La settimana verde: Salice
Se quest’anno l’aspirina compie la bellezza di 110 anni, il merito, oltre che al chimico Felix Hoffmann che la brevettò nel 1897, va in buona parte alla natura e alla madre di questo farmaco: il salice. Pianta della famiglia delle salicaceae, in Italia se ne contano più di 30 specie, e dalla sua corteccia si ricava, appunto, l’acido salicilico in forma di estratto. Una pozione nota fin dall’antichità per combattere dolori articolari e rialzi febbrili, che Hoffmann elaborò facendola bollire con l’anidride acetica per curare suo padre, che ne faceva uso per i suoi malanni. Malanni legati per lo più ai climi di quelle zone umide dove il salice trova il suo habitat naturale e forse non è un caso se, come diceva Paracelso, nei medesimi luoghi in cui fa sorgere una qualche malattia, la natura offre anche il suo medicamento.
Una pianta medicamentosa dunque e non solo per l’uomo ma anche per l’ambiente che lo circonda, visto che il salice è anche la miglior soluzione per il consolidamento delle sponde dei fiumi, dei torrenti di pianura e per valorizzare aree golenali e alvei. Non ultimo, infine, l’uso dei rami che, intrecciati dall’uomo per millenni, hanno dato vita ai più disparati contenitori o sedie, poltrone e suppellettili varie. Realizzazioni in vimini conosciute con tale nome proprio per via della specie più usata, il salix viminalis. Pianta della quale Roma doveva essere ricchissima, specie nell’area di quel colle chiamato Viminale.
da mstramazzo
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