietà adatte alla conservazione e al trasporto sulle lunghe distanze. Di tutto il resto, è sì e no sopravvissuto qualche volta un albero dimenticato in un campo o in un orto. E a proposito: chi conoscesse vecchie varietà locali di frutta o di verdura rimaste fuori dai circuiti commerciali e consumate soltanto nella zona di origine, per favore lo segnali nei commenti. Leggi Le sementi hanno perso la memoria e La riscossa dell’orto ruspante.

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feb  07
16
alle 03:58
da maria

Ultimo commento:

di il 01/1/70

prova ad andare a Casola Valsenio in provincia di Ravenna i prossimi 21 e 22 ottobre


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2 Commenti to “Il museo della frutta perduta”

  1. Pierpaolo dice:

    Salve, sono alla disperata ricerca di alcune piante (o almeno una) di varietà di pere FORELLE, c’è qualcuno che puo’ aiutarmi?

  2. Anonimo dice:

    prova ad andare a Casola Valsenio in provincia di Ravenna i prossimi 21 e 22 ottobre

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