Alimentazione

Il compagno Giulio (Tremonti)

Prometto: tornerò presto ad occuparmi di orsi e di case solari. Però, per quanto l’economia sia terreno per me scivoloso, essa è comunque intrecciata al trattamento, ecologicamente corretto o meno, che riserviamo a questo nostro pianeta. Così mi soffermo sulla questione del prezzo del pane e della pasta, alla luce di quanto ha detto ieri sera a “Porta a porta” il compagno Giulio Tremonti. Compagno, sissignori: perchè lui, liberale (spocchioso e antipatico, se posso permettermi un giudizio che si ferma alla superficie ed è quanto mai personale), ha pronunciato giudizi sulla globalizzazione che quasi non si sentono neanche in un centro sociale. Figuriamoci alla Rai. E da Bruno Vespa, poi…

Il filmato non l’ho trovato, credo che ancora non ci sia in rete. Ma mentre la stanchezza mi spingeva con una certa qual frettolosa rudezza verso il materasso, Tremonti ha detto, udite udite, che il mercato globalizzato, non essendo libero ma dominato da poche oligarchie accentratrici, non è (non è più?, significava forse dal suo punto di vista personale) la soluzione dei mali del mondo. E questo, mi pare, sulla faccenda di pasta e pane taglia definitivamente la testa al toro. Perfino un liberale della vecchia, ottocentesca scuola è convinto in sostanza che la legge della domanda e dell’offerta stia subendo mostruose distorsioni: dunque non stiamo a chiederci se la causa del rincaro di pasta e pane sono gli speculatori, il picco del petrolio, la siccità in Australia che era grande esportatrice, i biocarburanti o altro ancora. Tutte cose reali, ma che non bastano a spiegare la situazione perchè sono inserite un ingranaggio – il mercato globale – così immateriale, direi, e comunque così accentrato e complesso che i suoi meccanismi ormai sfuggono al comune mortale. Dò ragione a Luca, ma solo nelle sue ultime parole: il grano, la farina, possibilmente compriamoli dal contadino. Così i nostri soldi non li butteremo nell’impastatrice planetaria che li veicola verso chissà chi e chissà dove.

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ott  07
24
alle 05:38
da maria

Ultimo commento:

di Gagga il 01/1/70

Ho scritto la stessa identica cosa anche io nel mio blog! Condivido in pieno!


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2 Commenti to “Il compagno Giulio (Tremonti)”

  1. Aldo dice:

    Post: “[...] il grano, la farina, possibilmente compriamoli dal contadino”.

    Certo, anche se (vivendo in un’area ancora residualmente agricola) osservo che gli agricoltori pretendono solitamente di vendere al dettaglio a prezzi addirittura superiori a quelli praticati dalla piccola distribuzione. In altre parole, incassano magari 10 centesimi al chilo per un certo prodotto vendendolo all’ingrosso, ma pretendono di vendere al dettaglio a 1 euro quello stesso prodotto, che magari si trova in bottega ad 80 centesimi. La scusa data all’acquirente? “Sì, ma questo è fresco ed è biologico!” (il che non è più vero di quel che si trova in bottega e che proviene spesso dallo stesso campo, dopo esser passato dai mercati all’ingrosso dell’ortofrutta). Provassero a “darci un colpo in mezzo” (tipo: te lo vendo al dettaglio a 50 centesimi) probabilmente avrebbero la fila degli acquirenti davanti alla porta. Ma, a quel punto, dovendo curare la clientela minuta, come potrebbero fare contemporaneamente anche i ferrovieri, o i geometri, o gli insegnanti o…

    Come giustamente ha osservato un’altra commentatrice (Paola): “I problemi dobbiamo vederli senza più steccati di disciplina e ambito o non saremo più in grado di capire nulla.”

  2. Gagga dice:

    Ho scritto la stessa identica cosa anche io nel mio blog! Condivido in pieno!

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