Ue, Bulgaria nucleare e mamma Russia
Tra il frastuono dei fuochi d’artificio di Capodanno Bulgaria e Romania sono entrate a far parte dell’Unione Europea e forse, proprio a causa dei botti, molti aspetti di questo evento sono stati trascurati dai media. Si è parlato solo di allineamento agli standard occidentali per ciò che riguarda i livelli di sicurezza del nucleare, ma poco di quello che realmente questa affermazione significa. In Bulgaria infatti, circa il 40% del fabbisogno energetico viene fornito dal nucleare e uno dei problemi maggiori era rappresentato dai reattori di reattori di tipo sovietico della centrale nucleare di Kozloduy. Attualmente sono rimasti in funzione soli i due di più recente costruzione, mentre gli altri quattro sono stati spenti tra il 2002 e il 2006. Il problema però, non è solo l’allineamento agli standard europei, ma anche la dipendenza della Bulgaria da “mamma Russia”, colosso energetico e da sempre punto di riferimento per la politica del grande stato dei Balcani.
Le preoccupazioni maggiori infatti, vengono dall’accordo raggiunto con la Russia, proprio alla vigilia dell’ingresso nell’Ue, e che ha spinto molta parte della stampa bulgara a parlare di una Bulgaria “cavallo di Troia” della Russia nell’Ue.
L’accordo prevede che la russa “Atomstroyexport”, proprietà di Gazprom, il colosso energetico russo, costruirà due dei reattori della nuova centrale nucleare di Belene, sul fiume Danubio, un mega progetto da 3,9 miliardi di euro in cui sono coinvolte la francese “Areva” e la tedesca “Siemens”. Si tratta del più grande progetto nel campo infrastrutturale dei Balcani per i prossimi 10 anni. Un progetto che era stata pensato già durante il regime comunista, ma che era stato fermato nel 1992 per problemi finanziari ed ambientali – misteriosamente venuti meno – e ora ripreso anche per sopperire, dice il governo, alla mancanza degli altri due reattori della centrale di Kozloduy.
Inoltre, poco prima di Natale, la stessa “Gazprom” ha rinegoziato a suo vantaggio il contratto per la fornitura e il transito di gas naturale per e attraverso la Bulgaria. Il nuovo contratto, della durata di 25 anni, ha costi superiori per la Bulgaria, e il prezzo del gas dovrebbe aumentare del 45% entro il 2012. E credo che una cosa del genere avrà sicuramente riflessi negativi su tutta l’Unione, che ha dimostrato tutta la sua dipendenza nei confronti del colosso russo. Ora, probabilmente partendo da presupposti diversi rispetto a quelli della giornalista dell’Osservatorio sui Balcani, mi chiedo quale possa essere il senso positivo dell’espressione “cavallo di Troia della Russia nell’Ue” riferito alla Bulgaria. Qualcuno può aiutarmi?
da emiliano
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