Alimentazione

Il pane più caro, i biocarburanti e…

Raccolgo volentieri l’invito di Set, e dico la mia, per quel che vale, sull’aumento del prezzo del pane, a Milano (a questo si riferiva Set) e non solo. Commento la notizia con due link: l’intervista in cui Guido Barilla – un industriale, mica Fidel Castro – chiama in causa il “monumentale errore” di Bush che, scegliendo di puntare sui biocarburanti, ha provocato il rincaro di cibi e cereali (ma Blogeko lo diceva da un pezzo); e la notizia che sta iniziando a diminuire la produzione di petrolio, e dunque è e sarà sempre più cara l’energia elettrica necessaria per cuocere il pane. Ma mi restano altre considerazioni da fare.

Di qui in poi però mi avventuro su un terreno per me scivoloso, quello dell’economia, e parlo più che altro per impressioni. Comunque, non mi sorprende che l’Antitrust abbia aperto un’indagine per verificare se le aziende si sono accordate per rincari omogeneamente elevati della pasta. Non mi sorprende: la libera concorrenza che dovrebbe procurare a noi consumatori il massimo delle merci al minimo prezzo non esiste più da un pezzo, mi pare, spazzata via – salvo che in qualche ambito residuale – dall’accentrarsi delle proprietà di industrie e servizi in poche, pochissime mani. E poi un’altra considerazione, sempre del tutto personale. Noi italiani siamo un popolo ormai impoverito, e chi vive (ancora) bene lo fa solo grazie alle eredità del passato: siano esse una casa comprata in tempi più lieti o un raro esempio di lavoro fisso e decentemente retribuito alla fine di ogni mese. In tempi di certezze così erose, chi troneggia ai vertici delle catene economiche ha già predato il predabile, e prosciugato buona parte delle disponibilità di consumo. Se vuol continuare a guadagnare, e possibilmente bene, deve fare affidamento solo su ciò che la gente non può fare a meno ogni giorno di comprare. Pane e pasta, appunto, e il resto che, indispensabile, serve per campare. Foto Flickr.

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ott  07
23
alle 04:38
da maria

Ultimo commento:

di il 01/1/70

Ciao Hal, probabilmente ti riferisci al fatto che ormai usiamo grano discendente da quello ottenu...


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9 Commenti to “Il pane più caro, i biocarburanti e…”

  1. Grisù dice:

    ma, se le riserve di grano impiegate x i biocarburanti, erano quelle destinate all’alimentazione, se 2+2 fa 4 allora 2 sono le cose, o abbiamo trasormato dell’ottimo grano in energia, oppure sono anni che mangiamo grano OGM! che ne dite?

  2. Anonimo dice:

    Stiamo proprio trasformando in carburante ottimo grano. E ottimo mais, ottimo orzo, ottima canna da zucchero.

  3. paola dice:

    Tutto condivisibile, ma non è solo che l’energia necessaria per cuocere il pane costera sempre di più perché sta finendo il il petrolio. E presto il gas. E’ che costeranno sempre di più pesticidi e fertilizzanti, tutti rigorosamente proddotti derivati dal petrolio, è che i mutamenti climatici stanno sconvolgendo interi distretti agrari (vedi quello che sta succedebdo in australia, vi segnalo che su Internazionale di questa settimana un articolo afferma che per la perdurante siccità il raccolto australiano che tradizionalmente veniva immesso sul mercato internazionale a dicembre, quest’anno sarà ridotto di almeno il 30%). E’ che i terreni sono esausti e spesso dipendono dal petriolo anche per sofisticati sistemi di irrigazione. Insomma, economia, ambiente, società: non ci sono più separazioni. I problemi dobbiamo vederli senza più steccati di disciplina. e ambito o non saremo più in grado di capire nulla.

  4. Nyky dice:

    Su Altroconsumo viene specificato che l’aumento dei prezzi deriva da una pura e semplice speculazione.
    L’aumento dei generi alimentari come pane ed acqua è del tutto ingiustificato.
    L’editoriale dell’ultimo spiegava come l’aumento corretto in funzione dell’aumentato costo delle materie prime si attestasse attorno ad uno 0,05% (O giù di li).
    Insomma, c’è sempre qualcuno che mangia alle nostre spalle!

  5. Luca dice:

    Concordo con Nicky.
    E’ un discorso semplice semplice: mettetevi nei panni dei fornai (o dei fruttivendoli che fanno la stessa cosa!): sentono che ci saranno degli aumenti, bene, loro aumentano.

    Interessa poco se, per esempio, c’è un aumento dell’2% loro aumentano di 10 o 20 centesimi ma su un euro è il 10-20%, da qui il divario.

    Ognuno aumenta nella filiera di una quota che si prefissa da sè e quindi alla fine il prezzo lievita, molto più del pane!! =)

    Concludendo: sì alla filiera corta e sì ai soldi dati ai contadini, gli unici che non prendono una ceppa di tutti questi aumenti!!

    Saluti

  6. Aldo dice:

    Luca: “Concludendo: sì alla filiera corta e sì ai soldi dati ai contadini, gli unici che non prendono una ceppa di tutti questi aumenti!!”

    Certo, anche se (vivendo in un’area ancora residualmente agricola) osservo che gli agricoltori pretendono solitamente di vendere al dettaglio a prezzi addirittura superiori a quelli praticati dalla piccola distribuzione. In altre parole, incassano magari 10 centesimi al chilo per un certo prodotto vendendolo all’ingrosso, ma pretendono di vendere al dettaglio a 1 euro quello stesso prodotto, che magari si trova in bottega ad 80 centesimi. La scusa data all’acquirente? “Sì, ma questo è fresco ed è biologico!” (il che non è più vero di quel che si trova in bottega e che proviene spesso dallo stesso campo, dopo esser passato dai mercati all’ingrosso dell’ortofrutta). Provassero a “darci un colpo in mezzo” (tipo: te lo vendo al dettaglio a 50 centesimi) probabilmente avrebbero la fila degli acquirenti davanti alla porta. Ma, a quel punto, dovendo curare la clientela minuta, come potrebbero fare contemporaneamente anche i ferrovieri, o i geometri, o gli insegnanti o…

    Come giustamente osserva Paola: “I problemi dobbiamo vederli senza più steccati di disciplina e ambito o non saremo più in grado di capire nulla.”

  7. Luca dice:

    Beh, chiaro che non bisogna farsi prendere in giro! =D

    E’ vero che il biologico costa di più, ma non si può pretendere che si paghi lo stesso prezzo in filiera corta rispetto alla tradizionale.

    Quello che ha detto Paola è giusto: non a caso la sostenibilità è vista come un triangolo ai cui vertici c’è l’ambiente, la società e l’economia..bisogna cercare di riequilibrare la cosa.
    Ora, non so se Paola fosse a conoscenza di questa “visione” della sostenibilità, tuttavia direi che ha centrato perfettamente il discorso =)

    Saluti

  8. hal861 dice:

    Vorrei fare una precisazione sul commento di grisù:-il grano che mangiamo normalmente é (senza ‘oppure’)OGM .Gli ultimi 100 tipi di grano naturale sono conservati in una università di botanica del nord italia della quale non ricordo il nome (fonte radio 2 ) ma la cosa più inquietante secondo me è che il grano naturale non contiene glutine e l’ogm si. E nessuno dice niente……………..
    P.S il pane cotto a legna non consuma petrolio ed è più buono e la verdura del contadino ha un sapore che nessuno ricorda più e da me costa pure meno!ciao HAL861!

  9. Anonimo dice:

    Ciao Hal, probabilmente ti riferisci al fatto che ormai usiamo grano discendente da quello ottenuto negli Anni 70 irraggiando le varietà tradizionali alo scopo di indurre mutazioni genetiche. Trovi tutto in questo vecchio post. Però attenzione: gli Ogm propriamente detti sono un’altra cosa.

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